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sabato 29 gennaio 2022

Jodi Taylor e i suoi storici curiosi

di Francesca Di Matteo


Ho scoperto i primi due romanzi di Jodi Taylor sugli storici curiosi per caso. Imbattendomi nei post instagram in cui la Corbaccio ne parlava, mi sono subito incuriosita. 




La cosa curiosa era che la sinossi risultava stringata, come se affannasse nel cercare di irretire il lettore.

Dopo aver recuperato e letto poche pagine del primo volume la motivazione mi era chiara: è impossibile imbrigliare la genialità dell’autrice in un unico stile letterario.

La confraternita degli storici curiosi” e “Le allegre scorribande degli storici curiosi” sono sì romanzi d’avventura e fantascienza dal ritmo vertiginoso, ma anche storie d’amore che si scontrano con svolte thriller e impennate -addirittura- horror ma sempre innervati dalla comicità e l'ironia irresistibilmente british dell'autrice.

Si entra a far parte della compagnia  ridendo, piangendo e soffrendo con i personaggi, meravigliandosi e strabiliando insieme a loro di fantastiche scoperte o dolorose perdite, avvertendo sempre un senso di precarietà che ci insegue a ogni pagina: l’impossibile diventa possibile e l’inaspettato una costante, con un ritmo che incalza e mai stanca e che –perdonate il francesismo- morde le chiappe motivando il lettore a correre e scorrere con la storia.

Jodi Taylor riesce a creare un mondo nuovo, decorandolo in ogni piccolo dettaglio; niente è lasciato al caso, ogni evento ha una conseguenza e ogni azione ha una finalità. L’immaginazione dell’autrice sembra non avere limiti eppure non si perde, riesce con maestria a tessere un intreccio di storie che risulta sempre perfetto.

In piena crisi d’astinenza dopo aver divorato i due libri, non ho potuto fare a meno di contattare la Corbaccio chiedendo quando e se tradurrà e pubblicherà i prossimi volumi di questa epopea (la saga è arrivata a ben 12 capitoli, senza contare i racconti brevi...)

La gentile risposta non è tardata ad arrivare: il terzo volume (dal titolo "Un insospettabile ladro di specchi") è pre-ordinabile già da febbraio e entro il 2022 uscirà anche il quarto.

Correte in libreria e ordinate intanto il primo, vi prometto che vi innamorerete del St. Mary's.




Traduttore: Maria Elisabetta De Medio
Editore: Corbaccio
Anno edizione: febbraio 2020
In commercio dal: 2020
Pagine: 384 p., Rilegato
EAN: 9788867006489

domenica 2 maggio 2021

Intervista a Luca Tortolini

di Francesco Abonante

È mai capitato di trovarvi davanti un bambino che tiene tra le mani un libro illustrato e lo sfoglia? È una di quelle cose che riempie il cuore di gioia e fa bene all'anima. Si percepisce la meraviglia nei suoi occhi mentre scopre cosa contiene la pagina successiva.

Da sempre, in tutte le librerie, agli albi illustrati è dedicato un reparto specifico e, da qualche anno,  potete trovarci quelli che portano la firma di Luca Tortolini. I suoi racconti trattano con rara sensibilità temi quotidiani quali il viaggio, l’amicizia (La volpe e l’aviatore), la scoperta del mondo e di se stessi (Il catalogo dei giorni), la sconfitta delle proprie paure… tutte pubblicazioni tanto apprezzate da avergli fatto vincere numerosi premi ed essere tradotte e distribuite anche fuori dall'Italia. 

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui.

La volpe e l'aviatoreIl catalogo dei giorni

Luca, classe 1980, si è laureato e formato professionalmente a Roma; è nato e vive a Macerata, dove oltre a scrivere si dedica all'educazione e alla promozione della lettura.

LUCA TORTOLINI: Vivere in una città come Roma per diversi anni ha contribuito a stimolare e favorire la mia curiosità congenita. La curiosità deve essere nutrita continuamente per chi è “curioso di professione” come me (tanto per citare Jules et Jim di François Truffaut). Studiando cinema poi ho iniziato ad accumulare una quantità infinita di immagini e idee. Appuntavo e appunto molte cose sui miei taccuini. Ho scatoloni pieni di quaderni e taccuini.

PAPER APES: Scommetto che preferisci il rapporto classico con la carta rispetto a quello che si può avere con strumenti tecnologici.

LT: Sì preferisco la carta e la penna, ma è molto utile la tecnologia, impossibile rinunciarci!

PA: Cosa intendi per "stimolare" la curiosità?

LT: Andare alla ricerca di cose nuove, non fermarsi alla superficie e non accontentarsi. Da adolescente è stato fondamentale vedere i film che proponeva il programma Fuori Orario- cose mai viste. Vivevo in un piccolo paese, dove non c’erano cinema o cineclub. Fuori Orario era la mia "Stanza delle Meraviglie" e dei mondi infiniti... Così, ho iniziato a comprendere e approfondire il racconto per immagini. Partendo dal cinema muto, come i film di Charlie Chaplin fino ad arrivare alla Nouvelle Vague francese, dove rimasi colpito soprattutto da François Truffaut.

PA: Quindi è da questa passione per il cinema che proviene il tuo stile di scrittura molto "visiva"?

LT: Forse sì... Ho visto e rivisto i film dei grandi autori, dagli italiani (Bertolucci, Petri, Rosi) passando anche per quelli della New Hollywood (Francis Ford Coppola, Martin Scorsese). Ma in realtà anche leggendo molti libri, romanzi, fumetti e libri illustrati …

PA: Ne puoi citare qualcuno?

LT: I libri di avventura, L’isola del tesoro, Il conte di Montecristo, tra gli altri, poi crescendo son passato a scrittori come George Perec e Albert Camus. Letture fondamentali. Come fondamentali sono stati i libri di Roal Dahl, Dino Buzzati e Gianni Rodari per dirne alcuni.

PA: Com'è avvenuto il passaggio alla lettura dei libri illustrati?

LT: Prima degli illustrati leggevo i fumetti, quelli da edicola, Dylan Dog, Tex, Nathan Never e molto Corto Malese di Hugo Pratt, una folgorazione. Poi ho scoperto il mondo visionario di Moebius. Quando ho visto che molti fumettisti realizzavano anche albi illustrati, sono andato a cercarli e si è disvelato un mondo. Tomi Ungerer, Leo Lionni, Maurice Sendak, solo per citare alcuni classici tra i più grandi.

PA: Quindi è una conseguenza di queste letture, mista alla voglia e alla curiosità, che ti ha portato a metterti alla prova e approcciarti a questo tipo di scrittura?

LT: Sì. La scrittura è stata una conseguenza naturale della lettura. A un certo punto le storie che leggevo e che continuavano a vivere nella mia testa hanno chiesto di essere ri-raccontate e le ho dovute mettere per iscritto...

PA: Non ti capita mai di aspettare il momento giusto per scrivere?

LT: Scrivo tutti i giorni dalle 8:00 alle 12:00, ma non tutti i giorni vengono fuori cose che ritengo valide, come è naturale.

PA: Appena sveglio, quindi?

LT: Non proprio, c’è prima un tempo di passaggio che è importante per me, quello che va dal sonno e dal mondo dei sogni a quando mi metto al tavolo del lavoro: lentamente riconquisto l’inizio di un nuovo giorno riordinando i pensieri, scrivendo ricordi e idee sul taccuino che tengo sempre a portata di mano e leggendo le parole da un libro o da un articolo. Il tutto mentre faccio colazione con Otto e Truffaut, i miei gatti.

PA: Ci sono differenze tra la scrittura di un albo a fumetti e quello illustrato?

LT: La scrittura di un albo illustrato è un racconto letterario vero e proprio, anche se deve prevedere il rapporto con le immagini. È un tipo di racconto “generoso”, in cui deve esserci lo spazio per la narrazione dell'illustratrice o dell'illustratore, per dirla in modo sintetico. La scrittura per il fumetto è una sceneggiatura -nella maggior parte dei casi- quindi una scrittura più tecnica, e giustamente deve essere anch'essa generosa. Per essere più specifici, c’è una differenza nella sequenza del racconto per immagini: nel fumetto, ad esempio, la sequenza deve mostrare i passaggi del movimento dei personaggi; nella narrazione per immagini degli albi illustrati ci sono delle ellissi, tutto è sviluppato nel rapporto con le parole del testo che creano più livelli di significato. Le immagini colgono dei momenti della narrazione verbale e li illuminano, li amplificano e sviluppano creando un racconto parallelo e dialogante. 

PA: Come avviene il processo che porta alla pubblicazione?

LT: Di solito tutto parte da un racconto che si propone all'editore e l'editore sceglie il segno e lo stile che considera più adatto a illustrare il racconto. Altre volte si propone un racconto a un'illustratrice o illustratore e poi insieme si cerca l'editore adatto mostrando il progetto a un livello più avanzato con uno storyboard e una o due tavole definitive.

Le case degli altri bambini

PA: Le tue storie pubblicate continuano a moltiplicarsi (ricordi ancora il tuo primo libro illustrato?) E qual è il tuo processo di scrittura invece?

LT: Per me la scrittura viene dal vissuto, dal passato, da interessi e amori o anche da ossessioni. Questioni che mi riguardano, o mi hanno riguardato, traumi, nodi da sciogliere o problemi da affrontare. Sono racconti per l'infanzia e se ne deve sempre tenere conto. Bisogna conoscere anche i bambini e le bambine per scrivere su di loro e per loro.

Il mio primo libro illustrato è Le case degli altri bambini illustrato da Claudia Palmarucci e pubblicato da Orecchio Acerbo edizioni. Tra qualche mese uscirà una ristampa con una nuova copertina.

Essere me
Io&Charlie

PA: Trovo molto interessante la tua parte cinefila che si rispecchia in alcune delle tue opere: penso alla riflessione del rapporto tra  fama e successo in Essere Me (dove si immagina la vera storia di King Kong);  o a Io & Charlie dove siete riusciti a rievocare quelle sensazioni che provengono guardando un film di Chaplin e addirittura la musica, inserendo uno spartito  che accompagna i lettori durante la vicenda; o alla tua ultima pubblicazione François Truffaut. Il bambino che amava il cinema, che è ancora qualcosa  di diverso.

LT: Sì, è qualcosa di diverso, è una biografia illustrata, e per me un omaggio a questo grande autore che amo tanto. Da molti anni vedo e rivedo i suoi film, leggo i libri che ha scritto e i libri sul suo lavoro nonché le diverse biografie che gli hanno dedicato. Vista l'enorme mole di materiale da cui attingere La grande difficoltà è stata ricreare un breve racconto della sua vita, l'infanzia difficile, poi l’amore per i libri e quello per il cinema, la scoperta della cinefilia. È illustrato da Victoria Semykina, una disegnatrice russa di grande talento.

Francois TruffautTruffaut - inserto

PA: Hai lavorato con molti illustratori: Claudia Palmarucci per Le case degli altri bambiniDaniela Tieni per Il catalogo dei giorni, con Simone Rea per La fuga di Ciro e La scimmia che si era persa, con Sara Colaone per Anna e la famosa avventura nel bosco segreto, con Daniela Iride Murgia per L’inconnu, con Anna Forlati per La volpe e l’aviatore, con Giacomo Garelli per Io&Charlie, con Marco Somà per Essere Me, con Beatrice Cerocchi per Il giardino più bello, con Victoria Semykina per François Truffaut-Il bambino che amava il cinema… so che non vuoi anticipare nulla sulle tue prossime pubblicazioni però a noi di Paper Apes qualcosa puoi anticiparlo, vero?

LT: Certo, posso anticiparvi che i prossimi quattro libri che usciranno quest'anno saranno pubblicati da quattro editori diversi e sono illustrati nuovamente da Anna Forlati, da Marco Somà, da Simone Rea e da Victoria Semykina!

Grazie Luca!

In attesa delle prossime pubblicazioni firmate Luca Tortolini, se volete iniziare a scoprire qualcosa di questo bravissimo autore, qui su Paper Apes non possiamo che consigliarvi "Essere me"...

Essere me - inserto1Essere me - inserto2