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lunedì 21 febbraio 2022

Intervista a Dan Panosian

di Guglielmo Favilla

(Nota: la seguente intervista risale all'Edizione 2018 di Lucca Comics & Games)




PAPER APES: Come è iniziata la tua esperienza nel mondo dei fumetti e come sei arrivato a Slots, probabilmente il tuo lavoro più personale e introspettivo? 

DAN PANOSIAN: Volevo disegnare fin da quando avevo 14 anni, quando mi divertivo a inventare personaggi di Dungeons & Dragons per amici e conoscenti. Loro mi mandavano le descrizioni dei loro eroi e io li mettevo su carta. La mia passione per il role play gaming è continuata anche alle superiori, quando illustravo manuali di gioco. Quell’esperienza mi è servita poi per entrare a 21 anni in Marvel… e dopo tutto questo tempo ancora oggi non sono contento del mio lavoro, quando siedo vicino ad altri artisti durante le convention sento molta pressione addosso e sono molto invidioso del loro livello![RIDE] La gestazione di Slots è durata probabilmente 10 anni, durante i quali ho lavorato alla stesura della storia e allo sviluppo di tutti i personaggi. Circa 3 anni fa ho proposto il progetto a Robert (Kirkman, ndr) che si è dimostrato sin da subito molto entusiasta ed ha deciso di proporlo sotto l’etichetta Skybound



PA: Durante le riprese del film Logan hai partecipato a un esperimento molto strano per quanto riguarda il mondo della Nona Arte: la realizzazione di diversi comic book (scritti e disegnati da te) che vediamo sfogliare dai personaggi durante la pellicola ma che in realtà non esistono. Cosa ci puoi raccontare di quell’esperienza? 

DP: La proposta è arrivata 3 anni fa, proprio mentre Skybound aveva deciso di produrre Slots. Mi sono occupato delle storie, dei disegni, dei colori e del lettering; anche se ogni storia ha una sua identità completa, durante tutto il film non vedi mai l’albo sfogliato interamente. Non sapendo come sarebbe
stato inquadrato, insieme a Joe Quesada abbiamo realizzato addirittura delle finte pubblicità tra le pagine così da renderlo più realistico possibile. Spesso le persone sulle chat si divertono a dire “Ah anche io ho quel volume, ho anche io quelle storie” invece non ci sono possibilità di averli, garantito al 100% da me. Marvel Comics ha  addirittura chiamato la Fox dicendo “Ehi, non potete usare i nostri volumi nei vostri film!” ma si tratta degli studi legali, che non conoscono bene i meccanismi dietro queste cose. Io l’ho preso come un complimento, perché significa che avevamo fatto proprio un bel lavoro! [RIDE] 

PA: In passato (come affermi anche nella postfazione al volume di Slots) hai espresso la tua volontà di mollare il mondo dei fumetti, magari per dedicarti alla boxe. Hai davvero intenzione di lasciare prima o poi questo mondo? C’è il rischio di non rivedere il tuo nome sulle pagine di qualche fumetto nel prossimo futuro? 

DP: Oh no ho molte idee per il futuro! Ho un progetto segreto con Marvel Comics e poi tornerò di nuovo alla Image. Non potete fermarmi, sarò sempre in giro pronto a disegnare e scrivere fumetti. [RIDE]

PA: La boxe -una delle tue passioni più viscerali- e i fumetti sembrano essere due mondi profondamente distanti. D’altra parte se si collabora con qualcuno (in questo caso con uno sceneggiatore) troviamo lo stesso concetto di “dare e avere” che caratterizza questo sport...

DP: Sì, forse si assomigliano un pochino. Beh, in ogni caso, come disegnatore o come autore completo, spero di vincere! [RIDE] I disegnatori spesso sono quelli che vincono , ma anche quando mi trovo nel ruolo di autore completo lo sento come un "match" con me stesso. Amo l’idea di scrivere anche perché ti permette di produrre all’infinito senza fermarti praticamente mai. 

PA: Slots sembra rifarsi anche a molti film di genere. Hai qualche titolo in particolare che ti ha aiutato durante il lavoro? 

DP: Sicuramente tra i film a cui l’opera si ispira c’è L’eroe della strada (Hard Times) di Walter Hill con Charles Bronson… anche se il mio fumetto ha delle tinte molto più comiche mentre nel film si trovano toni più cinici e oscuri. In un certo senso si potrebbe quasi dire che il protagonista assomiglia molto di più a Speed (il manager, interpretato da James Coburn, ndr) che a Chaney (il pugile, interpretato da Charles Bronson), anche se lui non può combattere [RIDE].

Si tratta di una delle pellicole che preferisco e che ho visto e rivisto con mio padre più volte e a cui sono legato per molteplici motivi. Adoro poi altri film, molto differenti fra loro, ma ugualmente influenti per la mia opera come Gli Spietati e Conan il barbaro

PA: Hai dei punti di riferimento nel mondo dei fumetti? 

DP: Sicuramente uno dei miei numi tutelari è quello di Mark Drakkar, un autore che ha collaborato spesso con la rivista Mad Magazine. Poi ci sono i grandi maestri come Wally Wood e Frank Frazetta. Uno degli autori che più ha sconvolto la mia carriera è Enrico Marini (autore di Gipsy, Scorpions e del recente Batman-ndr). Ero in America mentre disegnavo i miei progetti e vedevo i suoi lavori pensando “cavolo, vorrei proprio disegnare come lui!” e con il tempo siamo diventati amici sui social, spesso infatti ci troviamo a parlare e a scambiare opinioni… proprio di recente sono finito a scrivere una prefazione per il suo Gipsy

PA: Puoi parlarci del tuo progetto "Drink and Draw"? Sembra un’iniziativa meravigliosa… 

DP: Si tratta di un progetto internazionale, ci sono infatti sedi a Honk Kong, a Tokyo, a Parigi e in molti altre posti.  E… beh, non lo stiamo facendo anche adesso? (si riferisce al fatto che sorseggiamo birra in un pub mentre lui disegna una bellissima dedica… -ndr) ? [RIDE]
L’iniziativa è nata da Dave Johnson che ha deciso di coinvolgere me e Jeff Johnson dicendoci “Siete entrambi sposati, come posso tirarvi fuori di casa senza che le vostre mogli siano arrabbiate con me?” e così abbiamo deciso di concentrarci sul nostro lavoro: il disegno. Ma credo che sia tutto un piano di Dave per coinvolgere ragazze durante l’evento e conoscerle, o almeno è quello che credo sia il suo desiderio… [RIDE] 

PA: Domanda di rito: a cosa stai lavorando al momento? 

DP: Sto lavorando ad una serie scritta e disegnata da me per il rilancio di Conan con Marvel e poi ho in mente una nuova serie per Skybound dove vado a pescare in un’altra delle mie passioni: la science fiction. Ci sarà infatti molta violenza alla Simon Bisley mescolata alla poetica di Moebius e a tutta la corrente di Heavy Metal Magazine. Per il futuro (anche se non riesco mai a darmi delle date esatte) ho in mente altri 9 numeri per Slots!


E noi non vediamo l’ora. 

 Ringraziamo SaldaPress, Lucca Comics & Games e Dan per la disponibilità e la possibilità; Pietro Badiali per la preziosa collaborazione.

sabato 5 febbraio 2022

Slots: la ballata di Stanley Dance

di Guglielmo Favilla

(Nota: la seguente recensione risale all'Edizione 2018 di Lucca Comics & Games)

"Sei tornato?"
"Sì, Les. Sono tornato."

Al grido di “I believe in comics!” la missione di Robert Kirkman è sempre stata quella di dare agli autori di fumetti che stima la totale libertà creativa e la possibilità di esprimersi al meglio, senza limiti di generi o sotto-generi. Ed ecco che in mezzo a supereroi, morti viventi, super-dinosauri, lupi mannari, cloni, esorcismi, mostri interdimensionali, vampiri texani, futuri distopici, fantasy scatenati, sci-fi ad alto voltaggio e intricate crime-story, la storia semplice di Slots potrebbe lasciare perplessi.

La vicenda di uno scalcagnato pugile al declino – bastardo di razza ma sotto sotto dal cuore d’oro – in cerca di un ultimo riscatto personale e familiare è infatti il tipo di storia che l’inossidabile Kirkman ha permesso di pubblicare all’interno della sua Skybound (ormai fortissima etichetta all’ombra del colosso IMAGE). L’autore? Il “giovane” veterano dei comics Dan Panosian.


UNA LUNGA CARRIERA, UN ESORDIO IMPORTANTE

Americano di Cleveland ma di origini armene, Panosian inizia giovanissimo una gavetta in Marvel e DC e il suo nome diventa presto familiare a tutti lettori di comics agli albori degli anni '90. Il giovane Dan si fa le ossa come inchiostratore (soprattutto sugli X-Men) e poi disegnatore alla neonata Image, dove il suo stile ancora grezzo si adatta all’ infausta “estetica Liefeld” imperante all’epoca… seguono storie, copertine, ancora inchiostrazioni e un’importante carriera parallela come storyboarder e character designer per videogiochi, pubblicità, animazione e cinema. Infine un ritorno definitivo al fumetto, di nuovo in casa DC, Marvel, Image e BOOM! Studios e un miglioramento stilistico impressionante di cui Slots rappresenta la punta di diamante. Lontano dai supereroi con cui ha intrecciato la sua carriera e forte di una storia semplice e sentita, il suo stile deflagra finalmente in tutta la sua potenza.


"Mi sembra un po’ troppo vecchio per quel mostro. Sai qualcosa che io non so?"
"Se c’è di mezzo il mio vecchio, di sicuro non so un cazzo."

Sì, perché per Dan Panosian Slots non è solo un nuova pubblicazione, ma il suo esordio come autore completo (sceneggiatore, disegnatore e colorista). Una storia semplice, dicevamo, e tipicamente americana: Stanley Dance è un pugile semi-finito, sbruffone e simpatica canaglia che ha incasinato di brutto la sua vita. Cercherà di rimediare in qualche modo, tornando a Las Vegas dalla famiglia e dagli amori che ha lasciato per salvare la loro attività dal temibile Les Royal, con cui scopriremo avere una storia alle spalle piuttosto tormentata. In questa impresa apparentemente impossibile, la sfida più grande: cercare di riallacciare i rapporti con il figlio Lucy, abile combattente di MMA che nutre disprezzo per un padre che non ha mai davvero conosciuto. Il conflitto generazionale nella storia riecheggia i sentimenti contrastanti che lo stesso Panosian nutriva nei confronti del suo vecchio, ex pugile professionista divenuto poi grafico pubblicitario (come racconta l’autore nella postfazione del volume).

Slots risulta quindi un’opera prima dalla doppia rilevanza perché, oltre ad essere una graphic novel dove l’autore si scatena, -comprensibilmente-mettendo in un fumetto tutto ciò che ama (protagonisti magnetici e dolenti, incontri di boxe e MMA, donne bellissime, macchine polverose, pittoreschi comprimari), possiede anche una valenza catartica, rivelandosi una lettera d’amore malinconica a un padre che se n’è andato troppo presto.


L’(ANTI) EROE DELLA STRADA

"Ah, he sure was something…" (in italiano “Certo che era speciale…”) Sono le parole di James Coburn nel ruolo di Speed, gambler organizzatore di incontri clandestini, mentre osserva andarsene sullo stesso treno fantasma con il quale era venuto il solitario Chaney, interpretato da Charles Bronson. La scena chiude la pellicola di culto ed esordio del grande Walter Hill, “Hard Times” (da noi “L’eroe della strada”, 1975) mentre sale l’indimenticabile tema musicale di Barry De Vorzon. In qualche modo, “speciale” lo è anche lo Stanley Dance di Slots, sbruffone dalla faccia di bronzo e irresistibile figlio di una buona donna, caratteristiche che lo fanno assomigliare molto di più al personaggio di Speed rispetto al combattente Chaney. “L’eroe della strada” è stata una pellicola fondamentale per Panosian, amata da lui e da suo padre ed è interessante notare quanto le due opere, seppur fondamentalmente nate e ambientate in epoche e contesti diversi (il film di Hill è ambientato nel ‘29 tra la New Orleans e le terre bayou dell’America della crisi economica, Slots è ambientato ai giorni nostri in una Las Vegas dai “turbolenti bassifondi”) abbiano forti affinità. Sono esordi di due autori già a loro modo veterani dell’industria e con tanta voglia di mettersi in gioco: Hill arriva al suo esordio solista a “soli” 32 anni ma già con una lunga e densa gavetta da sceneggiatore e regista della seconda unità, Panosian alla soglia dei 50 anni dopo la gavetta importante di cui abbiamo parlato. Entrambe sono storie profondamente americane e hanno il sapore di una ballata dolceamara dove vige una perpetua atmosfera crepuscolare: ultime occasioni, combattimenti, irriducibili loser e piccola criminalità. Nel film fabbriche abbandonate, ferrovie fantasma, bar desolati; in Slots diner scalcagnati in mezzo al deserto, chioschi fumosi e appiccicosi di tacos, squallide palestre e casinò pacchiani in una Las Vegas accecante. Ma il primo film di Hill è fatto di “piani lenti, tristi e liquidi, che si trascinano come la stranezza della notte, come un sogno malato” (Giuseppe Turroni “Americana 2”, Bulzoni ed., 1978), di immagini dalla bellezza scarna e di un’ essenzialità assoluta (mai più così assoluta nei film successivi di Hill); si avvale inoltre di un montaggio chirurgico per le scene d’azione, assoggettato alle coreografie degli incontri e alle mosse del combattimento.

Panosian invece sfrutta le tavole con uno storytelling fresco e audace, divertendosi come può in piani ravvicinati, dettagli, controcampi improvvisi e primi piani insistiti giocando abilmente con le espressioni dei personaggi. Il suo “osare” tanto graficamente lo accomuna quindi al Walter Hill della seconda parte della carriera, quello dalle stile più fiammeggiante e barocco. Certe scelte di scansione ritmica delle vignette ricordano il montaggio musicale e alternato di uno “Strade di Fuoco”, i corpo a corpo sembrano la versione fumettistica di certe sequenze di “Johnny il Bello”, “Danko”, “Undisputed” o “Bullet to the Head”. In definitiva, a pensarci bene, Slots sembra essere un’opera hilliana nel profondo, il miglior distillato di una storia americana. E al pari di un film di Hill, come sottofondo durante la lettura starebbe divinamente la musica di Ry Cooder. O in mancanza, Barry De Vorzon.


IL DIAVOLO NEI DETTAGLI

Una storia semplice, quindi, ma con il diavolo nei dettagli, quelli attraverso cui un disegnatore sa creare un’atmosfera, un mondo: il volto di una donna che mostra il tempo passato attraverso un riflesso deformato su un bicchiere di gin, lo sguardo perso di un ingenuo omuncolo per le grazie di una spogliarellista del casinò… Il corollario di umanità della storia è un mix di diversi incontri fatti dall’ autore nella sua vita tra la Florida e New York. Panosian si diverte a far recitare con mille espressioni il piccolo sottobosco criminale, i reietti di Las Vegas; trova il modo di inserire i volti di suoi amici personali e perfino la sua (bellissima) moglie. E da novello sceneggiatore, l’autore rivela un gran gusto nei dialoghi e nel ritmo di battute che piacerebbero a Hill o ai suoi storici collaboratori David Giler e Larry Gross. Unico neo, un finale un po’ frettoloso, come se la durata di soli 6 numeri avesse costretto l’autore una risoluzione rapida. La cosa risalta di più all’occhio proprio perché in un fumetto del genere egregiamente costellato di sospensioni, di notturni urbani, di ampi spazi silenziosi nel deserto, contano i preludi prima ancora delle azioni e dei meri meccanismi narrativi. Ma si tratta di una facezia che non inficia il puro godimento visivo. In Slots troviamo un mix di tante ispirazioni di Panosian: c’è Klaus Janson, Howard Chaykin, Neal Adams e Jorge Zaffino… un tocco disneyano nelle espressioni e una spolverata di Norman Rockwell. Per un artista autodidatta che si definisce “in un apprendistato continuo” è un risultato mica da poco. E sì, ormai possiamo parlare di uno stile alla “Dan Panosian”.



CONCLUSIONI

SaldaPress propone una splendida edizione cartonata disponibile anche in una prestigiosa variant limitata di 200 copie: una resa eccellente, approvata entusiasticamente dallo stesso autore. Il volume rende giustizia anche alla plasticità del colore e all’utilizzo classico e fantastico dei simil-retini che ben contribuiscono ai passaggi più emotivi della storia. Slots suona come una ballata conosciuta. Come un buon pezzo rock orecchiato in un bar o un vecchio film iniziato alla tv da cui non riesci più a staccarti. Magari immagini già il finale, ma stai lì lo stesso e non vorresti che arrivasse mai. E quando arriva, ti immagini che sarebbe perfetto chiudere il volume ascoltando un pezzo di Ry Cooder. O in mancanza, di Barry De Vorzon…


Autore:  Dan Panosian
Editore: saldaPress
Collana:  Skybound
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 8 novembre 2018
Pagine: 144 p., Rilegato
  • EAN: 9788869194016