martedì 20 aprile 2021

Jack Kirby: The Epic Life of the King of Comics | Tom Scioli racconta Jack Kirby

di Alberto Tollini



Jack Kirby è un nome che non ha bisogno di presentazioni. Indipendentemente dalla vostra conoscenza sulla storia del fumetto americano, senza dubbio almeno una volta avrete sentito il nome di Jack Kirby e di come la sua arte e la sconfinata creatività abbiano rivoluzionato il medium, anche solo di sfuggita.

Kirby infatti è universalmente conosciuto come The King of Comics, epiteto che lo ha sempre messo in imbarazzo ma quanto mai azzeccato. Dal finire degli anni’60 il suo stile ha cambiato radicalmente la percezione del fumetto, plasmando eroi talmente iconici capaci di parlare direttamente alle emozioni dei lettori da più di quattro generazioni. 

Tom Scioli, autore di Philadelphia famoso per l’epopea cosmica Godland, non ha mai nascosto la sua devozione per il Re, tanto da esprimerla nelle sue tavole che seguono "la tradizione e filosofia Kirbyana", come affermato dallo stesso autore.

Ed è proprio dalla riverenza di Scioli che nasce Jack Kirby: The Epic Life of the King of Comics, un sentito e sincero omaggio all’artista più grande di tutti. Non siamo nuovi infatti a libri, saggi, mostre e documentari dedicati a Jacob Kurtzberg, ma mai prima d’ora la sua vita era stata raccontata attraverso il medium tanto caro all’autore di origine ebraica. L’opera si pone come una vera e propria biografia del Re, capace in poco più di duecento pagine di riassumere vita, morte e l’eredità dell’arte di Kirby. Una lettura coinvolgente e appagante, fruibile sia dal neofita, il quale verrà catapultato nel tumultuoso universo di Kirby, ma anche dal kirbyano più accanito che sicuramente scoprirà qualche dettaglio sulla vita dell’autore di cui non era a conoscenza.

Anche per Jack Kirby: The Epic Life of the King of Comics, Tom Scioli riprende la formula narrativa adottata su Fantastic Four: Grand Design. Per chi non lo sapesse, Grand Design è un progetto del 2018 ideato da Ed Piskor, artista di Pittsburgh amico di Scioli, il quale è stato capace di sintetizzare in 6 numeri la storia editoriale degli X-Men dalle origini fino agli anni’90 con la fine della gestione Claremont. Un notevole lavoro bibliografico e di sintesi su cui poggia le basi la linea GD, apprezzato a tal punto da spingere la Marvel a proporre Scioli di realizzare un suo Grand Design sui Fantastic Four di Lee e Kirby. Riprendendo appunto lo schema di Piskor, la serie sugli eroi che hanno dato il via alla Marvel Age of Comics denota evidenti difficoltà nello scorrere della narrazione, a causa anche della densità dei contenuti da sintetizzare, risultando meno godibile rispetto alla serie degli Uomini X

Fortunatamente le problematiche di storytelling viste in FF: GD sono un lontano ricordo in Jack Kirby: The Epic Life of the King of Comics. L’autore infatti snellisce lo schema visto nella sua precedente opera e inserisce l’elemento narrativo capace di rendere fluido il racconto, ossia narrare la vicenda dal punto di vista di Kirby: una scelta vincente che, a mio avviso premia Scioli, in grado di coinvolgere emotivamente il lettore, il quale da semplice osservatore, attraverso gli occhi del Re, si immedesima totalmente in Kirby, percependo il profondo senso di dedizione al lavoro e la sconfinata immaginazione che lo hanno contraddistinto, ma anche tutta la frustrazione e il risentimento dell’autore per non aver ricevuto il giusto riconoscimento dal mondo dell’editoria a cui tanto aveva dato.  


Un miglioramento dal punto di vista narrativo affiancato da un lodevole comparto grafico. Se in Go-Bots e in FF: GD le tavole dell’artista risultano molto dense, a tratti quasi caotiche per il numero di vignette che costituiscono la pagina, in The Epic Life of the King of Comics Scioli propone una rigida e costante griglia a 6 che solo in precise occasioni si lascia andare a soluzioni più elaborate. Uno schema rigoroso in grado di scandire il ritmo e che permette una divisione immaginaria in capitoli, come se stessimo leggendo un libro. Tra l’altro, risulta peculiare la scelta dell’artista di rappresentare Kirby come un piccolo ometto dagli occhi grandi con un sigaro in bocca e una matita in mano. Un’esagerazione che però permette a Scioli, di far empatizzare maggiormente il lettore con il suo protagonista. Una scelta che potrebbe stonare nel contesto biografico, ma che trova la sua ragion d’essere. In più oltre a questa chiave di lettura, a mio avviso la soluzione adottata da Scioli vuole essere anche una metafora del genio senza tempo di Kirby. Per tutta la durata del racconto, Jack Kirby viene rappresentato quasi in maniera caricaturale, con l’eccezione di un'unica vignetta dove si guarda allo specchio e si vede vecchio. Un momento ambivalente, che ci ricorda l’inesorabile scorrere del tempo, ma capace di rimarcare come l’immagine di Jack Kirby nella nostra memoria sia saldamente ancorata a quella di un artista nel pieno delle forze e alimentato da un estro creativo inesauribile.

Jack Kirby: The Epic Life of the King of Comics è senza dubbio una delle migliori graphic novel dello scorso anno. Un’opera poliedrica, autoriale e celebrativa da leggere, amare e consigliare. Al momento in Italia l’ultima fatica di Tom Scioli è inedita e purtroppo al momento non ci sono notizie su una sua pubblicazione futura, ma potete trovarla facilmente nella sua versione originale pubblicata da Ten Speed Press. 


domenica 4 aprile 2021

Intervista a Ryan Ottley

di Guglielmo Favilla


(Nota: la seguente intervista risale all'Edizione 2018 di Lucca Comics & Games. All'epoca, per Ryan Ottley l'avventura su Amazing Spider-Man era appena iniziata. Oggi, nel 2021, dopo 3 anni sulla serie, Ottley ha terminato il suo incarico per dedicarsi ad altri progetti in casa Marvel-e non solo...)


La serie animata di Invincible ha debuttato da poco su Prime Video e sta già mietendo successo e critiche entusiastiche, anche dai più scettici o da coloro che non avevano mai  dato una chance al capolavoro di Robert Kirkman (insieme a The Walking Dead). 
Un traguardo importantissimo per la saga, un meritato successo che travalica i confini della carta stampata (qui, in questa chiacchierata sul Friday Comic Book Podcast, insieme ad Alberto Tollini vi spieghiamo - se ancora ce ne fosse bisogno- perché leggere Invincible)

Ma oltre a Kirkman e a Cory Walker, che svilupparono la serie nel lontano 2003, è a un'altra persona  che si deve gran parte del successo dell'epopea di Mark Grayson. 

Nel 2018, dopo ben 14 anni si è concluso il suo lungo lavoro su Invincible; poi, per tre anni ha affrontato la sfida più importante per un disegnatore americano: disegnare la serie regolare di Amazing Spider-Man (con Nick Spencer ai testi). 
Si tratta di Ryan Ottley, una delle matite più talentuose ed energiche dell’ultimo millennio. 

Grazie a saldaPress lo abbiamo raggiunto a Lucca Comics & Games 2018 e abbiamo chiacchierato con lui  di di fumetto, creatività, botte di fortuna, grizzly e squali, sbranando pizza alle sei del pomeriggio.
La seguente intervista è ciò che è stato estrapolato tra una  masticata, una bevuta,  un  rutto sommesso e una  risata. Buona lettura.



PAPER APES: In Italia arriva in questi giorni la conclusione del tuo lavoro più importante: Invincible. Raccontaci di questa esperienza pluriennale e se avresti mai pensato, subentrando a serie iniziata, di contribuire alla creazione di un’iconografia così importante e imponente. 


RYAN OTTLEY: Sono entrato dal numero 8 succedendo a Cory Walker e da lì sono divenuto l’artista principale della serie. Non sapevo davvero come il pubblico avrebbe potuto recepirlo ma di giorno in giorno i lettori sono cresciuti sempre di più e siamo arrivati al punto in cui il nostro lavoro è stato celebrato in diversi Paesi! È stato meraviglioso lavorare a quest’opera, svilupparla graficamente. Nella mia mente ho sempre pensato di poter realizzare 15-20 numeri al massimo ma poi Image Comics ha apprezzato il mio lavoro e mi ha chiesto di rimanere a bordo. Adoro lavorare con Robert Kirkman, si tratta di uno dei miei autori preferiti; e ho amato ogni singolo personaggio della serie, mi sono innamorato di ognuno di loro… Debbie è come se fosse diventata la mia vera mamma e ogni volta in cui dovevo disegnare una scena in cui qualcuno le faceva violenza pensavo “Cavolo sto per fare del male a mia madre!” [Ride]. Ho anche molto apprezzato la libertà assoluta che Robert e gli editor mi hanno concesso nel corso degli anni: amo disegnare scene dalla forte carica gore quindi è stato assolutamente eccitante non avere nessuno alle spalle pronto a dire “non fare questo, non fare quello”. Ho speso tutto me stesso su queste pagine per oltre 14 anni e infine sono arrivato alla conclusione di volere qualcosa di diverso. Quindi ho chiamato Robert e gli ho detto “Ehi, credo sia arrivato il momento.” Anche lui era d’accordo così mi ha detto cosa aveva in mente per il numero 144 e abbiamo compiuto questo passo. Sono rimasto per un po’ a pensare a cosa volevo fare dopo: magari lavorare a un volume scritto e disegnato da me o affidarmi alle mani di qualche altro sceneggiatore… Fino a quando la Marvel mi ha chiamato proponendomi di lavorare su Spider-Man. Lì ho pensato “cavolo, questa potrebbe essere una bella sfida e un bel salto per la  mia carriera” [RIDE] e così eccomi qui. 

PA: E adesso stai lavorando su Spider-Man.. . Peter Parker e Mark Grayson sono due personaggi così simili e allo stesso tempo molto distanti: da una parte abbiamo un personaggio cresciuto nelle mani di molteplici autori, dall’altra uno che è stato plasmato soprattutto dalle tue mani, durante la sua splendida vita editoriale. Quali sono le differenze (se ci sono) nell’affrontare graficamente questo tipo di immaginario pop così consolidato? 



RO: In realtà sono mondi molto simili. Anche Invincible nella sua idea di fondo è molto iconico e pop allo stesso tempo. Per me questo passaggio è stato molto semplice: ho continuato a disegnare alla mia maniera e mi sembra quasi di non aver smesso con la serie alla quale sono ancora molto legato. Se ci pensi i personaggi principali (Peter e Mark, Mary Jane e Atom Eve) sono tutti molto simili tra loro. Potremmo dire quasi che ora sto disegnando un Mark Grayson castano [RIDE]. 



PA: Robert Kirkman in Invincible alterna lunghi dialoghi (come in The Walking Dead) a momenti action mozzafiato; pura esplosione muscolare che spesso diventa il centro della narrazione. Nick Spencer invece sembra in generale più concentrato sulla recitazione dei personaggi. E poi c'è la questione della violenza, fortissima e sorprendente in casa Skybound e molto più mitigata sul Ragno. In che modo affronti due sceneggiature così diverse? 

RO: Robert spesso si concentra sul puro e semplice dialogo: spesso ci sono diverse pagine con dialoghi molto lunghi e si passa facilmente da momenti di commedia a pura drammaticità. Ovviamente il lavoro su Spider-Man è condizionato da molte regole: non puoi “distruggere” il personaggio, io non posso certo rappresentare un Peter che va in giro per New York a massacrare di cazzotti chiunque gli capiti sotto tiro e chiaramente ho dovuto accantonare il mio caro gore. Non si tratta di intimidazione editoriale, semplicemente per alcuni aspetti sembra di lavorare a qualcosa di molto distante da quanto facevamo alla Image. Ma con Nick c'è un'ottima alchimia e, come Robert nelle sue sceneggiature, ha un ottimo senso dell'umorismo e un'ottima gestione del dramma...

PA: Sul tuo lavoro su Spider-Man hai mantenuto lo storico team di collaboratori (alle chine) che ti avevano accompagnato per anni su Invincible, mentre è  cambiato il team di coloristi. Pensi che questo cambio abbia influito in qualche modo sul tuo lavoro? 

RO: Ricordo perfettamente tutti coloro che hanno contribuito con i loro colori al mio lavoro su Invincible: Fco Plascencia, John Rauch, Jean-Francois Beaulieu, mentre per gli ultimi numeri ci siamo affidati a Nathan Faibarn. Tutti dei veri assi del settore che hanno contribuito a migliorare le mie tavole. Adesso su Spidey sono nelle mani di Laura Martin che sta facendo un ottimo lavoro e sta mettendo sotto una luce nuova le mie matite. Mi sto trovando molto bene. 


PA: Com’è nata la folle idea di GrizzlyShark? Quanto di te e del tuo modo di concepire i fumetti c’è in quest’opera? 

RO: Ho messo tutto me stesso in quell’opera, si tratta di qualcosa di completamente fuori di testa. L’idea iniziale è venuta fuori dalla mia mente e da quella di Jason Howard [disegnatore della serie Trees di Warren Ellis, pubblicata da saldaPress, ndr]. Ci trovavamo tutti e due ad una convention a Las Vegas, siamo usciti dopo un’intensa giornata di lavoro ed eravamo tutti e due molto stanchi, così abbiamo incominciato a sparare idee stupide [RIDE]. A un certo punto è uscita l’idea di mescolare squali e orsi grizzly e abbiamo pensato di realizzarla per una 24h Comic Day [idea nata dalla mente di Scott McCloud nel 1990, ndr] e così abbiamo deciso di dividerci i compiti: a lui sarebbero toccati gli orsi e a me gli squali. Abbiamo deciso di non rivelarci nulla sulle nostre idee per la rispettiva “metà” e avremmo poi mescolato tutto in un secondo momento. Ovviamente in 24 ore è molto difficile realizzare un progetto come questo e alla fine mi sono ritrovato con un soggetto completo e 10 pagine disegnate. Hai presente quando rimani in piedi per 15 ore dedicandoti quasi solo al lavoro? La tua mente comincia a vagare, sembra quasi come se tu fossi fatto, o potremmo dire “ubriaco di fatica". Ho visto il mio lavoro e ho cominciato a ridere senza controllo, poi ho mostrato il risultato alle persone che erano con me e, dopo averle viste reagire al mio stesso modo, mi sono detto “facciamolo!”. Ho scritto come un ossesso, trascinato dal divertimento che provavo, e proprio mentre lavoravo a Invincible ho passato i miei weekend di riposo su GrizzlyShark. Una volta che il primo numero era pronto, e dopo averlo riletto con gli editor, ho deciso di andare avanti. Jason con il tempo mi ha abbandonato ma alla fine è venuta fuori una miniserie di 3 numeri che saldaPress ha deciso di stampare in questo volume cartonato… E il risultato è strabiliante, fanno volumi veramente meravigliosi! 


PA: Con il tuo lavoro stai ispirando generazioni di artisti a venire. Ma da dove provengono le tue influenze maggiori? 

RO: Sono cambiate molto nel corso degli anni. Arthur Adams è sicuramente una delle mie pietre miliari ma adoro anche artisti provenienti da qualsiasi parte del mondo. Molti artisti francesi ma anche mangakaAlita è uno dei miei fumetti preferiti, ma amo moltissimo anche Berserk o Akira che è uno dei migliori manga che io abbia avuto il piacere di leggere. Anche se poi a ogni convention qualcuno viene da me e da Robert dicendo “Sono sicuro che voi adorate Dragonball” perché nella serie ci sono molte similitudini (Mark che viene sconfitto e ritorna ogni volta più forte, alcune razze aliene) e anche Monhax mi dicono tutti assomigli a uno dei personaggi principali (Piccolo, ndr) ma non ho ancora mai letto la serie di Akira Toriyama, anche se possiedo tutti i numeri. Non siamo noi che abbiamo copiato Dragonball, sono loro che hanno copiato noi… forse usando una macchina del tempo! [RIDE].



Grazie a Ryan Ottley per le risate,  la  simpatia e la disponibilità, a Jacopo Masini e saldaPress per la cortesia e possibilità e a Pietro Badiali per la preziosa collaborazione.


domenica 7 marzo 2021

Consigli di lettura: Un drago a forma di nuvola di Ivo Milazzo e Ettore Scola

di Pietro Lazzari


  

 

"Un drago a forma di nuvola" potrebbe sembrare una storia "troppo piccola" per il curato cartonato della Edizioni NPE che, con la solita qualità che la contraddistingue, propone questa graphic novel frutto della fortuita collaborazione fra due grandi maestri: Ivo Milazzo e Ettore Scola.

Il protagonista, Pierre, possiede una libreria specializzata in libri antichi a Parigi. Vive una vita rassicurante tra la routine del lavoro, le sue piccole abitudini e la figlia paralitica, alloggiata al piano superiore del negozio. L'unico svago per entrambi sono le letture serali con cui Pierre cerca di distrarre la ragazza. Tutto ciò verrà sconvolto da un incontro casuale che perturberà la vita del protagonista e lo spingerà a riflettere e ripensare se stesso.

Gli acquerelli di Milazzo ci catapultano fin dalle prime tavole nell'atmosfera del primo mattino parigino. Una sequenza iniziale di vignette mute accompagna l'occhio del lettore dal panorama della città, alle ampie strade  semivuote fino ad introdurlo nella libreria, nella quale si ha la sensazione di non avere spazio fra le montagne di volumi accatastati ovunque. Qui incontriamo il protagonista in un paio di tavole e Scola sfrutta la "voce" della figlia per descrivere un piccolo momento di distrazione durante il lavoro che rende Pierre immediatamente vero ed umano. 

La narrazione è un crescendo che porta il lettore a parteggiare per Pierre in questa sua difficile vita, sospesa tra i propri desideri e gli obblighi di padre; si ride, ci stupiamo e sbuffiamo con lui.

Al di là della storia in sé, la caratteristica sorprendente di questa graphic novel è la sua genesi. Scola, ormai a fine carriera, aveva messo nel cassetto il progetto del film "Un drago a forma di nuvola" scritto per la Medusa Film di Silvio Berlusconi: questo perché la scesa in campo politico di quest'ultimo, viste le loro divergenti idee politiche avrebbe potuto generare commenti ostili. Ma grazie al comune amico dei due artisti, Tommaso D'Alessandro, che li ha messi in contatto è nata l'idea di trasformare la storia in un fumetto.

Lo sviluppo di questa graphic novel diventa il riscatto per il progetto di Scola e dimostra come la Nona Arte sia un valido supporto transmediale, capace di proporre efficacemente una vicenda pensata per il cinema, emozionando con la potenza delle immagini e offrendo una narrazione matura e di qualità.

(Nota: alla fine il progetto del film è stato ereditato da Sergio Castellitto, per una trasposizione cinematografica di prossima uscita intitolata "Il Materiale Emotivo", con la regia dello stesso Castellitto e la sceneggiatura di Margaret Mazzantini). 

Una storia assai coinvolgente quindi che merita senz'altro di essere letta.

Assolutamente consigliato.

Editore: NPE
Collana: Ivo Milazzo
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 16 gennaio 2020
Pagine: 104 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788894818840

mercoledì 24 febbraio 2021

Mondi a fumetti da scoprire: introduzione al Predator-verso (e non solo...)

di Guglielmo Favilla


PREDATOR: 30° ANNIVERSARIO


Una volta, prima di internet, si usava molto di più l’immaginazione. Quando usciva un grande film di genere al cinema (ovvero di grossa portata popolare, tanto da segnare l’immaginario di milioni di spettatori) potevano passare anni prima di un possibile seguito e in quel lasso di tempo gli appassionati immaginavano arditi prosegui e sviluppi di storie potenzialmente infiniti. Le storie a fumetti erano quindi ottimi tappabuchi narrativi, assai stimolanti nell’alimentare speranze, spunti e cosmogonie variegate (si pensi a Star Wars, su tutte,  ma anche Terminator o Robocop…)

In questo senso i film di Alien e Predator sono esemplari e un autore in particolare, Mark Verheiden, fu il responsabile che alla Dark Horse traghettò le due saghe sulla carta stampata con ipotetici seguiti delle fortunate pellicole. Le opere di Ridley Scott (1979) e James Cameron (1986) erano tanto differenti tra loro per ritmo e modalità narrative quanto perfettamente calate in unico universo riconoscibile per entrambe. Verheiden con Aliens ha quindi diligentemente (e brillantemente) “fatto i compiti”, approcciandosi all’universo degli xenomorfi con la “dovuta” seriosità e gravosità.

Con Predator invece, forte di una sola e recentissima pellicola alle spalle, lo scrittore si diverte e lascia andare molto di più, sfornando una serie che frulla senza pudori l’action e l’horror in voga ai tempi, per il suo e nostro sollazzo. Tre storie divise fra l’88, il ’90 e il ’96 che vedono protagonista il maggiore “Shaef” Shaefer (non sapremo mai il nome di battesimo) fratello cartaceo di quel Dutch Shaefer interpretato da Arnold Schwarzenegger, protagonista del primo fondamentale Predator dell’87 . Come lui (e più di lui) sbruffone, auto ironico e fisicamente imponente  ma anche assai più cinico e iracondo, Shaef si  ritroverà per ben tre volte faccia a faccia con i cacciatori alieni, bramoso di scoprire la verità sul destino del fratello e impulsivo ai limiti del suicidio.

Verheiden riprende inoltre dal film capostipite il personaggio dell’ambiguo Generale Phillips,  rendendolo un elemento chiave nelle tre vicende… dopodiché incomincia a giocare a suo piacimento. Tre storie semplici, tre avventure che contribuiscono ad alimentare il mito del temibile alieno, raccontandone nuove caratteristiche e peculiarità ma lasciando la giusta dose di mistero. Si parte con la seminale Giungla di Cemento, in una torrida New York dilaniata da guerriglie urbane fra bande di spacciatori e narcotrafficanti (con un ritorno lampo alla giungla del primo film); l’azione si sposterà poi nelle nevi della Siberia in Guerra Fredda (ambientazione assai inusuale per gli Yautja) dove

l’esercito sovietico e i servizi segreti americani si contendono tecnologia extraterrestre in seguito all’arrivo di una navicella aliena; infine si torna, con Fiume Oscuro, alla più classica e archetipica battaglia tribale tra l’Uomo e l’Alieno  nell’afosa giungla sudamericana.

Il tutto condito da amicizia virile (il rapporto da buddy cop comedy con Rasche, il sodale collega del protagonista) donne bellissime, vili uomini di potere e oscuri segreti.

Ah, e  invasioni aliene e ultraviolenza, of course.


Ma come risultano questi fumetti a distanza di 30 anni (e poco meno)?

Sono storie che hanno anticipato e largamente influenzato la mitologia dell’Alieno Cacciatore come lo conosciamo oggi.

Nel caso specifico di Giungla di Cemento, come racconta Verheiden nella postfazione al volume, diversi spunti e atmosfere sarebbero state usate in quel Predator 2 del 1990 , ancora oggi troppo sottovalutato. L’ambientazione urbana, le guerre fra gang, la sparatoria in metropolitana, il turpiloquio esasperato sono tutti elementi finiti nel secondo capitolo cinematografico del buon Stephen Hopkins.

E, a proposito di turpiloquio esasperato, sono storie dove si leggono ad un ritmo sostenutissimo raffiche di battute come:

“Bel colpo amico…ma avrei una domanda… hai un coltello nel petto o sei solo contento di vedermi?”

“Conosco Shaefer. La sua assicurazione copre la automobili che gli vanno a finire addosso.”

“A Sting sarebbe venuto un colpo alla notizia di un’intera tribù sterminata, ma, ehi… c’est la vie, cazzo!”

Una lettura divertente che fa provare nostalgia verso un certo cinema action testosteronico, rozzo e auto ironico come non si fa più, quello di gente come Mark Lester, Craig R. Baxley, Mark Goldblatt o il primo Renny Harlin:  l’impronta è  insomma sapientemente rude e sarcastica, sboccata, e, per chi ama il genere, assai avvincente. Graficamente (e non solo) la migliore del lotto è proprio Giungla di cemento, dove Chris Warner è affiancato da Ron Randall e ci regala tavole dal sapore semplice e accattivante, di brutale efficacia.

La seconda e terza storia vedono il solo Randall ai disegni, i quali risultano forse un po’ più figli della loro epoca, soprattutto in Fiume Oscuro dove è evidente l’influenza del “tratto Image” imperante in quegli anni. L’artista fa comunque un onesto e solido lavoro: dopotutto, come asserisce lo stesso Verheiden nella postfazione del volume, “Ron è stato abilissimo a immortalare sia scene d’azione che donne assolutamente stupende… sempre pronto ad affrontare tutte le sfide che gli lanciavo… e gliene ho lanciate parecchie!”



Un gioco al rilancio e una scommessa vinta. Un bellissimo volume da libreria edito da saldaPress, arricchito da un’interessante prefazione di Chris Warner e dalla postfazione dello stesso Verheiden.

PREDATOR – HUNTERS

Il buon Chris Warner torna unicamente in veste di scrittore rilanciando alla grande il cacciatore alieno e imbastendo una trama semplice e galvanizzante: rimette in scena il caporale di sangue navajo Enoch Nakai, già protagonista della storica miniserie Big Game del grande John Arcudi datata 1991 e lo affianca ad un gruppo di combattenti sopravvissuti a precedenti scontri con la temibile razza aliena.

Tra piccoli colpi di scena che movimentano piacevolmente la lettura e personaggi egregiamente stereotipati (il vigliacco razzista, la rude e affascinante donna guerriera) Warner arriva addirittura a citare brillantemente (e ci piace pensare consapevolmente) il finale di Deliverance (Un tranquillo weekend di paura) già dopo poche pagine dall’inizio della miniserie. Ai disegni un talento come Francisco Luiz Velasco dal tratto molto dinamico e ultramoderno: già ottimo storyboarder e conceptual artist per Hollywood (Pacific Rim e Thor:Ragnarok per fare solo due esempi) dà il suo meglio nelle concitate sequenze d’azione e soprattutto nello splendido design delle armature dei Predator…


Prima parte di un'appassionante trilogia, rappresenta lo stimolo creativo definitivo per Chris Warner come cantore delle avventure dello Yautja: come ha raccontato lo stesso Chris, la sfida più grande e intrigante come autore è immaginare contesti storico-ambientali sempre diversi dove poter calare i temibili cacciatori alieni…

PREDATOR: LIFE AND DEATH

Primo capitolo di Life and Death, sequel dell’ottimo Fire and Stone, progetto a più mani che coinvolgeva e collegava gli universi narrativi di Aliens, Predator, Aliens vs Predator e Prometheus, si presenta come un nuova epopea entusiasmante orchestrata stavolta da un solo, grande, autore: il veterano Dan Abnett. L’autore inglese, ormai da anni in solitaria dopo il fortunato e consolidato team artistico con Andy Lanning, è abilissimo ad “apparecchiare” il sequel, sviluppando un primo capitolo (di quattro) ambientato circa un anno dopo gli eventi di Fire and Stone. E lo fa scegliendo di partire proprio con i temibili Yautja sviluppando una trama tanto semplice quanto elettrizzante: l’apparente missione di routine di un manipolo di marine coloniali sul planetoide LV-797 viene sconvolta dal ritrovamento di una misteriosa nave a forma di ferro di cavallo che fa gola anche a un gruppo di feroci cacciatori alieni…

Abnett mixa con grande abilità le atmosfere di Aliens di James Cameron (la presenza dei marines coloniali, le relazioni tra loro, gli scontri col bieco rappresentante di turno della Weyland-Yutani) e l’approccio del primo Predator dell’87, riportando di nuovo protagonista la componente horror da anni un po’ svanita nelle storie degli Yautja, a favore dell’aspetto puramente sci-fi/action.

Ai disegni l’efficace Brian Albert Thies, talento americano già autore di svariati numeri di Star Wars Legacy, dal tratto scuro, affilato ed energico. Ottimi dialoghi, senso del pericolo incombente e splendidi presupposti narrativi. Siete pronti ad affrontare l’abisso?


E questo è solo un assaggio di mondi oscuri e affascinanti, tutti da scoprire. 

Non ci resta che affidarvi alle parole della saldaPress:

"ALIEN & PREDATOR: FUORI TUTTO!

Un’occasione UNICA e IRRIPETIBILE per portarvi a casa a prezzi incredibili il meglio dell’Aliens universe a fumetti!

Da oggi e fino al 31 marzo 2021, trovate nel nostro shop online, nella categoria ALIENS & PREDATOR tantissime offerte da non perdere.
Qui: https://bit.ly/3 u2W3xE

Potete acquistare gli albi dei mensili ALIENS e PREDATOR a metà prezzo, la collezione completa degli albi a prezzo speciale, così come i cicli completi di FIRE AND STONE e LIFE AND DEATH, o tutti i cartonati usciti in questi anni in un colpo solo e altro ancora.

Insomma, se avevate intenzione di recuperare i fumetti di questi due eccezionali universi a fumetti, è arrivato il vostro momento.

Fuori tutto!
Ora."


 



 


lunedì 8 febbraio 2021

L’Universo a fumetti di Black Hammer

di Nicolò Beretta

Tra tutte le proposte originali che il mondo del fumetto ha offerto negli ultimi anni, quella che più mi ha appassionato e stregato è sicuramente Black Hammer dell'autore canadese Jeff Lemire: un progetto in cui lo scrittore riversa tutto il suo amore per la nona arte e che ha preso sempre più vita, articolandosi e dipanandosi in prequel, sequel e spin-off (addirittura ottenendo un crossover con la Justice League), coinvolgendo i migliori artisti e sceneggiatori in circolazione. 

L'intento di questo articolo è di raccontarvi tutte le sfaccettature dell'universo Black Hammer, presentandovelo in ordine di pubblicazione italiana e integrandovi le uscite americane con quelle già pubblicate nel nostro paese da Bao Publishing



Le Origini

L’idea di dare vita a un proprio universo a fumetti che omaggiasse i grandi comics americani venne a Lemire mentre era al lavoro sull'intimo Essex County (2007): convinto che non sarebbe mai riuscito a realizzare questo ambizioso desiderio, si limitò a riversare tutto il suo amore per il fumetto di supereroi proprio in quelle pagine così personali. 

Nel 2014, mentre lavorava in DC Comics e in Marvel, il canadese sentì che poteva essere il momento giusto per dare finalmente forma al suo sogno, proponendolo a un editore (Dark Horse Comics). 
I suoi numerosi impegni per le due major (Green Arrow, parte dell’universo dark su Animal Man e la versione Earth One dei Teen Titans per la DC; prima All New Hawkeye e dopo Old Man Logan per il rilancio All New All Different per la Marvel) non gli avrebbero però permesso di dedicarsi contemporaneamente alla scrittura e ai disegni del suo progetto. È l’incontro con il disegnatore Dean Ormston a liberarlo da questa empasse: Lemire si era infatti molto appassionato allo stile dell’artista inglese visti suoi lavori per la Vertigo e sentì che sarebbe stato perfetto per il tipo di storia che aveva in mente, diversa dall’idea di supereroi tradizionali. 

Secondo i piani la serie sarebbe dovuta uscire nel Marzo del 2015, ma alcuni seri problemi di salute di Ormston costrinsero a far slittare l’esordio nell’estate del 2017
L’uscita avvenne infine a Luglio e il fumetto si aggiudicò subito il premio Eisner nello stesso anno come miglior nuova serie. Il lavoro continuò quindi a raccogliere premi e nomination fino all’acquisizione dei diritti da parte della Legendary per adattare Black Hammer sia per il cinema che la televisione, coinvolgendo- in caso di sviluppo- lo stesso Lemire nello staff creativo e di supervisione del progetto. 

Un sogno che si realizza e  un vero e proprio trionfo per l'autore canadese.

Ma scopriamo la serie nel dettaglio.

 BLACK HAMMER (2016)


I protagonisti del racconto sono un piccolo gruppo di eroi della fantomatica città di Spyral City: il forte Black Hammer, il lottatore Abraham Slam, l'alieno mutaforma esiliato dal suo popolo BarbalienGolden Gail che al grido di una parola magica può trasformarsi in una supereroina, il robot Talky-Walky, il folle esploratore spaziale Colonnello Weird e la sfuggente strega Madame Dragonfly. In seguito ad una disperata lotta contro l’onnipotente Anti Dio, arrivano a sacrificarsi per salvare la loro città. 

I protagonisti si ritrovano inspiegabilmente catapultati nel nostro mondo, nella fattoria di una piccola cittadina della provincia americana: sembrano impossibilitati a fuggirne e alcuni del gruppo hanno anche perso le loro abilità. L’unico di loro sparito nel nulla dopo il combattimento è proprio Black Hammer, il quale ha abbandonato la figlia Lucy Weber, giornalista di Spyral City fermamente intenzionata a scoprire cosa sia accaduto al                                                                                                 padre e ai suoi compagni... 

Lemire riversa già in queste pagine tutto il suo amore per il fumetto americano di supereroi, passando attraverso le ere dei comics, dalla Golden alla Silver e alla Bronze Age


Il suo appassionato omaggio prende forma già attraverso i character stessi, evidenti citazioni a figure Marvel, DC, Image; e si manifesta anche nella riproposta stilistica di copertine di riviste come Weird Tales o quella all'iconica cover del Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller. Ponendo questi protagonisti in un contesto a loro completamente avverso, le loro personalità, i dubbi e le insicurezze affiorano prepotentemente, arrivando a colpire con potenza il lettore. Esempio lampante è quello di Golden Gail, una donna i cui poteri ricordano quelli di Shazam ma al contrario: può trasformarsi in una ragazzina dotata di super abilità, ma bloccata in questa forma non può compiere azioni normali per un adulto, come ad esempio fumare una sigaretta. 
Dean Ormston si conferma una scelta più che azzeccata, ricordando molto lo stile del Lemire disegnatore, e il suo tratto fine evidenzia le fragilità dei personaggi.

SHERLOCK FRANKENSTEIN E LA LEGIONE DEL MALE (2017) con David Rubìn 


In seguito ad altri problemi di salute di Ormston, Lemire è costretto a rallentare la scrittura della serie e comincia a maturare il proposito di espandere il suo universo con degli spin-off. L'idea dell'autore canadese è di concentrarsi sui villain di Spyral City: per questa nuova storia viene scelto lo spagnolo David Rubìn, (autore del bellissimo L’Eroe) come  disegnatore dei cinque numeri della serie. 
Raccontando le indagini di Lucy Weber sulla sparizione del padre e degli altri eroi, la storia ci porta tra i vicoli e le strade di Spyral City, presentandoci alcuni dei più acerrimi nemici di Black Hammer e compagni. La profondità data a questi personaggi è la medesima osservata nei protagonisti: scoprendo le motivazioni che hanno portato questi cattivi a scontrarsi con i buoni, non possiamo fare a meno di empatizzare con essi (anche loro incarnazioni di altri fumetti e classici della letteratura horror). L’approccio grafico di Rubìn si discosta da quello di Ormston, dando una visione più colorata, quasi psichedelica di questo mondo, ma altrettanto suggestiva e meritevole. 

 DOCTOR ANDROMEDA (2018) con Max Fiumara


Nel corso della sua indagine, Lucy Weber si rivolge a un eroe che spesso si ritrovò al fianco di Black Hammer,
Doctor Andromeda. Inizialmente presentato come Doctor Star, Lemire dovette ribattezzarlo in seguito a problematiche di diritti: il personaggio è tributo evidente  allo Starman di James Robinson, non solo nelle sue fattezze ma anche nella sua identità smascherata (Jimmy Robinson). Il passato e il presente del protagonista vengono intrecciati, alternando il racconto delle sue origini con il suo tentativo di recuperare il rapporto con il figlio, malato di cancro. Il vecchio eroe, in cerca di una cura, percorre un viaggio nei meandri dello spazio, venendo in contatto con un esercito di alieni che, ispirati dalle sue imprese, hanno formato un vero e proprio corpo di eroi spaziali (ovvia citazione alle Lanterne Verdi, con tanto di una propria versione del “giuramento”). 

Ancora non pubblicato nel nostro paese, questo è uno degli spin-off più belli tra quelli usciti sinora: emozionante e commovente, narra del desiderio di un uomo di recuperare il rapporto con la sua famiglia, da cui si allontanò per perseguire le ricerche sulle possibilità dei suoi poteri.

 BLACK HAMMER L’ERA DEL TERRORE – PARTE 1 (2018)

Con L’Era del Terrore Lemire torna a raccontare la trama principale di Black Hammer: Lucy Weber, divenuta la nuova Black Hammer, è riuscita a raggiungere gli sperduti eroi di Spyral City, scoprendo anche la verità dietro alla loro sparizione. Sul punto di rivelarla agli eroi, ormai rassegnati, la ragazza sparisce improvvisamente davanti a loro. La figlia del precedente Black Hammer si risveglia letteralmente all’Inferno, e si trova costretta ad attraversarne i gironi, scontrandosi con demoni e dannati che faranno di tutto per fare propria l’anima della donna. 

Una parentesi ancora più oscura della precedente, a tratti onirica, che non solo mette (ancora) in scena nuovi personaggi ed entità che traggono ispirazione dai capisaldi della Vertigo -come Sandman e Hellblazer- ma riesce a insinuare il dubbio nei suoi protagonisti (e nel lettore) che dietro alle loro varie peripezie ci possa essere una volontà superiore.


 QUANTUM AGE (2018) con Wilfredo Torres 

L’universo di Black Hammer non si espande però solo verticalmente, raccontando le vicende dei singoli personaggi visti nella serie principale, ma si sposta anche avanti e indietro sulla linea temporale di questo mondo. E’ il caso di Quantum Age, disegnato da Wilfredo Torres, spin-off collocato decenni nel futuro del mondo di Lemire: 100 anni dopo lo scontro tra l’Anti Dio e la Quantum League, un gruppo di personaggi, ispirati dalle azioni degli eroi di Spyral City, decide di formare una nuova squadra. Trascorsi altri 25 anni, la città è diventata una metropoli buia, popolata dalle più disparate razze aliene e sottomessa a un dittatore; alcuni giovani, riuniti dal caso, si ritrovano ad unire le loro forze per difendere l’universo. 
Lemire mette in campo le versioni giovani e future dei suoi eroi, mettendo sulle loro spalle le responsabilità e gli errori commessi dai loro predecessori, intrecciando le vicende dei nuovi e dei vecchi personaggi. Forse è lo spin-off che ho gradito meno, anche per via del disegnatore scelto, molto (forse troppo) classico rispetto a Dean Ormston, caratteristica che invero aiuta a rafforzare lo stacco temporale tra la storia e la serie principale. 

 CTHU-LOUISE (2018) con Emi Lenox 

Breve parentesi nata dalle pagine di Sherlock Frankenstein, questo albo singolo è incentrata sulla giovane protagonista: figlia dell’idraulico Cthu-Lou (diventato per caso avatar di una antica divinità cosmica e nemico della Quantum League), la piccola ha visto ricadere sulle proprie fragili spalle la stessa maledizione del padre. Questo è fonte di non poche problematiche per Louise, già vessata dalla madre e vittima di scherzi e angherie dai suoi compagni di classe. In poche pagine, assistiamo al tormento della bambina sulla sua natura e sul perché non possa essere come tutti i suoi coetanei. 

 BLACK HAMMER: L’ERA DEL TERRORE – PARTE 2 (2019) 

Con la seconda parte de L’Era del Terrore, Lemire conclude anche la fase 1 del suo progetto. 
L’albo si apre con un'avventura in solitaria del Colonnello Weird, separato dai suoi compagni e ritrovatosi in un mondo in cui si trovano tutta una serie di personaggi scartati dall’autore: ciascuno di essi incarna un genere diverso proprio del fumetto Golden Age, da quello di guerra a quello fantasy, dal poliziesco a quello di avventura, ma si arriva anche alle esagerazioni tipiche degli anni ’90 (come le loro versioni animalesche). Questa parentesi è illustrata da Rich Tommaso, un’altra scelta assai azzeccata da parte di Lemire. 

Ritroviamo poi gli eroi della Quantum League, tornati misteriosamente a Spyral City, privi però di tutti i loro ricordi della vita nella fattoria; in un momento assai critico, in cui si palesano avvisaglie del ritorno dell’Anti Dio, i membri del gruppo scoprono che dietro tutti i loro trascorsi c’è -nientemeno-il tradimento di uno di loro. Ancora una volta, Lemire mette in luce le debolezze dei suoi protagonisti, minando la stabilità di questa famiglia; una famiglia piuttosto disfunzionale, ma che interagisce e reagisce esattamente come un vero e proprio nucleo famigliare. 

Rivedremo prima o poi questi personaggi? 



 BLACK HAMMER ’45 (2019) con Ray Fawkes e Matt Kindt 

Se in Quantum Age siamo saltati avanti nel tempo, in Black Hammer ’45 scopriamo l’origine della Quantum League, in una precedente versione del gruppo di eroi; per la prima volta, Lemire si affianca alla scrittura con un altro sceneggiatore, Ray Fawkes. Durante la Seconda Guerra Mondiale, un manipolo di aviatori contrasta le forze dell’Asse e dell’Unione Sovietica: un gruppo di soldati di colore che hanno vissuto sulla propria pelle le discriminazioni razziali e si batte contro leggendari aviatori nazisti ed enormi robot comandati dai russi. 
Si ritrovano qui una serie di divertenti cliché tipici delle storie che hanno romanzato il periodo, come l’impiego e la ricerca di armi sovrannaturali nel conflitto (qualcuno ha detto Hellboy o Società di Thule?); tra divinità nordiche e lupi mannari nazisti, fanno la loro comparsa anche personaggi che abbiamo già conosciuto, come Abe Slam o Wingman, reclutati dal Governo per impiegare le proprie abilità contro i tedeschi. Ancora una volta, la scelta del disegnatore è molto accurata: in Matt Kindt troviamo non solo un autore molto simile al tratto di Lemire e Ormston, ma anche l'artista ideale per restituire al lettore le atmosfere del fumetto d’epoca.

 BLACK HAMMER vs JUSTICE LEAGUE (2019) con Michael Walsh

Uno dei riconoscimenti alla serie dello scrittore canadese è sicuramente  la proposta della DC Comics di un crossover tra gli eroi di Spyral City e la loro Justice League. Collocato poco dopo l’inizio della serie principale, questo breve racconto vede i personaggi dei due gruppi vittime di un gioco misterioso: improvvisamente Batman, Superman, Wonder Woman e i loro compagni si ritrovano in una fattoria sperduta in mezzo alle campagne americane, mentre la Quantum League viene catapultata tra le strade di Metropolis, sotto assedio dell’alieno Starro
Personalmente ho trovato più interessante l’idea in sé che il suo sviluppo, piuttosto prevedibile nello svolgimento e nella risoluzione.
Magari in futuro un nuovo incontro tra i due schieramenti (lasciato intendere) potrebbe avere sviluppi più interessanti...

 SKULLDIGGER + SKELETONBOY (2019) con Tonci Zonjic 

Primo tassello della seconda fase dell'affresco di Lemire, questo spin-off è senza dubbio il mio preferito: abbiamo solo intravisto il vigilante Skulldigger nelle pagine di Doctor Andromeda (dettaglio che quindi collocherebbe questa storia più o meno in contemporanea con le indagini di Lucy Weber), un personaggio inquietante e dalla dubbia morale. 
Durante una delle sue ronde notturne, l'antieroe uccide un rapinatore che ha appena assassinato una coppia davanti agli occhi del loro figlio, testimone impotente della scena. Tra il giustiziere e il ragazzino nasce dunque un legame che -complice il forte trauma subito- avvicinerà sempre di più il giovane al giustiziere senza freni, in un rapporto molto simile a quello che c’è tra il vecchio Cavaliere Oscuro e la sua spalla nel Dark Knight Returns di Milleriana memoria. 
A peggiorare la situazione c’è anche l’evasione dal carcere di Grimjaw, anche lui già apparso in Sherlock Frankenstein, con cui Skulldigger ha ancora un conto aperto. Tra le atmosfere di Gotham City e la morale distorta del Punitore, vediamo svilupparsi il rapporto tra i due controversi protagonisti in una Spyral City buia e cupa, in piena campagna elettorale. Interessante è proprio la figura dell’aspirante sindaco, da poco rivelatosi essere un ex vigilante proprio come Skulldigger, che ha deciso di confessare il suo passato nelle sue memorie scritte (esattamente come fece Hollis Mason, il vecchio Gufo Notturno, in Watchmen). Lo stile e i colori densi di Tonci Zonjic mi hanno ricordato molto quello del David Mazzuchelli di Batman Anno Uno, dipingendo una Spyral City malfamata, abbandonata dai suoi eroi. 


In questo periodo stanno uscendo in America altri due nuove serie nate da Black Hammer. 
Colonel Weird: Cosmagog, disegnata da Tyler Crook, sarà un punto di raccordo tra le due fasi del progetto di Lemire e approfondirà uno dei personaggi più interessanti della vicenda, reso folle dai suoi continui viaggi tra le dimensioni; in Barbalien: Red Planet vedremo invece l’arrivo sulla Terra di Mark Martz, alieno mutaforma piombato sul nostro mondo negli anni’80, tra l’impazzare dell’AIDS e un pericoloso nemico che lo sta braccando. Ai disegni  di quest'ultima troviamo Gabriel Hernandez Walta, autore della pagine del Visione di Tom King
Inoltre, è già prevista per Marzo l’uscita di Black Hammer: Visions, una serie di albi singoli, ognuno incentrato su un singolo personaggio della Quantum League, ognuno realizzato da team artistici di altissimo livello (si parla di Geoff Johns, Chip Zdarsky, Scott Snyder, Kelly Thompson, Mariko Tamaki…). 


Insomma, un universo in continua espansione che non vedo l'ora di continuare a esplorare...

domenica 31 gennaio 2021

Favola del gabbiano bestemmiatore - Un piccolo libro da scoprire e amare

di Francesca Di Matteo

Esiste una gerarchia nella sofferenza?

Non per il dio degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani (i quali "erano molto amici e qualcuno addirittura pensava che fossero una sola persona, ma questa è una questione di poco conto e non riguarda la favola del gabbiano bestemmiatore"); insieme decidono di aiutare un gabbiano  che continua a torturarsi, imprecando contro se stesso.


La tristezza di un solo gabbiano, reiterata tramite la bestemmia autoinflitta, diventa eco che raggiunge addirittura il cielo.

L'amore e il dolore si possono misurare sull'unico metro di giudizio di chi li sta provando: questo le Divinità lo sanno  e intervengono senza mai esitare. Spiegano così tutte le loro forze nell'impresa, accettandone l'esito nonostante si discosti dalle loro aspettative.

Alla fine, il tormentato gabbiano riuscirà a scendere a patti con la propria sofferenza ma senza mai dimenticare il dolore e l'amore.

Imparando a dar loro un nuovo significato.


Tutto questo è raccolto in un piccolo libro, scritto con garbo e ironia dal giornalista e reporter Sergio Nazzaro e illustrato magnificamente da Giancarlo Caracuzzo, "Favola del gabbiano bestemmiatore" è un gioiellino che va ad impreziosire il già ricco catalogo di Lavieri.

Editato con la solita classe, è impossibile non riconoscergli una voce - e un pizzico di coraggio - fuori dal comune tra i libri per ragazzi attualmente in circolazione.


Editore: Lavieri
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 30 aprile 2014
Pagine: 36 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788896971253