di Guglielmo Favilla
(Nota: la seguente intervista risale all'Edizione 2018 di Lucca Comics & Games. All'epoca, per Ryan Ottley l'avventura su Amazing Spider-Man era appena iniziata. Oggi, nel 2021, dopo 3 anni sulla serie, Ottley ha terminato il suo incarico per dedicarsi ad altri progetti in casa Marvel-e non solo...)
La serie animata di Invincible ha debuttato da poco su Prime Video e sta già mietendo successo e critiche entusiastiche, anche dai più scettici o da coloro che non avevano mai dato una chance al capolavoro di Robert Kirkman (insieme a The Walking Dead).
Un traguardo importantissimo per la saga, un meritato successo che travalica i confini della carta stampata (qui, in questa chiacchierata sul Friday Comic Book Podcast, insieme ad Alberto Tollini vi spieghiamo - se ancora ce ne fosse bisogno- perché leggere Invincible)
Ma oltre a Kirkman e a Cory Walker, che svilupparono la serie nel lontano 2003, è a un'altra persona che si deve gran parte del successo dell'epopea di Mark Grayson.
Ma oltre a Kirkman e a Cory Walker, che svilupparono la serie nel lontano 2003, è a un'altra persona che si deve gran parte del successo dell'epopea di Mark Grayson.
Nel 2018, dopo ben 14 anni si è concluso il suo lungo lavoro su Invincible; poi, per tre anni ha affrontato la sfida più importante per un disegnatore americano: disegnare la serie regolare di Amazing Spider-Man (con Nick Spencer ai testi).
Si tratta di Ryan Ottley, una delle matite più talentuose ed energiche dell’ultimo millennio.
Grazie a saldaPress lo abbiamo raggiunto a Lucca Comics & Games 2018 e abbiamo chiacchierato con lui di di fumetto, creatività, botte di fortuna, grizzly e squali, sbranando pizza alle sei del pomeriggio.
La seguente intervista è ciò che è stato estrapolato tra una masticata, una bevuta, un rutto sommesso e una risata. Buona lettura.
PAPER APES: In Italia arriva in questi giorni la conclusione del tuo lavoro più importante: Invincible. Raccontaci di questa esperienza pluriennale e se avresti mai pensato, subentrando a serie iniziata, di contribuire alla creazione di un’iconografia così importante e imponente.
RYAN OTTLEY: Sono entrato dal numero 8 succedendo a Cory Walker e da lì sono divenuto l’artista principale della serie. Non sapevo davvero come il pubblico avrebbe potuto recepirlo ma di giorno in giorno i lettori sono cresciuti sempre di più e siamo arrivati al punto in cui il nostro lavoro è stato celebrato in diversi Paesi! È stato meraviglioso lavorare a quest’opera, svilupparla graficamente. Nella mia mente ho sempre pensato di poter realizzare 15-20 numeri al massimo ma poi Image Comics ha apprezzato il mio lavoro e mi ha chiesto di rimanere a bordo. Adoro lavorare con Robert Kirkman, si tratta di uno dei miei autori preferiti; e ho amato ogni singolo personaggio della serie, mi sono innamorato di ognuno di loro… Debbie è come se fosse diventata la mia vera mamma e ogni volta in cui dovevo disegnare una scena in cui qualcuno le faceva violenza pensavo “Cavolo sto per fare del male a mia madre!” [Ride]. Ho anche molto apprezzato la libertà assoluta che Robert e gli editor mi hanno concesso nel corso degli anni: amo disegnare scene dalla forte carica gore quindi è stato assolutamente eccitante non avere nessuno alle spalle pronto a dire “non fare questo, non fare quello”. Ho speso tutto me stesso su queste pagine per oltre 14 anni e infine sono arrivato alla conclusione di volere qualcosa di diverso. Quindi ho chiamato Robert e gli ho detto “Ehi, credo sia arrivato il momento.” Anche lui era d’accordo così mi ha detto cosa aveva in mente per il numero 144 e abbiamo compiuto questo passo. Sono rimasto per un po’ a pensare a cosa volevo fare dopo: magari lavorare a un volume scritto e disegnato da me o affidarmi alle mani di qualche altro sceneggiatore… Fino a quando la Marvel mi ha chiamato proponendomi di lavorare su Spider-Man. Lì ho pensato “cavolo, questa potrebbe essere una bella sfida e un bel salto per la mia carriera” [RIDE] e così eccomi qui.
PA: E adesso stai lavorando su Spider-Man.. . Peter Parker e Mark Grayson sono due personaggi così simili e allo stesso tempo molto distanti: da una parte abbiamo un personaggio cresciuto nelle mani di molteplici autori, dall’altra uno che è stato plasmato soprattutto dalle tue mani, durante la sua splendida vita editoriale. Quali sono le differenze (se ci sono) nell’affrontare graficamente questo tipo di immaginario pop così consolidato?
RO: In realtà sono mondi molto simili. Anche Invincible nella sua idea di fondo è molto iconico e pop allo stesso tempo. Per me questo passaggio è stato molto semplice: ho continuato a disegnare alla mia maniera e mi sembra quasi di non aver smesso con la serie alla quale sono ancora molto legato. Se ci pensi i personaggi principali (Peter e Mark, Mary Jane e Atom Eve) sono tutti molto simili tra loro. Potremmo dire quasi che ora sto disegnando un Mark Grayson castano [RIDE].
PA: Robert Kirkman in Invincible alterna lunghi dialoghi (come in The Walking Dead) a momenti action mozzafiato; pura esplosione muscolare che spesso diventa il centro della narrazione. Nick Spencer invece sembra in generale più concentrato sulla recitazione dei personaggi. E poi c'è la questione della violenza, fortissima e sorprendente in casa Skybound e molto più mitigata sul Ragno. In che modo affronti due sceneggiature così diverse?
RO: Robert spesso si concentra sul puro e semplice dialogo: spesso ci sono diverse pagine con dialoghi molto lunghi e si passa facilmente da momenti di commedia a pura drammaticità. Ovviamente il lavoro su Spider-Man è condizionato da molte regole: non puoi “distruggere” il personaggio, io non posso certo rappresentare un Peter che va in giro per New York a massacrare di cazzotti chiunque gli capiti sotto tiro e chiaramente ho dovuto accantonare il mio caro gore. Non si tratta di intimidazione editoriale, semplicemente per alcuni aspetti sembra di lavorare a qualcosa di molto distante da quanto facevamo alla Image. Ma con Nick c'è un'ottima alchimia e, come Robert nelle sue sceneggiature, ha un ottimo senso dell'umorismo e un'ottima gestione del dramma...
PA: Sul tuo lavoro su Spider-Man hai mantenuto lo storico team di collaboratori (alle chine) che ti avevano accompagnato per anni su Invincible, mentre è cambiato il team di coloristi. Pensi che questo cambio abbia influito in qualche modo sul tuo lavoro?
RO: Ricordo perfettamente tutti coloro che hanno contribuito con i loro colori al mio lavoro su Invincible: Fco Plascencia, John Rauch, Jean-Francois Beaulieu, mentre per gli ultimi numeri ci siamo affidati a Nathan Faibarn. Tutti dei veri assi del settore che hanno contribuito a migliorare le mie tavole. Adesso su Spidey sono nelle mani di Laura Martin che sta facendo un ottimo lavoro e sta mettendo sotto una luce nuova le mie matite. Mi sto trovando molto bene.
PA: Com’è nata la folle idea di GrizzlyShark? Quanto di te e del tuo modo di concepire i fumetti c’è in quest’opera?
RO: Ho messo tutto me stesso in quell’opera, si tratta di qualcosa di completamente fuori di testa. L’idea iniziale è venuta fuori dalla mia mente e da quella di Jason Howard [disegnatore della serie Trees di Warren Ellis, pubblicata da saldaPress, ndr]. Ci trovavamo tutti e due ad una convention a Las Vegas, siamo usciti dopo un’intensa giornata di lavoro ed eravamo tutti e due molto stanchi, così abbiamo incominciato a sparare idee stupide [RIDE]. A un certo punto è uscita l’idea di mescolare squali e orsi grizzly e abbiamo pensato di realizzarla per una 24h Comic Day [idea nata dalla mente di Scott McCloud nel 1990, ndr] e così abbiamo deciso di dividerci i compiti: a lui sarebbero toccati gli orsi e a me gli squali. Abbiamo deciso di non rivelarci nulla sulle nostre idee per la rispettiva “metà” e avremmo poi mescolato tutto in un secondo momento. Ovviamente in 24 ore è molto difficile realizzare un progetto come questo e alla fine mi sono ritrovato con un soggetto completo e 10 pagine disegnate. Hai presente quando rimani in piedi per 15 ore dedicandoti quasi solo al lavoro? La tua mente comincia a vagare, sembra quasi come se tu fossi fatto, o potremmo dire “ubriaco di fatica". Ho visto il mio lavoro e ho cominciato a ridere senza controllo, poi ho mostrato il risultato alle persone che erano con me e, dopo averle viste reagire al mio stesso modo, mi sono detto “facciamolo!”. Ho scritto come un ossesso, trascinato dal divertimento che provavo, e proprio mentre lavoravo a Invincible ho passato i miei weekend di riposo su GrizzlyShark. Una volta che il primo numero era pronto, e dopo averlo riletto con gli editor, ho deciso di andare avanti. Jason con il tempo mi ha abbandonato ma alla fine è venuta fuori una miniserie di 3 numeri che saldaPress ha deciso di stampare in questo volume cartonato… E il risultato è strabiliante, fanno volumi veramente meravigliosi!
PA: Con il tuo lavoro stai ispirando generazioni di artisti a venire. Ma da dove provengono le tue influenze maggiori?
RO: Sono cambiate molto nel corso degli anni. Arthur Adams è sicuramente una delle mie pietre miliari ma adoro anche artisti provenienti da qualsiasi parte del mondo. Molti artisti francesi ma anche mangaka. Alita è uno dei miei fumetti preferiti, ma amo moltissimo anche Berserk o Akira che è uno dei migliori manga che io abbia avuto il piacere di leggere. Anche se poi a ogni convention qualcuno viene da me e da Robert dicendo “Sono sicuro che voi adorate Dragonball” perché nella serie ci sono molte similitudini (Mark che viene sconfitto e ritorna ogni volta più forte, alcune razze aliene) e anche Monhax mi dicono tutti assomigli a uno dei personaggi principali (Piccolo, ndr) ma non ho ancora mai letto la serie di Akira Toriyama, anche se possiedo tutti i numeri. Non siamo noi che abbiamo copiato Dragonball, sono loro che hanno copiato noi… forse usando una macchina del tempo! [RIDE].
Grazie a Ryan Ottley per le risate, la simpatia e la disponibilità, a Jacopo Masini e saldaPress per la cortesia e possibilità e a Pietro Badiali per la preziosa collaborazione.







