di Alberto Tollini
Rorschach è senza dubbio una delle letture più complesse di King, ma anche una delle più appaganti. Il titolo porta sulle spalle la pesante eredità del capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons senza però essere un prodotto derivativo. A differenza di altri lavori successivi, da Before Watchmen al più recente Doomsday Clock dove gli autori hanno abbracciato in toto il mood e l’estetica impartita da Moore e Gibbons, la serie di King e Fornés riprende solo l’iconografia del vigilante mascherato ponendola all’interno di un thriller politico e creando un nuovo tipo di estetica artistica che si distanzia nettamente da quella di Watchmen.
L’idea originale della serie venne da Dan DiDio, allora publisher DC, il quale propose a King di lavorare ad una serie relativa all’universo di Watchmen in coppia con Mitch Gerads. Una proposta allettante, ma rifiutata dallo stesso King poiché preferì concentrarsi nello sviluppo del futuro Strange Adventures. Un progetto quello di Rorschach all’apparenza morto e sepolto, salvato solo dall’arte di Jorge Fornés. Durante un’intervista infatti, King ha affermato di essere rimasto folgorato dalle tavole realizzate dal talento spagnolo per alcuni numeri del suo Batman, rendendosi immediatamente conto di aver trovato l’artista giusto per realizzare un progetto così impegnativo. Rorschach quindi si colloca esattamente 35 anni dopo la fine di Watchmen. L’intreccio si sviluppa attorno al tentato omicidio di un candidato Repubblicano alla presidenza architettato da due figure mascherate, di cui una con indosso la maschera appartenuta a Rorschach. Ma se Rorschach è ormai morto da tempo, allora chi si nasconde sotto la maschera? Cosa si cela dietro al tentato omicidio di un candidato alla Casa Bianca? Ad indagare su questa cospirazione politica e sul legame con la figura del vigilante mascherato sarà un Detective senza nome, in viaggio per l’America di Watchmen per collegare i pezzi di questo intricato puzzle.
Sarebbe un crimine addentrarsi maggiormente nella trama della serie. Il titolo Black Label è impostato come un crime-mystery, con un pizzico di hardboiled, la cui struttura narrativa è fortemente influenzata da Quarto Potere declinata però secondo i dettami di Watchmen. Con Rorschach, King architetta una trama complessa, a tratti criptica, sviluppata su più linee temporali con cui percorrere diverse piste fino alla rivelazione finale. La scelta di non dare un nome al Detective protagonista aiuta nell’immedesimarsi e nell’essere assorbiti dall’indagine per venirne a capo. Lo svelamento infatti avviene in maniera graduale, in sintonia con il protagonista con cui condivideremo lo smarrimento e la frustrazione del non riuscire a decifrare il quadro della situazione, ma anche la soddisfazione nello scoprire un dettaglio con cui avvicinarsi alla soluzione. In questo King è un maestro e seppur conscio dell’enorme eredità sulle sue spalle, il suo Rorschach diverge dalla strada tracciata da Moore e Gibbons.
Un cambio di rotta narrativo evidente anche nel ribaltamento delle tematiche. Accantonato il decostruzionismo dell’uomo sotto la maschera, Tom King riflette all’opposto sul potere derivante dall’indossare una maschera. Se Watchmen quindi racconta le contraddizioni degli uomini che vestono i panni dei supereroi, Rorschach mette in scena il fascino esercitato da questo archetipo (dalla maschera stessa), l’influenza esercitata da un ideale sulle persone. Sullo sfondo di questa cospirazione politica, la serie mette in luce le contraddizioni di un sistema di cui fa parte, iniziando proprio dalla maschera di cui porta il nome. Se in Watchmen Rorschach nasce come rielaborazione del personaggio The Question creato dalla matita di Steve Ditko sul finire degli anni’60, nel titolo di King Rorschach diviene una rielaborazione dello stesso Ditko. L’artista famoso per aver co-creato Spider-Man, per anni ha vissuto nell’ombra non ottenendo il giusto riconoscimento per il suo lavoro, ritirandosi a vita privata fino alla triste morte solitaria nel 2018. Romanzando e adattando la sua storia per esigenze narrative, la serie Rorschach è un sincero tributo di Tom King verso Steve Ditko proprio come Mister Miracle lo era per Jack Kirby. In bilico su una linea sottile tra realtà e finzione, il titolo evidenzia il ruolo sempre più preponderante dei fumetti nella cultura di massa senza però che gli artisti dietro la loro creazione ottengano il giusto riconoscimento. Nel prendere come metafora il successo di Captain Pontius, eroe della fittizia serie a fumetti di Rorschach, lo sceneggiatore ancora una volta si ricollega alla storia di Steve Ditko, in questo caso al ruolo dell’artista nell’ideazione del personaggio di Spider-Man, criticando aspramente un sistema che tende a dimenticare i creatori di questi personaggi.
Da questa breve riflessione su alcuni dei punti nodali di Rorschach, senza dubbio i più attenti di voi sicuramente avranno colto alcune assonanze tra i lavori di King e Moore. Il sottotesto politico, uomini mascherati, serie a fumetti sui pirati sono solo alcune delle analogie che accomunano le due opere. Richiami inseriti da King volontariamente per creare un legame familiare con l’opera originale e che non vogliono essere un semplice omaggio o una mera citazione. Pur realizzando un prodotto esteticamente e narrativamente differente da Watchmen, per King era necessario che a livello meta-testuale il suo Rorschach utilizzasse gli stessi stilemi di Watchmen. L’inserire certi elementi narrativi, l’usare un determinato tipo di vocabolario sono accortezze che Tom King usa per creare un prodotto narrativamente ed esteticamente originale, ma che suona sulle stesse note di quello di Moore.
Oltre a convincere dal punto di vista narrativo, Rorschach convince visivamente consacrando il talento di Jorge Fornés. Artista spagnolo dal tratto lineare che ricorda molto il Mazzucchelli di Batman: Year One, Fornés aveva già dato prova del suo talento su Daredevil e su Batman, qui in coppia proprio con King. Perfezionando questo suo tratto composto e pulito, Fornés prende le distanze dall’iconografia di Gibbons per virare verso un’estetica completamente originale per Rorschach, diversa da qualsiasi prodotto finora derivato da Watchmen.
Nella complessità di un intreccio enigmatico, sviluppato su più piani temporali, lo storytelling dell’artista risulta di una chiarezza cristallina, capace di scandire la narrazione senza incertezze. Una regia raffinata che si sofferma in più di un’occasione su dettagli fondamentali per la progressione dell’indagine, permettendoci di stare al passo con il ragionamento del Detective. Come poi per King, anche Fornés recupera alcuni dettami artistici dell’opera originale ma, anche in questo caso, vengono rielaborati per non essere una mera copia carbone, penso su tutti alla griglia a 9 o all’iconico smile della serie. Una prova maiuscola che sancisce la maturità artistica di un artista in ascesa.
Distaccandosi dalla matrice originale, Rorschach è un titolo criptico, ambiguo ma dall’indubbio fascino. Forti delle loro idee e scelte artistiche, King e Fornés realizzano un prodotto originale, un crime mystery appassionante e dall’estetica folgorante che senza dubbio spicca tra le produzioni recenti. In Italia Rorschach dopo essere stato pubblicato in albi spillati, è stato recentemente ristampato da Panini Comics in un unico volume cartonato; mentre in America DC Black Label ha recentemente distribuito l’edizione deluxe contenente l’intera miniserie.
Ascolta la puntata del FRIDAY COMIC BOOK PODCAST su RORSCHACH
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