venerdì 13 novembre 2020

Perché è impossibile non amare Pissarro: "Mio caro Lucien - Lettere al figlio su arte e anarchia"

di Francesca Di Matteo

PISSARRO: UNA PREMESSA

Pissarro è stato una figura speciale nel mondo impressionista; non si limitò al solo ruolo di primo piano nella costituzione della corrente artistica, ma fu uomo attento alla società e ai suoi mutamenti, rivelandosi maestro non solo per la tecnica ma anche in quanto abile pedagogo, vero e proprio punto di riferimento per gli artisti della sua epoca.

Seppur inserito a tutto tondo nel suo tempo, Pissarro con le sue idee, intuizioni, sogni e passioni, emerge e si eleva, divenendo una figura guida; prendendo in prestito le parole di Cézanne: "l'umile e colossale Pissarro fu per me un padre. È un uomo da consultare e qualcosa come il buon Dio."

Camille Pissarro, autoritratto (1898 circa)

La sua straordinaria personalità, il suo impegno politico, l'amore per l'arte, l'affetto per il figlio sono tutti elementi che, impossibili da contenere, esplodono nell'epistolario in un trionfo di passione per ogni aspetto della vita.

IL VOLUME

Lettera dopo lettera, Pissarro dipinge un quadro dettagliato del mondo artistico, culturale e politico del tempo; una pulsante passione anarchica e amore sconfinato per la pittura accompagnano, dal 1883 al 1903, questo sincero e intimo scambio di missive con il figlio Lucien.

La corrispondenza progredisce con la storia francese e ne accoglie i fatti, portando testimonianza degli eventi ma anche dei timori e dei pensieri del pittore come uomo, come artista -pronto a difendere e non svendere le sue creazioni- esoprattutto, come padre.
Un padre che ha saputo sviluppare  e valorizzare le capacità artistiche del figlio, al quale trasmette i valori dell'anarchismo in uno scritto mai privo del suo grande affetto, stima e identificazione empatetica.

Il mio amore per Pissarro nasce sui banchi di scuola e la scoperta di questa raccolta (egregiamente curata da Eva Civolani e Antonietta Gabellini, che nel volume edito da Eleuthera ci regalano un'introduzione esaustiva e propedeutica alla lettura delle lettere) è stata per me una sorpresa e una grande gioia.

Pissarro è artista, padre, anarchico; è marito, amico, collega e pedagogo; è un'armonia di molteplici figure che scalda il cuore  e culla il pensiero di chi legge.
Questo prezioso scambio epistolare è una finestra che ci dà la possibilità di entrare in contatto con i suoi pensieri e sentimenti più profondi. Ci immergiamo in un mondo altro, lontano eppure ancora vivo e vibrante.

Un viaggio attraverso il tempo, rientrati dal quale l'unica malinconia sarà quella di non aver vissuto davvero con lui.

Camille Pissarro, Boulevard Montmartre: martedì grasso (1897)

(Nota: nel testo faccio riferimento alla prima edizione del 1998, ancora titolata "Mio Caro Lucien- Lettere al figlio su arte e anarchia", ora rieditata col solo titolo "Lettere al figlio su arte e anarchia")

Editore: Elèuthera
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 1 marzo 2018
Pagine: 208 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788833020044



sabato 7 novembre 2020

Punisher: The Platoon - A proposito di Garth Ennis pt.2

di Guglielmo Favilla

(Nota: il seguente articolo è stato pubblicato in precedenza il 06/08/2018)

(Nota: per leggere la prima parte di "A proposito di Garth Ennis" potete usare questo link)

"Vedete non si tratta solo della guerra e di quel che abbiamo perso, e nemmeno solo del paese. Si tratta degli uomini che tornarono a casa."

MATRIMONI FELICI

Ci sono matrimoni meravigliosi e di natura diversa nel mondo del fumetto. Tra disegnatore e inchiostratore, tra disegnatore e colorista, tra sceneggiatore e disegnatore (ci torneremo dopo) e tra autore/sceneggiatore e personaggio. Magari questi matrimoni avvengono quando una casa editrice (Marvel) affida a un autore già ampiamente affermato e con uno stile fortemente personale (Garth Ennis), uno dei suoi personaggi di culto (il Punitore), di fatto in un momento di appannamento (il Punitore trasformato in angelo vendicatore dalle schiere celesti…).

Da più di quarant’anni nella storia editoriale della Casa delle Idee ci sono stati esempi illustri di gestioni rivoluzionarie per longevità e qualità assoluta: Chris Claremont con gli X-Men, Frank Miller con Daredevil (e in seguito Bendis), Walt Simonson e poi Jason Aaron con Thor, Byrne e poi Hickman con i Fantastici Quattro, Brubaker con Capitan America… Ma forse uno dei matrimoni più felici e indiscussi per rapporto durata/rivoluzione/eccellenza è stato quello di Peter David con Hulk.

Una gestione incredibile (ehm) durata più di 10 anni – con innumerevoli ritorni – dove l’autore ha fatto suo il personaggio, immergendolo in ossessioni personali, rivoluzionandone lo status quo e rafforzandone la mitologia. Per farla breve: ci sarà sempre un prima e un dopo Peter David nella vita editoriale di Hulk. E, sicuramente, ci sarà sempre un prima e un dopo Garth Ennis nella vita editoriale del Punisher.

WHAT A WONDERFUL ELSEWORLD

Il Punitore, the Punisher, Frank Castle, Francis Castiglione

: figlio diretto degli USA anni ‘70, del post Watergate, del post Vietnam. Sono anni in cui in America soffia fortissimo un vento di antieroismo, al cinema come nella letteratura. Creato dal veterano Marvel Gerry Conway e nato come comprimario sulle pagine di Amazing Spiderman nel ‘74, il Nostro farà presto breccia nel cuore dei lettori. Nei decenni successivi autori fondamentali come Mike Baron, Steven Grant, Carl Potts, il duo inglese Abnett & Lanning e soprattutto Chuck Dixon, lasceranno un segno indelebile nella storia del personaggio e la sua avventura editoriale è nota fra gli appassionati.

Ma nessuno farà meglio di Ennis. Ecco, Ennis sul Punitore ha avuto lo stesso approccio radicale e senza precedenti di David su Hulk, ma con un doveroso distinguo.

Peter David è stato, al pari dei grandi nomi citati prima, un abile architetto della Casa delle Idee pienamente innamorato della materia supereroica: la sua gestione del Golia Verde è stata sì rivoluzionaria, ma perfettamente in continuity con l’universo Marvel. La direzione di Ennis su Castle – e non poteva essere altrimenti - sarà invece libera e fieramente selvaggia, scevra da ogni Comicscode e gabbia narrativa. Dopo un primo memorabile incontro nel 1995 (il bellissimo one-shot Punisher kills the Marvel Universe) Ennis incrocia nuovamente la strada col personaggio alla fine del millennio, grazie al tandem artistico di Joe Quesada e Jimmy Palmiotti, sotto i quali nasceranno le collane Marvel Knights e MAX. Sotto queste due etichette elseworld (letteralmente “altromondo”, ovvero storie slegate dall’universo narrativo e da relativa continuity; in realtà Marvel Knights non lo è, né nasce come tale, ma sotto Ennis di fatto lo diventa&ìhellip;) l’autore avrà totale libertà creativa, riuscendo a sfruttare ogni potenzialità esplosiva del personaggio: in una serie più giocosa e grottesca sotto la linea Marvel Knights (perlopiù a fianco del sodale Steve Dillon) e in quella assolutamente seria e hard boiled sotto l’etichetta MAX (con disegnatori dal tratto più oscuro e realistico).

E proprio sul Punisher MaxvEnnis arriva alla sua piena maturità espressiva d’autore, raggiungendo vette assolute. In circa dieci anni lo scrittore sembra dire tutto sul personaggio, ne scandaglia la psiche contorta e arriva a raccontarne Genesi (l’epocale Born in coppia col fido Darick Robertson) e addirittura Morte (The End, distopica storia futuristica disegnata dal leggendario Richard Corben). La follia di Castle, il demone della guerra che alberga in lui, il rapporto con Nick Fury, la dipendenza omicida: in mano ad Ennis tutto viene trattato con un’incisività e un vigore da mozzare il fiato.

Praticamente impossibile fare meglio dello scrittore dell’Ulster. Praticamente superfluo cercare di dare un seguito e una conclusione al suo ciclo di storie (ne sa qualcosa l’ottimo Jason Aaron, autore solitamente gigantesco che però proprio sul Punitore, cercando di chiudere la “continuity ennisiana MAX", sembra quasi spersonalizzarsi risultando assai meno efficace). Ma che cosa ha il Punisher da elettrizzare tanto Ennis?

"Non… Non starà cominciando a piacerti, eh? "
"Certo che no. Ma… risponde a qualcosa dentro di me, tutto qui."

Semplicemente Frank Caste è un uomo, un uomo solo condannato alla sua ossessione. E a differenza degli altri personaggi Marvel con super poteri e super problemi, lo scrittore occupandosi dell’Uomo può raccontare al meglio la sua ferma follia.

Come afferma lo stesso Ennis in un’intervista del 2007, Castle “vede il mondo in termini di bianco e nero, risolve i propri problemi con assoluta finalità […] La sua risposta a qualsiasi problema: in caso di dubbio, colpire forte”.

Non c’è nient’altro, o meglio, c’è molto di più: perché Castle ha attraversato un pezzo oscuro e sofferto di storia americana e (insieme a Nick Fury) diventa il personaggio attraverso il quale lo scrittore nordirlandese (ormai naturalizzato newyorchese) non solo traduce superbamente in fumetto alcune delle sue tematiche ricorrenti (la violenza fra gli uomini, l’avversione per lo Stato, i poteri corrotti, l’amicizia tradita) ma riesce a teorizzare le contraddizioni dell’America moderna come e più che in altre sue opere. Non si limita (solo) a giocare col personaggio, ma ne fa veicolo per affrontare di petto le origini della violenza congenita nel Sogno Americano. Sotto la linea MAX, Ennis tratta (ancora) della eterna questione Irlandese (Massacro all’irlandese), mostra squarci del conflitto afghano (L’uomo di Pietra) o echi della Guerra Fredda (Madre Russia). Ma soprattutto, attraverso il passato di Castle, lo scrittore affronta una della macchie più indelebili della Storia Americana: il Vietnam.

"Sa, una cosa che non ho mai capito è questa idea di un’America innocente che hanno quelli come lei. Quando mai siamo stati innocenti?"

Ennis crede nel fumetto. E utilizza il medium non solo per ridare dignità al racconto bellico, ma perché crede che col fumetto di guerra si possa dare un senso al mondo. O quantomeno provarci. Attraverso Frank Castle, l’autore affronta appieno il dramma vietnamita (solo lambito precedentemente in altri suoi lavori, come Unknown Soldier o Preacher

) con la stessa forza e spietata lucidità dei suoi racconti di guerra migliori (spesso ambientati durante i due conflitti mondiali). L’ultimo incontro tra Ennis e il Punitore era avvenuto con la miniserie capolavoro Fury – My war gone by (in Italia pubblicate da Panini in due volumi, Guerre perdute e Guerriero Freddo), sempre per i disegni di Goran Parlov e sempre sotto l’etichetta MAX; Castle appariva come comprimario in una sequenza indimenticabile (in Vietnam, ça va sans dire). Tutto questo tra il 2012 e il2013. Poi più nulla. Forse il commiato definitivo. Ma nel corso del 2017 la grande notizia: il ritorno dello scrittore irlandese su Frank Castle. Un altro racconto di guerra. Un altro episodio della sporca battaglia vietnamita. La storia raccontata dai reduci del quarto plotone, compagnia Kilo, terzo battaglione del ventiseiesimo reggimento dei marine. In altre parole, il primo comando di Frank Castle.

BENTORNATO FRANK, BENTORNATO GARTH.

Ideale terza parte (anche se racconta un Frank mai così giovane) di una trilogia che approfondisce il passato di Castle durante il conflitto vietnamita, dopo il già citato Born e Valley Forge, è in questo The Platoon che Ennis compie il salto decisivo da narratore: così come David scelse di “prendere le sembianze” dello psicologo Doc Samson nel suo fine scavo interiore di Hulk/Bruce Banner, Ennis da semplice narratore “diventa” Michael Goodwin, scrittore di “war tales” e fratello di quello Stevie Goodwin soldato semplice presentato in Born (non è un caso che già dalla terza vignetta del primo capitolo l’autore ricorra alla soggettiva). Ossessionato dalla figura del Punitore, cercherà di scoprire e raccontare la vita dell’uomo prima che diventasse Punisher. Perché se Goodwin “non ha fatto che scrivere la fine, non è lui che ha scritto la storia”.

"Sa che cos’era? Erano soltanto affari loro."

Ci sono delle costanti nei fumetti di guerra scritti da Garth Ennis: la totale assenza di onomatopee, il sovente utilizzo di vignette orizzontali, l’alternanza sublime di didascalie/pensiero e balloon/dialogo o l’utilizzo sopraffino del primo piano (talvolta per introdurre un personaggio o talvolta per mostrarcelo in un momento rivelatorio). E anche stavolta l’autore non tradirà il suo stile: anzi con una radicalità e maturità espressiva commoventi lo porterà addirittura a un livello più alto.

Le vignette orizzontali, mai assidue come questa volta, rendono l’implacabile lentezza di un’attesa o lo spossante e straniante incedere dell’azione guerresca; Ennis ci guida con somma e delicata maestria attraverso fumosi campi di battaglia, in momenti di tesa veglia notturna, nella calura di una giungla ostile o in un tranquillo bar di New York. Dialoghi musicalmente secchi, frammentati, accavallati, resi ancora più vivi dalle pause di riflessione, dalle ripetizioni, da ripensamenti e esitazioni: Ennis non è mai stato così realistico negli scambi dialogici, così mostruosamente abile nel rendere dinamiche fra esseri umani.

In questo ritmo anomalo, improvvisi stacchi di montaggio ci catapultano in mezzo all’azione e questa volta la violenza urlata altrove nelle sue opere è (quasi) sempre fuori campo, tranne in qualche inevitabile esplosione di ferocia: contano i personaggi, gli uomini, le loro azioni, le loro relazioni e spetta al lettore riempire vuoti, i silenzi, gli indugi. Perché in guerra, come in amore, ci sono scambi, momenti, sguardi che non si possono mostrare o raccontare. Attimi di cruda intimità, parole sussurrate, istanti definitivi davanti ai quali è giusto mantenere un sacro rispetto.

ALL YOU NEED IS PARLOV 

Si parlava di matrimoni felici. Abbiamo accennato a quelli tra autore e disegnatore: se per il primo ciclo più dissacrante sotto l’egida Marvel Knights Ennis si avvale perlopiù dello storico compagno Dillon, sotto l’etichetta MAX si affiderà a disegnatori dal tratto più realistico (gli ottimi Leandro Fernandez, Doug Braitwhite e Lewis Larosa. Ma un nuovo sodalizio definitivo sarà con il croato Goran Parlov. Artista tra i più abili in circolazione, Parlov ha contribuito a rendere maestosamente e definitivamente le icone grafiche di Frank Castle e Nick Fury. Insieme a Ennis ha inoltre co-creato uno dei personaggi più indimenticabili nella storia del Punisher e del fumetto mainstream americano degli ultimi anni: il gigante nero Barracuda, ex berretto verde, mercenario/gangster perverso e imprevedibile, al tempo stesso divertente e terrificante. Parlov in The Platoon, come Ennis sembra ancora più essenziale nello stile: ancora un volta ci ricorda di essere un Maestro della nona arte, abilissimo come pochi a delineare i diversi personaggi, a mostrare il segno del tempo sui loro volti e sui loro corpi; unico nel rendere la scintilla di vita nei loro occhi stanchi, terrorizzati, placidi, sorpresi, stupidi, pacificati. Possiamo percepire la loro spossatezza, la rabbia, il vuoto che li circonda. Nessun dettaglio grafico è lasciato al caso. E insieme ad Ennis ci regala nuovamente almeno due nuovi personaggi magnifici: l’ufficiale superiore nord-vietnamita Letrong Giap e Sorella LyQuang, unica e straordinaria figura femminile della vicenda. I due nella storia sono il perfetto rovescio della medaglia della controparte americana: i loro pensieri, i loro dubbi, le loro speranze, i loro sbagli non sono così diversi da quelli dei nemici che combattono (in un contrappunto narrativo che ricorda il capolavoro bellico di Jason Aaron, la bellissima The Other Side, graphic novel ispirata dai racconti del cugino di Aaron, quel Gustav Hasford autore di Born to Kill da cui Kubrik trasse Full Metal Jacket)

IL VOLUME

La miniserie viene raccolta e pubblicata da Panini in un elegante volume cartonato, con il logo MAX ben visibile sulla costina. E’ la prima volta che la casa editrice modenese pubblica una storia del Punitore nel formato “Marvel Collection” e la resa è davvero ottima. Da segnalare in appendice le quattro copertine variant per il primo numero della mini, dove spicca quella particolarissima ed esilarante a opera del grande Chip Zdarsky

THIS IS THE END… MY ONLY FRIEND, THE END (?)

Magari fra altri 10 anni le strade di Ennis e il Punitore si incroceranno ancora: dopotutto le relazioni migliori, i grandi matrimoni, funzionano anche grazie a saltuari momenti di distacco. Ma se ciò non accadesse, l’ultimo polveroso saluto in lontananza da un elicottero sarà un commiato abbastanza forte da riempirci per sempre gli occhi e da spezzarci il cuore. Una “semplice” tavola diventa un’istantanea folgorante, il ricordo infinito di ciò che avrebbe potuto essere un uomo.

CONCLUSIONI

Ennis ci ha fatto ridere con Frank Castle. Ci ha fatto inorridire. Ci ha sinceramente shockati.
Ma non pensavamo arrivasse a farci commuovere.

Punisher  - The Platoon (Marvel Collection)
Autori: Garth Ennis, Goran Parlov
Data di uscita: 14 Giugno 2018
Tipo prodotto: Fumetti
Formato: 17×26
Contiene: Punisher: The Platoon (2017) #1/6
Rilegatura: Cartonato
Interni: Colori
ISBN: 9788891239617

venerdì 30 ottobre 2020

Jimmy's Bastards - A proposito di Garth Ennis pt.1

di Guglielmo Favilla

(Nota: il seguente articolo è stato pubblicato in precedenza il 15/06/2018)

"Be’, perché dovrei difendere una Democrazia il cui cuore è il Parlamento, se non credessi all’idea di progresso sociale?"

ENNIS LA MINACCIA

Su Garth Ennis ormai è già stato scritto o detto di tutto.
Nordirlandese, giovanissimo irrompe con furore sulla scena del fumetto alla fine degli anni ottanta sull’onda lunga della “british invasion”, facendosi notare con memorabili cicli su Judge Dredd e Hellblazer e con miniserie come Goddess e True Faith; più avanti approderà come un pirata alle grandi case editrici americane (DC, Marvel e Image). Lo scrittore dell’Ulster, appena ventenne, rivela nei suoi primi lavori quelle che saranno le sue ossessioni: amicizia, guerra, blasfemia, contraddizioni politiche di Gran Bretagna e Stati Uniti tra ipocrisia e abusi di potere; contamina horror, western, noir, commedia grottesca e slapstick, iper-violenza e turpiloquio, parlando di sesso e fratellanza, amore puro e disincanto assoluto.

Suggestioni da Elmore Leonard e Cormac MacCarthy, Leone e Peckinpah, John Landis e i Pogues, Eastwood e John Wayne, i Python e Stanlio & Ollio (ma la lista potrebbe continuare…): Ennis è tutto questo e molto di più. Al pari del collega e amico inglese Warren Ellis (altro ex-enfant terrible del fumetto mainstream) il suo stile diventa presto fortemente riconoscibile per tematiche e spirito iconoclasta: come lui (e più di lui) spesso fa tremare i polsi e le aspettative dei lettori tradizionalisti Marvel o Dc, ogni volta che si approccia all’icona supereroica (la carrellata di Eroi apparsi nella Gotham di Hitman, la miniserie Thor: Vikings…).

Tendenza comune è ormai sostenere che Ennis sia stato un autore storico e rivoluzionario ma che ormai sia un po’ la maniera di se stesso, adagiato su una stile fattosi routine.

E invece.

LA CAPACITÀ DI SORPRENDERE ANCORA

Riconosciuto dialoghista formidabile, è però ancora sottovalutata la sua sopraffina capacità di narratore per pure immagini (la bellissima "Dear Billy" delle Battlefields Story, per esempio), nell’utilizzo del "silenzio su tavola", nello sfruttamento atipico della splash-page e nel valorizzare al meglio i disegnatori che lo accompagnano (spesso ricorrenti compagni di viaggio oltre che amici, dal mitico e compianto Steve Dillon, a John MCrea, Carlos Ezquerra, Darick Robertson, Goran Parlov…). Ennis ha sicuramente avuto momenti meno ispirati, spesso dettati da ritmi di produzione frenetici ma resta un autore gigantesco, capace di vette sorprendenti per profondità e umanità e senza dubbio, con voglia di sperimentare ancora: l’horror apocalittico del primo Crossed, il magnifico Rover Red Charlie, i vari Battlefields o le ultime collaborazioni con Alan Moore (per esempio all’interno dell’antologica Cinema Purgatorio) sono lì a dimostrarlo.

Insomma, il Nostro è uno scrittore maturo, completo e capace di attraversare generi e registri con grande disinvoltura e abilità. E soprattutto, ancora capacissimo di sorprendere. Altro che cool fine a sé stesso.

RIDERE E IRRIDERE

Hitman e  Preacher, il suo dittico imprescindibile degli anni ‘90, contenevano già embrionalmente tutto ciò che Ennis avrebbe affrontato nei decenni successivi. In queste due opere venivano miscelate con grande disinvoltura drammi umani e sparatorie da barzelletta, aberrazioni e dolcezza. Tra Storia (ritornano i drammi bellici, l’Ira, i soldati della SAS, il Vietnam), e Leggenda (vampiri, demoni, alieni), era evidente l’interesse dello scrittore per l’essere umano, le dinamiche interpersonali e le mostruosità nascoste in ognuno di noi, oltre che un’insofferenza cronica nel potere costituito e una forte avversione verso qualsiasi tipo di organizzazione politica e soprattutto religiosa. E una cosa è certa: tra lacrime e colpi di scena, spesso il pedale della narrazione premeva sull’assurdo e il ridicolo e spesso si rideva. Molto. Con e dei personaggi.

In seguito Ennis (diciamo con l’inizio del nuovo millennio) avrebbe affrontato storie con un pessimismo glaciale (anche se uno sguardo beffardo era sempre in agguato) e un mood mortalmente serio e efficacissimo (tutte le Storie di guerra, ma anche le incursioni Marvel su Ghost Rider e la seconda gestione del suo Punisher Max.

Tuttavia dividere attualmente la produzione di Garth Ennis in due semplici tronconi come “seria” e “cazzara” è abbastanza riduttivo e superficiale. Leggere Garth Ennis è come ritrovare un amico al pub che, davanti a una pinta (dieci pinte) di Guinnes, è pronto a raccontarti meravigliose storie di guerra, di persone, di mostri, di vicende atroci e commoventi, di amicizie e amori più forti della vita stessa.

Con il passare delle ore le storie e gli umori si intrecceranno, i racconti si faranno riflessivi e ironici, spaventosi e grotteschi, personali e fuori dagli schemi. Ma una volta salito il grado alcolico, prima della sbronza triste, per il nostro compagno di bevute la voglia di sbeffeggiare qualcosa si farà fortissima e dopo aver scelto un genere forte di grandi tradizioni lo demistificherà senza alcuna vergogna per il suo e nostro divertimento.
Insomma, il volume di voce si farà alto, la serietà verrà definitivamente meno e lo spasso esploderà senza pudore.

E’ sicuramente questo il caso di Jimmy’s Bastards.

Cin Cin. 

“CAZZO, SEI SERIO?” “CERTO CHE NO. A VOI.”

Nella lunga lista dei generi destrutturati e parodiati da Ennis mancava uno dei miti britannici per eccellenza, la spy story; meglio ancora se veicolata dal suo personaggio simbolo James Bond. Jimmy Regent, un mix tra il giovane Sean Connery e Rock Hudson al top della sua prestanza fisica, è il miglior agente al servizio segreto di sua Maestà. Spavaldo, arrogante, donnaiolo, alcolizzato e infallibile in missione, affiancato dalla nuova (e tosta) collega Nancy McEwan dovrà vedersela con una misteriosa organizzazione terroristica che ha scelto proprio lui come bersaglio… (non spoiler: nel titolo c’è già tutta la chiave della vicenda).

La storia si apre in perfetto stile bondiano, benché imbevuto dalla follia dello scrittore: una sequenza d’azione pirotecnica e paradossale che, in appena otto tavole, smitizza tutti i cliché del genere spystory in salsa fanta-thriller (occhio ai due villain…). Dopodiché, ritmo, battute e irriverenza accompagnano il lettore fino alla fine del volume e si rimane con una gran voglia di conoscerne la conclusione.

“LA SOLUZIONE GENDER ESISTE DAVVERO”

Ennis affronta la sua personale parodia di 007 con la stessa sfrontata irriverenza con cui ha trattato il mito del supereroe. Semplicemente: non ci sono limiti né situazioni implausibili o assai imbarazzanti dove far muovere i personaggi con risultati inaspettati e esilaranti. La soluzione Gender in questo senso sarà uno dei picchi dissacranti con il quale Ennis si diverte un sacco a giocare (qualcuno ha detto il Russo nella prima serie del Punisher?). L’intera storia per situazioni, trovate e sviluppo ricorda l’autore agli esordi, quando si divertiva a colpire più duro; ma grazie alla maturità acquisita, il tutto ormai è scritto con una scioltezza che ha del prodigioso. E supportato da un artista in forma smagliante.

Per questa sua nuova fatica Ennis si ritrova a fianco dell’ottimo Russ Braun (già con lui su alcuni numeri di The Boys, Battlefields e Where monsters dwell per le Secret Wars marvelliane) mai così ispirato: il suo stile assai personale qui sembra un abbraccio amorevole fra il Darick Robertson più scatenato e la grande plasticità espressiva di un Kevin Maguire. Il lavoro minuzioso sulla comunicatività dei volti di tutti i personaggi è semplicemente esilarante.

IL VOLUME

Il primo volume edito da saldaPress, è offerto in un elegante cartonato (con una bellissima copertina vintage a opera di Joe Jusko) e raccoglie i primi 5 numeri della serie prodotta da AfterShock Comics.

CONCLUSIONI

Aspettiamo impazienti il secondo volume per vedere dove si spingeranno Ennis e Braun, ma ovunque sarà, saremo pronti a tutto, anche a precipitare sul parlamento inglese a bordo di un dirigibile in fiamme con un clown-scimmia dal cervello umano che impreca al mondo.

Titolo: Jimmy's Bastards vol. 1
Sottotitolo: Una cascata di bastardi
Autore: Garth Ennis, Russ Braun
Collana: Aftershock
ISBN: 9788869194399
Dati: 2018, 168×256mm — 136 pagine — colore, cartonato

venerdì 23 ottobre 2020

Viaggio Italia Around The World - Bisogna volere l'impossibile perché l'impossibile accada.

 di Francesca Di Matteo

“Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo” A. Einstein 

Se Ercole raggiunse l’Olimpo attraverso 12 fatiche, Danilo e Luca con le loro 12 avventure si spingono oltre. 

12 tappe per conquistare il loro Olimpo sulla terra: la libertà. Danilo Ragona e Luca Paiardi (un progettista designer e un architetto) sono due ragazzi le cui storie si incrociano durante un cammino riabilitativo a seguito di due incidenti. Unendo le loro esperienze e la loro caparbietà, decidono di fondare il progetto “Viaggio Italia around the world” e percorrere la Penisola  per mettere alla prova i loro limiti: handbike, deltaplano, kayak e barca a vela, da nord a sud

Questo libro è il loro taccuino di viaggio tra le bellezze naturali di varie regioni italiane e alcune Unità Spinali Ospedaliere ovvero “il luogo dove chi ha avuto un incidente come il loro comincia a capire come riprendere a vivere”.

Senza ombra di retorica “Viaggio Italia  Around the World” risulta essere un’esplorazione dell’animo indefesso di due (più uno) grandi amici che condividono un punto di partenza e con i quali, attraverso scenari meravigliosi (noti e meno noti) dello Stivale, ci lanciamo in un volo leggero che ci permette un’ampia veduta e una comprensione più consapevole di un argomento sfaccettato come quello della disabilità. Grazie anche ai disegni semplici ed efficaci di Marcello Restaldi, il loro taccuino di viaggio segna 12 avventure nelle quali i 4 elementi vengono sfidati con divertimento e passione: aria, acqua, terra e il fuoco della loro volontà… e quello delle cucine che incontrano. 

Potete seguire e sostenere la loro attività sui social e sul sito www.viaggioitalia.org



Titolo: Viaggio Italia Around the World
Autori: Danilo Ragona e Luca Paiardi
Disegni di Marcello Restaldi
Caratteristiche: 112 pp. bn, brossura con alette 
Editore: BeccoGiallo 
ISBN: 9788899016803 

venerdì 16 ottobre 2020

Intervista a Donny Cates

di Guglielmo Favilla

(Nota: la seguente intervista risale all'Edizione 2019 di Lucca Comics & Games)

Sei di Garland, un sobborgo di Dallas, Texas. Famiglia modesta. Ami i fumetti e hai imparato a leggere e parlare grazie ad essi. Sbarchi il lunario con tanti lavoretti occasionali, ma la tua massima ambizione è aprire una fumetteria.

Vieni assunto per un po' come commesso presso una catena di comicstore di Austin che però chiuderà presto i battenti per appropriazione indebita. Non ti dai per vinto e finalmente riesci ad aprire una tua fumetteria, ma un tipo ubriaco ti distrugge il negozio entrandoci con la macchina.

E così devi ricominciare da capo.

Ami i fumetti, ma non sei abbastanza abile nel disegno. In compenso ti diletti con la scultura, la batteria... ma, più di ogni altra cosa, ami i fumetti. Decidi di buttarti e iscriverti a un'Art School a Savannah, in Georgia; là, tra i compagni di corso, incontri artisti fuoriclasse come Tradd Moore e Geoff Shaw e questo ti rende ancora più insicuro sulle tue -già modeste- doti grafiche. 

Ma ami i fumetti e in quella scuola è obbligatorio anche seguire un corso di scrittura. Ed è lì che cominci a brillare e a trovare la tua strada: utilizzi la borsa di studio per pagare artisti che disegnino le tue storie (magari proprio i succitati compagni di corso) e non ti fermi più.

Qualche delusione e parziale sbandamento (la tua opera seconda, una bizzarra miniserie di 12 numeri previsti intitolata Ghostfleet, viene cancellata per scarse vendite e sei costretto a chiuderla in 8; nel 2015 per poco non rimani ucciso da una pancreatite a causa della tua esuberanza alcolica) non ti arrestano. E alla fine, dopo nemmeno 4 anni, vieni notato da Axel Alonso della Marvel.

L'(ex) editor in chief della Casa delle Idee resta colpito da una tua miniserie molto personale che fonde Texas, famiglia e giganteschi dèi à la Kirby (God Country). E ti commissiona una storia su, nientemeno, Thanos

Da lì diventi veramente inarrestabile: tra editori ed etichette indipendenti (Dark Horse, Aftershock, IDW Publishing, Image) arrivi a un contratto in esclusiva per la Marvel e in brevissimo tempo sei acclamato come il "golden boy" del colosso dei comics. Tutto quello che tocchi sembra trasformarsi in oro.

E oggi?

Sei invitato a Lucca Comics dove viene stampata in uno splendido formato per l'Italia da saldaPress che pubblica anche i tuoi Redneck e Baby Teeth) la tua sfortunata opera seconda, quel Ghostfleet realizzato con il talentuosissimo Daniel Warren Johnson; passi a salutare i lettori italiani della Marvel celebrando gli 80 anni della Casa delle Idee e i 25 anni di Marvel in Italia con la Panini; e in questa cornice trionfale trovi anche il tempo di sposarti con la collega e compagna Megan Hutchinson.

Tu ami i fumetti. E il tuo amore per i fumetti, un talento debordante e un pizzico di di spregiudicatezza ti hanno ricompensato.

Il tuo nome è Donny Cates. E la tua storia è appena cominciata.

NdR: l'intervista (o chiassosa chiacchierata, come sarebbe più giusto definirla) è stata attentamente editata e scremata perché condotta con un discreto tasso di birra in circolo e subito dopo una sessione importante di interviste in quel di Lucca, dove Donny aveva già raccontato e rivelato un sacco di aneddoti interessanti (tra i più gettonati il suo leggendario incontro con Alan Moore, la genesi di Ghostfleet, il resoconto del suo matrimonio-evento a Lucca e l'attesissimo e impegnativo passaggio di testimone- e di Martello- su Thor con il grande Jason Aaron, suo mentore, amico e "scrittore preferito"). Qui di seguito ho quindi lasciato le domande e le risposte più consone  e trascrivibili in questa sede (omettendo le chiacchierate fiume su serie televisive, musica e cibo, passando per una recensione -rigorosamente off-record, me lo ha fatto giurare- del film "Venom"...)


Paper Apes:  Una delle tue indiscutibili doti di scrittore è la musicalità e il ritmo dei tuoi dialoghi. Da dove nasce questo "orecchio"?

Donny Cates: Sono cresciuto con un problema di balbuzie, ho sempre avuto problemi a parlare. Adesso non si nota più molto, perché ho fatto un sacco di terapie negli anni, ma è come se attraverso i fumetti riuscissi a parlare alle persone come non mi è mai riuscito a voce. Avendo anche suonato la batteria per vent'anni, cerco di dare un certo ritmo ai dialoghi che scrivo. La voce con la quale preferisco scrivere è quella che uso in titoli come Thanos Vince o God Country: qui fondamentalmente utilizzo proprio la mia voce per raccontare la storia, cercando di darle una musicalità che cambia armonicamente da una pagina a quella successiva. (Nota: a questo punto Donny tamburella con le mani un ritmo sostenuto sul tavolo, accelerando e decelerando, passando per controtempi improvvisi e colpi sincopati: e lo fa mentre sfoglia i suoi fumetti davanti a me, passando da Ghostfleet a Thanos Vince, mostrandomi in diretta da pagina a pagina il ritmo dei dialoghi nei balloon, traslato al battito delle sue mani.)

PA: Wow! È quasi ipnotizzante... un'altra cosa che spicca dai tuoi lavori per grandi e piccole case editrici è il ritorno costante di disegnatori collaudati con cui alterni progetti mainstream a opere più personali...

DC: Beh, devo dire che sono stato molto fortunato ad aver lavorato finora con un sacco di ragazzi con i quali sono prima di tutto amico da molti anni... Gente come Geoff Shaw, che era con me al college con cui ho lavorato su Buzzkill, God Country, The Paybacks, Thanos, Guardiani della Galassia. Lo stesso vale per Tradd Moore (Silver Surfer: Black) e Ryan Stegman (Venom). Divento amico di questi disegnatori perché amo quello che fanno, credo sia per questo che è così evidente che ci divertiamo un sacco quando lavoriamo su qualche titolo insieme. In tutti i miei lavori cerco di fornire loro il modo di disegnare cose sulle quali desiderano impegnarsi, così da tirare fuori il meglio del loro talento. A volte sono io a chiedere a loro su cosa vorrebbero lavorare, per poi cercare il modo di scriverne.

PA: Il tuo lavoro su Venom è straordinario: non ti sei limitato a celebrare il culto legato a personaggio originario (Eddie Brock) ma gli hai donato un intenso background e una personale mitologia, rinnovandolo e dandogli uno spessore mai visto prima ... Con tutti i tuoi attuali impegni ti diverti ancora a scriverlo? Quanto rimarrai ancora in sua compagnia?

DC: Oh, ho intenzione di restare su Venom ancora per qualche anno... Ho tutt'ora grandi progetti per Eddie! L'evento Absolute Carnage è come la fine del primo atto della mia storia. Quando ho iniziato a scriverlo c'era molta attenzione sulla serie, visto che eravamo nel trentesimo anno dalla sua nascita e a ridosso dell'uscita del film a lui dedicato... ma la pressione era nulla rispetto all'eccitazione di poter lavorare sul personaggio! Mi sono innamorato di Venom quand'ero un ragazzino. Ero colpito perché tutti parlavano di Spider-Man ma io, invece, ero più affascinato da questa "ombra" con i denti aguzzi... trovavo strano che nessuno ne avesse mai scritto sfruttando quello che ho sempre pensato fosse il suo genere più naturale, l'horror fantastico. Dopotutto parla di un tipo che va in giro "indossando" un alieno! Inoltre, come hai detto tu, desideravo dargli una sua mitologia, un suo angolo del Marvel Universe che fosse soltanto suo, come è successo ad altri personaggi che sono nati come antagonisti ma che poi si sono sviluppati nelle loro storie indipendenti, come The Punisher o Wolverine. E mi sto divertendo un sacco a farlo...

PA: Il Texas è una cornice ricorrente nelle tue storie più personali. Di più, sembra un tema inevitabile, un luogo dell'anima. Una volta hai dichiarato "amo il Texas e non me ne andrei mai da lì. È da dove traggo il mio potere" e lo hai definito importante "come il Maine per Stephen King". È ancora così per te? Pensi che il Texas e le sue periferie rimarranno centrali nei tuoi lavori futuri?

DC: Assolutamente sì! Agli inizi della mia carriera ho scritto Buzzkill, The Ghostfleet, The Paybacks, tutti titoli che non vendettero per niente quando uscirono. Mi ricordo che a quel punto dissi alla mia ragazza dell'epoca: "D'ora in avanti cercherò di smettere di far finta di essere qualcun altro". È per questo che titoli come Redneck e God Country son opere molto personali, che parlano di cose vicino a me, più intime (nota: Redneck è fortemente ispirata dal nucleo famigliare di Cates, God Country è nata in seguito al grave ricovero in ospedale del Nostro e la quasi contemporanea nascita di sua nipote. " Unite queste cose... ovvero affrontare la mia mortalità e l'arrivo di questa nuova vita nella mia famiglia... e God Country è ciò che viene fuori"). Inoltre, non ho mai letto molte storie a fumetti di autori texani  che parlassero davvero del luogo da cui provenivano, anche per questo è stato bello vedere che i lettori da tutto il mondo hanno reagito con così tanta passione ai miei fumetti ambientati in Texas... spero voglia dire che hanno percepito l'onestà e l'amore viscerale che avevano alla base e magari hanno dato loro un'immagine meno stereotipata di una nazione unica, per la sua terra e le sue persone, così ricca e inclusiva. Un'immagine che vada oltre i suoi problemi più chiacchierati, le armi da fuoco, il fanatismo religioso, una politica disgustosa... Come dico sempre a riguardo: quella non è la mia nazione, il mio Texas. La politica non è il posto dove vivi. E credo sia giusto amare un posto e odiare i suoi politici (ride). Prima o poi mi prenderò una pausa dalle storie ambientate in Texas, ma al momento non ho ancora finito di scriverne... Anzi, ho intenzione di parlare presto del Texas in qualcuno dei titoli Marvel!

PA: A proposito di titoli Marvel, ho letto in rete aneddoti moto interessante sul dietro le quinte della tua "Morte degli Inumani"...

DC: Non sono un grande fan degli Inumani. non sono cresciuto leggendo le loro serie, infatti prima di La morte degli Inumani ho rifiutato di scriverne per due volte. Poi, durante uno dei raduni della Marvel, Will, uno degli editor, davanti a tutti ha annunciato che avevo idee da condividere riguardo agli Inumani. Il problema è che non era assolutamente vero, non avevo neanche accettato di scrivere la serie: mi aveva incastrato! Allora ho iniziato  a spiegare quali erano i miei problemi con gli Inumani: il fatto che tratti di una élite monarchica, che i due personaggi più famosi - Freccia Nera e Lockjaw- non parlino, che affronti temi quali politica e matriarcato... E allora ho detto: "Se dovessi scrivere questa serie, vorrei che fosse molto semplice, piena di azione e che parli di vendetta... una sorta di John Wick nello spazio!". A quel punto, Dan Slott, presente all'incontro, ha unito i puntini e mi ha praticamente urlato contro: "Aspetta un momento... no, NO! Non puoi uccidere Lockjaw!". La trovava un'idea inaccettabile (ride). Ma, a quel punto, alla Marvel interessava soltanto che si parlasse degli Inumani, così alla fine, hanno accolto la mia proposta e ho potuto scrivere la serie in totale libertà.


PA: Ghostfleet è dedicata a Kurt Russell. E la trama da bislacco e secco b-movie è permeata da un beffardo sguardo carpenteriano. E allora mi viene spontaneo chiederti: che tipo di film ti piacciono?

DC: Mi piace guardare un po' di tutto. Sono convinto che, nel cinema come negli altri media, le storie più leggere e di intrattenimento siano importanti quanto quelle più impegnate e drammatiche. Nessuno può mettere in discussione l'importanza e il valore di film come, per esempio, Schindler's List... Ma esistono anche i film di Fast And Furious, che sono dannatamente divertenti! Io stesso scrivo fumetti più personali e altri più commerciali... Sono convinto che questi due tipi di storie siano importanti alla stessa maniera, le prime perché riescono a farti riflettere su certi argomenti e a fare dell'introspezione, le seconde per come riescono a distrarti dai problemi del quotidiano e a farti divertire. È incredibile come possa essere gratificante guardare The Rock che combatte contro un elicottero! Tra i classici, amo film come Commando e soprattutto Grosso Guaio a Chinatown, forse il miglior film di sempre! John Carpenter è il mio regista preferito, fa una cosa che adoro: non perde mai tempo a spiegarti le cose, lascia che sia lo spettatore a riempire i buchi con la propria fantasia. Basti pensare al finale de Il Signore del Male,  a Michael Myers, che si trasforma in un'indistruttibile macchina assassina... Perché? Chi se ne frega! Goditelo! Se La Cosa fosse girato oggi, penserebbero subito a scrivere tre prequel per raccontare da dove viene quell'alieno, mentre invece è perfetto così com'è.

PA: Per finire, hai già fatto abbastanza dichiarazioni su cosa dobbiamo aspettarci dalla tua gestione su Thor. Non vedo l'ora e non ti chederò altro, giuro... solo questo: (Nota: gli mostro un'immagine di Beta Ray Bill in "Morte degli Inumani") per quanto mi riguarda, questa è una delle più belle entrate in scena che ho letto negli ultimi anni in un fumetto supereroico... ti prego dimmi che questo tipo tornerà e che hai grandi progetti per lui... è uno dei miei personaggi preferiti!

DC: Stai scherzando? Puoi scommetterci il culo, quello è il mio ragazzo!

Seguono highfive, tintinnare di birre, baci & abbracci.

Grazie, Donny.

Lucca  01/11/19. 

Un ringraziamento speciale a saldaPress per l'opportunità e a Michele Innocenti per la preziosa assistenza e la traduzione del materiale.

sabato 10 ottobre 2020

Benvenuti

Inauguriamo il nostro blog con un'illustrazione inedita del grande amico Federico Sfascia.

Regista, sceneggiatore e fumettista portentoso, Federico è uomo dal multiforme ingegno, di un talento più unico che raro.

Qui potete dare un'occhiata ai suoi lavori:

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