di Alberto Tollini
"Ok, this looks bad."
Con queste parole si apre Hawkeye di Fraction e Aja, con Clint Barton in caduta libera in una posa che ricorda molto una sequenza dell’Avengers cinematografico di Joss Whedon. Sono proprio il successo mondiale della pellicola diretta dal papà di Buffy - e l’entusiasmo dei lettori durante il Marvel Now- che spingono la Casa delle Idee a pensare ad una serie su Occhio di Falco, la quale però, come vedremo, condivide con la pellicola sugli Eroi più potenti della Terra solo il design del costume del suo protagonista.
Hawkeye infatti debutta in America nell’Agosto 2012, nel pieno della seconda ondata Marvel Now: per i meno avvezzi, con Marvel Now si intende un periodo editoriale iniziato nel 2011 dove tutte le serie sono ripartite dal numero 1 con nuovi team creativi, un gigantesco starting point per attrarre nuovi lettori, spinti anche dal sempre maggiore successo del Marvel Cinematic Universe. In questa cornice, si pone come detto la nuova serie su Clint Barton di Matt Fraction e David Aja, a cui si aggiungeranno Francesco Francavilla, Javier Pulido e Annie Wu, un team artistico capace dal 2012 al 2015 di stravolgere il concetto del fumetto di supereroi mainstream con una serie premiata con ben due Eisner Awards.
Ricordo l’iniziale scetticismo per questa serie di due dei tre autori artefici di The Immortal Iron Fist, l’apprezzatissima run del 2006, considerata ancora oggi uno dei migliori cicli su Danny Rand, da me recuperata solo in seguito. In quegli anni infatti Fraction, reduce da una run quadriennale su Iron Man e da una meno fortunata esperienza sul Tonante culminata con il maxi evento Fear Itself, è uno degli autori Marvel più quotati, un cosiddetto Architetto del Marvel Universe. Ora, io a Matt Fraction voglio un gran bene e lo apprezzo davvero molto come sceneggiatore, soprattutto per le sue serie indipendenti come Sex Criminals e Casanova, ma i lavori appena citati mi avevano (e continuano) a lasciarmi piuttosto indifferente; aggiungete poi che all’epoca ero estraneo all’arte di Aja ed ecco spiegato il mio iniziale scetticismo.
Il concetto alla base di Hawkeye è molto semplice: Clint Barton è un Avenger, ma quando non è impegnato a salvare il mondo è semplicemente un tizio con una mira infallibile che non può fare altro che aiutare gli altri. Una premessa semplice, non particolarmente accattivante sulla carta, ma vincente. Un unicum della produzione Marvel Comics, capace di creare un genere a sé stante. L’intento di Fraction è quello di portarci nella quotidianità di Clint Barton, dove salvare un cane da morte certa, riparare il videoregistratore del vicino o organizzare una grigliata collettiva sul tetto dello stabile diventano dei veri e propri atti di eroismo. Ovviamente però la serie non è solo questo: oltre alle problematiche di tutti i giorni, Clint si troverà a fare da mentore, o almeno così crede, a Kate Bishop, la Hawkeye degli Young Avengers, e a fronteggiare un’organizzazione criminale russa, la cosiddetta tracksuit mafia, che mira ad impadronirsi del quartiere dove risiede Clint.
Hawkeye quindi rappresenta una boccata d’aria fresca nel panorama del fumetto mainstream che ancora oggi non conosce eguali. Senza dover ricorrere al paradigma decostruzionista dell’eroe, di solito accompagnato dalla relativa componente grim and gritty, con leggerezza, ironia e tanto sentimento Matt Fraction definisce un nuovo concetto di eroismo, molto più concreto e alla portata di tutti. Un percorso lungo 22 numeri, nei quali Fraction, a metà del racconto, divide il focus narrativo tra i due Hawkeye. Un espediente che consente allo sceneggiatore di Chicago di tratteggiare i limiti, le differenze e neanche a dirlo le similitudini tra i due arcieri. Dal rapporto e dalle dinamiche mentore-allieva dei primi numeri, si sviluppano due storyline distinte, grazie alle quali conosceremo meglio i due protagonisti.
Kate è un’eroina forte ma allo stesso tempo è una ragazza insicura, costantemente alla ricerca di approvazione e di affermazione. Nel tentativo di dimostrare al mondo, ma principalmente a sé stessa, di non essere solo l'ennesimo Occhio di Falco, la giovane si allontanerà da Clint, spingendosi sulla Costa Ovest per trovare l’indipendenza tanto agognata. Clint Barton invece, cerca in tutti i modi di fare la cosa giusta, di aiutare il suo prossimo ma ciò ogni volta non è mai abbastanza. Il Clint Barton di Matt Fraction è la quintessenza dell’uomo comune, delle sue fragilità e della sua forza. Nella storyline dedicata all’eroe creato da Stan Lee e Don Heck, lo sceneggiatore dell’Illinois tratta tematiche importanti come l’abbandono, l’affrontare i propri handicap fisici e la depressione. Quest’ultimo è un argomento caro a Matt Fraction, il quale ha dichiarato più volte di aver sofferto di depressione da giovane e di essere giunto ad un passo dal suicidio. La sofferenza di Clint permette all’autore di sensibilizzare il grande pubblico sul delicato tema della depressione, mostrando come il chiedere aiuto e l’affetto dei propri cari rappresentino due soluzioni per affrontare, e perché no, sconfiggere questo grande nemico.
Dicevamo come Hawkeye rappresenti un unicum per il fumetto seriale supereroistico. Una produzione dall’animo indie che si distingue non solo per sceneggiatura ma anche per il comparto artistico. Nell’arco di 22 numeri la serie ha coinvolto artisti come Javier Pulido, Steve Lieber e Francesco Francavilla come guest artist, mentre Annie Wu si è occupata di realizzare gli albi incentrati su Kate Bishop, ma è innegabile come l’arte di David Aja abbia rubato la scena. La prova dell’artista spagnolo è maiuscola: un perfetto connubio tra la narrazione sequenziale del comic book e la sintesi dell’infografica. Una commistione insolita, atipica per il medium ma che funziona dannatamente bene.
Se già le tavole di Iron Fist avevano convinto per sintesi e soluzioni, su Hawkeye Aja sublima queste due componenti in un perfetto minimalismo. La bidimensionalità delle tavole, l’abilità nell’uso della griglia a 9 per narrare, la rappresentazione grafica del linguaggio dei segni che si amalgama alla regia del racconto e tutta una serie di virtuosi accorgimenti adottati dal disegnatore rendono Hawkeye un fumetto carismatico e d’avanguardia. Una dimostrazione di stile e personalità senza eguali, che varranno a David Aja il premio Eisner come Miglior Artista del 2013.
Una sinergia superlativa quella tra Fraction e Aja che riflette nella lettura della serie. Per il lettore infatti Hawkeye diventa una vera e propria esperienza, capace di coinvolgere i nostri sensi, anche grazie alla playlist suggerita dai due autori all’inizio di ogni numero.
Insomma, una lettura obbligatoria dove la vena autoriale di Fraction e la genialità dell’arte di Aja vengono declinati all’interno del contesto supereroistico, privato del suo elemento super; una sinergia perfetta che rende rende Hawkeye un’opera irripetibile.
Potete trovare i 22 albi americani raccolti in 4 tp, due oversize hardcover, oppure in un unico omnibus italiano recentemente ristampato da Panini Comics.






