di Alberto Tollini
È il 2018 quando nasce Black Label, l’etichetta DC a me tanto cara con cui l'editore aveva deciso di proporre storie dal taglio più maturo e slegate dalla continuity. Seppur con un inizio in salita, la manovra della DC, a più di 3 anni di distanza, si è rivelata di successo poiché i titoli a marchio Black Label sono riusciti a slegarsi dal pesante bagaglio della continuity, risultando appetibili per i nuovi lettori. Non tutti i lavori pubblicati dall’etichetta risultano però a se stanti, proprio come Three Jokers, titolo legato fortemente agli ultimi trent’anni di continuity Batmaniana e protagonista di questa puntata del podcast.
La miniserie in tre numeri di Geoff Johns e Jason Fabok fu uno dei primi titoli ad essere annunciati creando aspettative altissime. Dall’annuncio alla sua effettiva uscita passarono diversi anni, una gestazione lenta dovuta sia ai numerosi impegni mediatici di Johns come figura di raccordo tra fumetti, adattamenti televisivi e cinematografici sia per la dovizia nell’arte di Fabok nel ricreare le atmosfere e le simmetrie viste sul finire degli anni’80 sulle pagine di The Killing Joke. Ciò si traduce non solo nel design dei personaggi, ma anche dall’impostazione della tavola che, come nell’opera a cui si ispira, propone sequenze racchiuse entro i confini di una griglia costante, molto spesso a 9, che scandisce con ordine e ritmo la narrazione.
Three Jokers si pone appunto come seguito ideale di The Killing Joke, l’albo di Alan Moore e Brian Bolland che fornisce delle possibili origini di Joker. Un albo consacrato come una delle migliori rappresentazioni della dicotomia tra Batman e Joker, dove tra l’altro Barbara Gordon viene resa paraplegica da un proiettile sparato proprio dal clown. Il titolo di Johns e Fabok si pone come obiettivo quello di portare avanti alcuni spunti lasciati volutamente in sospeso da Moore e che inevitabilmente deve anche affrontare le conseguenze di A death in the Family, l’altra importantissima storyline che, a fine degli anni’80, sconvolse l’universo dell’Uomo Pipistrello per la morte di Jason Todd, il secondo Robin, avvenuta per mano del clown di Gotham. Three Jokers vuole essere quindi la terza tavola di questo trittico, un seguito derivativo e debitore delle opere di Moore e Starlin con cui chiudere finalmente un cerchio aperto più di trent’anni fa.
La miniserie getta le sue basi sulle pagine di Justice League durante Darkseid War, nel pieno del periodo New 52. Nel mezzo dell’ennesimo scontro tra il tiranno di Apokolips e la Justice League, Batman riuscirà ad appropriarsi della sedia di Metron che gli fornirà conoscenza infinita. In questo stato di onniscienza, il più grande detective del mondo domanderà alla sedia di Mobius il vero nome del Joker e la risposta lascerà Bruce attonito: sembrerebbe infatti che esistano 3 Joker differenti, riconoscibili per le differenze nel modus operandi, look e personalità. Una rivelazione sconvolgente quella suggerita da Johns nelle pagine finali di Darkseid War che otterrà delle risposte solo cinque anni più tardi. Solo nel 2020 infatti, grazie anche al marchio Black Label, Geoff Johns e Jason Fabok hanno avuto finalmente la possibilità di fare chiarezza sul mistero dei Tre Joker e del loro legame con tre membri della Bat-family, Batman - Bruce Wayne, Batgirl - Barbara Gordon e Red Hood - Jason Todd, coloro che più di tutti sono rimasti segnati dalla pazzia del giullare.
Mi è difficile riassumere la trama di Three Jokers in poche righe, soprattutto senza scendere in particolari. Quella di Johns e Fabok è un’intrigante indagine volta a risolvere uno degli enigmi più affascinanti della storia recente e, in parallelo, rispondere alla madre di tutte le domande, ossia “Chi è veramente Joker?”. Per farlo, gli autori iniziano con il mostrare le cicatrici dei loro protagonisti in una sequenza di apertura ispiratissima. Nel ricordare i già citati The Killing Joke e A Death in the Family, si evidenzia come i traumi e le ferite più profonde di Bruce, Barbara e Jason siano state inflitte proprio dal Clown Principe del Crimine, intrecciando per sempre le loro vite a quelle di Joker… o meglio di un Joker.
Con l’entrata in scena dei tre joker quello che sembrava essere un mito diviene realtà, anzi un incubo. Il criminale, il clown e il comico, questi i nomi che li identificano, sono la rappresentazione di tre diversi aspetti della sua personalità indefinita e che incarnano altrettanti fasi della storia del fumetto americano. Un trio mortale, il cui obiettivo è quello di dar vita a un nuovo Joker, un Joker migliore e che rappresenti la minaccia definitiva per il Cavaliere Oscuro.
A questo punto è necessario spostare il focus proprio sui Tre Joker, partendo dalla loro caratterizzazione grafica. Il character design di Jason Fabok è curatissimo, frutto di un minuzioso lavoro di documentazione dell’iconografia del personaggio nei suoi quasi ottant’anni di pubblicazione. Il criminale altri non è che il Joker classico della Golden Age, il cui aspetto ricorda in parte quello dei malavitosi degli anni’40 con l’aggiunta di un pizzico del look del Joker di Jack Nicholson. Oltre a essere il più vecchio, tra i tre il criminale è la mente del gruppo, quello più metodico e calcolatore e meno incline alle buffonate e all’ilarità in quanto il ridire gli causa del dolore fisico. Per il clown invece, l’artista canadese si è ispirato al look del Joker della Silver Age contraddistinto dal fucsia del completo, dal verde sgargiante della camicia e dal fiore spara-acido all’occhiello. Come intuibile dal nome, siamo di fronte al Joker degli anni’60, un personaggio frutto della vena camp del telefilm Batman e dell’interpretazione di Cesar Romero, incline alle pagliacciate e sempre con la battuta pronta. Un pagliaccio i cui folli piani talvolta sfociano nel ridicolo, ma capace delle peggiori atrocità e colpevole della morte di Jason Todd. A completare questo folle trio è il comico, ovvero il Joker di Alan Moore visto su The Killing Joke. Ancora una volta Jason Fabok riprende l’iconico look concepito da Brian Bolland, cappello da gangster e impermeabile viola che nasconde un completo dello stesso colore ma distinto da un panciotto color crema e da una cravatta a fiocco. Responsabile di aver confinato per anni Barbara Gordon su una sedia a rotelle, il comico è il Joker più enigmatico e indecifrabile, le cui azioni rispondono solo al caos che pervade la sua mente.
Definire il mio rapporto con Geoff Johns conflittuale credo sia riduttivo. Lo sceneggiatore ha dato nuova linfa al personaggio di Green Lantern creando praticamente da zero un intero cosmo, ha ridefinito Barry Allen e con Flashpoint aveva plasmato il nuovo universo DC. Negli ultimi anni, l’autore ha deciso di riprendere alcuni dei lavori più influenti di Alan Moore inserendoli di prepotenza nella continuity DC: infatti, come è stato per Doomsday Clock, anche Three Jokers presenta un profondo rispetto per il materiale originale che si traduce in una cura a livello artistico ineccepibile. Ogni volta però che Johns si è trovato a dover scrivere Batman ho sempre avuto l’impressione che non capisse il personaggio. Forse perché inconsciamente spalleggia per Hal Jordan oppure semplicemente perché Bruce non è un personaggio nelle corde, fatto sta che ogni volta che si è cimentato con il Pipistrello il risultato è stato pessimo o nel migliore dei casi anonimo. In questa miniserie però sono rimasto piacevolmente sorpreso. Ad eccezione di quanto si potrebbe pensare, in Three Jokers, Batman non è il protagonista poiché il rapporto con la sua nemesi è stato definito proprio in The Killing Joke. Questo ruolo, quasi di supporto, ricalca pedissequamente lo stereotipo del Batman sempre pronto e preparato a qualsiasi evenienza, ma allo stesso tempo riesce ad aggiungere alcune interessanti sfumature al personaggio. In particolare, senza scendere nei dettagli per questioni di trama, è interessante come Johns metta di fronte Bruce alla sua paura più grande e come riesca a superarla, donando un senso di chiusura ad una ferita aperta da ottant’anni.
I protagonisti di Three Jokers quindi non sono altro che Barbara Gordon e Jason Todd. Entrambi vittime della pazzia di Joker, i due alleati del Pipistrello sono la personificazione dei due modi di affrontare il dolore a seguito di un trauma subito. Dicevamo all’inizio che il primo numero si focalizza sulle cicatrici, ecco il secondo ci mostra le loro conseguenze ossia il lasciarsi il passato alle spalle e, letteralmente, allontanarsi da esso con le proprie gambe oppure l’essere succubi del proprio trauma e lasciare che il dolore, la paura e la violenza detti chi siamo.
In virtù di ciò, diviene lampante come il mistero sulla natura dei tre pagliacci sia solo una facciata per nascondere una riflessione sull’impatto di un trauma nella vita di una persona. I Joker sono quindi l’espediente con cui concretizzare il dolore dei due eroi e come la domanda di partenza “Chi è in realtà Joker?” sia secondaria. Non fraintendetemi, una risposta a questa domanda l’avremo, ma non nel modo in cui ce l’aspetteremmo. Non nego infatti che io in primis rimasi amareggiato terminata la lettura poiché le mie aspettative non erano state ripagate. Nel rileggere la serie sono invece riuscito a trovare quella che forse è la vera chiave di lettura, cogliendo molti aspetti offuscati dalla smania di avere risposte, e in grado di farmi rivalutare completamente il mio giudizio sul titolo. Three Jokers infatti è un fumetto ambizioso che nel legarsi profondamente al mito del Cavaliere Oscuro aggiunge alcuni importanti tasselli a questo splendido mosaico che ci appassiona ormai da più di ottant’anni.
Pertanto, il mio consiglio è quello di approcciarvi alla lettura di Three Jokers con curiosità e senza pregiudizi e se, come nel mio caso, la prima lettura non vi appagasse, rileggete la miniserie di Johns e Fabok a distanza di qualche mese e vedrete come cambierete idea. In Italia Three Jokers è stato pubblicato da Panini Comics -oltre che in un unico cartonato- anche in tre albi di maggiore foliazione speculari all’edizione originale americana; se voleste invece leggerlo in lingua inglese, DC Comics lo ha ristampato un un volume cartonato a marchio Black Label.
Ascolta la puntata del FRIDAY COMIC BOOK PODCAST su THREE JOKER