di Alberto Tollini
Anche se non sono particolarmente esperto del panorama fumettistico europeo, avevo già sentito parlare di Blacksad, (la serie noir di Juan Diaz Canales e Juanjo Guarnido pubblicata da Dargaud) poiché mi era stato consigliato da cari amici: ma, come spesso accadeva, il mio sguardo era sempre rivolto altrove, rimandando costantemente la lettura. Alla fine, un po' per gioco e un po' per allargare "i miei orizzonti", ho deciso di provare a leggere qualcosa di completamente diverso rispetto al solito e come prevedibile anche io ne sono rimasto stregato.
Partiamo allora dal principio, cos’è Blacksad? Blacksad è un fumetto noir francese (nonostante i due autori siamo spagnoli, è stato scritto e realizzato in primis per il mercato francese) ambientato in un universo di animali antropomorfi. I racconti finora editi seguono le indagini di John Blacksad, detective privato della ruggente America degli anni’50. Il primo capitolo dell'opera ruota attorno ad un delitto passionale proprio sulla scia di un noir duro e crudo, dove è possibile ritrovare tutti gli stilemi tipici del genere. Le atmosfere di una New York cupa e fumosa che fanno da sfondo al delitto si intrecciano con i costanti monologhi del protagonista con cui gli autori fanno progredire l’indagine e in parallelo il racconto. Elementi che non aggiungono nulla di nuovo al genere, ma che qui assumono un carattere di unicità per la particolarità della loro rappresentazione visiva. Infatti, ciò che colpisce anche ad un rapido sguardo, è la rappresentazione del mondo di Blacksad, un mondo animato da animali antropomorfi dalle forme e dai colori disneyani. Una visione artistica decisamente peculiare, vista inizialmente poco attinente con il noir e che causò non poche difficoltà ai due autori nel proporre il progetto.
Fortunatamente Dargaud, uno degli editori francesi più importanti, ebbe fiducia nelle potenzialità di questo fumetto, riconoscendo come le anatomie di questi animali antropomorfi riescano in realtà a mettere in luce pregi e difetti dell’essere umano in uno specchio quanto mai veritiero della nostra società. Un risultato incredibile, frutto dell’eccellente lavoro di character design di Juanjo Guarnido, autore dal passato da animatore proprio alla Disney. L’artista riesce splendidamente a scegliere l’animale più adatto per catturare una precisa sfumatura della personalità umana, dalla risolutezza calcolatrice del rospo magnate di industria, all’opportunismo della iena avvocato, al fiuto della donnola reporter, solo per fare alcuni esempi. Dal punto di vista artistico, le tavole di Guarnido sono in costante evoluzione, mutando cromia a seconda del contesto e delle tematiche del racconto: sarà così che passeremo dal grigio de “Da Qualche Parte tra le ombre” al bianco algido di “Artic Nation”, all’esplosione di colori delle strade di New Orleans contrapposto al blu placebo de “L’inferno, il silenzio” fino al giallo caldo e rassicurante di “Amarillo”.
Ad un comparto grafico eccelso si affianca una sceneggiatura di altrettanto livello. Seppur l’episodio d’esordio di Blacksad abbia un’impostazione classica per temi e svolgimento, dagli episodi successivi Canales lega ogni nuova indagine di Blacksad ad una tematica che va quasi ad oscurare il semplice giallo. Probabilmente l’esempio più eclatante è messo in scena in Artic Nation, secondo capitolo della serie dove sullo sfondo di un rapimento di una piccola di orso bruno si dipana il tema del razzismo. Ci ritroveremo infatti davanti ad una cittadina in preda all’odio razziale, dove vengono perpetrati atti discriminatori e violenti da un gruppo di suprematisti bianchi, accettati da un sempre crescente favore popolare. Una rappresentazione terribilmente spietata di una piaga sociale che ancora oggi purtroppo affligge la nostra società.
Appare dunque ora chiaro come il pregio di Blacksad sia quello di porci davanti a situazioni controverse e tematiche profonde in un contesto da favola all’apparenza inconciliabile. Vi ho fatto l’esempio di "Artic Nation", ma avrei potuto parlarvi dell’oblio di dolore e disperazione causato dall’abuso di sostanze stupefacenti di cui è prigioniero il cane musicista Fletcher ne “L’inferno, Il silenzio” o dell’orrore nelle parole di Lazlo a testimonianza dell’olocausto in Anima Rossa. Una spirale di emozioni di rara intensità, culminante in "Amarillo", racconto in equilibrio tra la serenità appagante della libertà contrapposta all’opprimente peso esistenzialista della vita.
Quindi seppur apparentemente scollegati l’uno dall’altro, i cinque episodi di Blacksad costruiscono un universo narrativo forte, coeso e in evoluzione. Una sensazione di continuità suggerita inizialmente dal ritorno di personaggi secondari, primo tra tutti il divertentissimo Weekly, che diventa poi certezza se ci focalizziamo sul nostro protagonista: John parte come un personaggio tenebroso e solitario, logorato da un lavoro che non fa altro che mostrargli il peggio della vita, per poi aprirsi al mondo, all’amore, facendo emergere delle sfumature della sua personalità soffocate da troppo tempo. Un processo di maturazione graduale che prende il via proprio da "Artic Nation", perno di svolta dell’intera serie sotto molteplici punti di vista, che raggiunge piena consapevolezza nelle pagine finali di "Amarillo".
Pertanto il mio consiglio è quello di lasciarvi conquistare dal fascino seducente di Blacksad, una commistione irripetibile di noir e design disneyano. Nel caso vi avessi convinto a dare una possibilità al fumetto di Canales e Guarnido, potete facilmente reperire tutti i primi cinque capitoli nella sontuosa edizione integrale edita da Rizzoli Lizard.
Ascolta il podcast dell'episodio a questo link
- EAN: 9788817099998