domenica 7 marzo 2021

Consigli di lettura: Un drago a forma di nuvola di Ivo Milazzo e Ettore Scola

di Pietro Lazzari


  

 

"Un drago a forma di nuvola" potrebbe sembrare una storia "troppo piccola" per il curato cartonato della Edizioni NPE che, con la solita qualità che la contraddistingue, propone questa graphic novel frutto della fortuita collaborazione fra due grandi maestri: Ivo Milazzo e Ettore Scola.

Il protagonista, Pierre, possiede una libreria specializzata in libri antichi a Parigi. Vive una vita rassicurante tra la routine del lavoro, le sue piccole abitudini e la figlia paralitica, alloggiata al piano superiore del negozio. L'unico svago per entrambi sono le letture serali con cui Pierre cerca di distrarre la ragazza. Tutto ciò verrà sconvolto da un incontro casuale che perturberà la vita del protagonista e lo spingerà a riflettere e ripensare se stesso.

Gli acquerelli di Milazzo ci catapultano fin dalle prime tavole nell'atmosfera del primo mattino parigino. Una sequenza iniziale di vignette mute accompagna l'occhio del lettore dal panorama della città, alle ampie strade  semivuote fino ad introdurlo nella libreria, nella quale si ha la sensazione di non avere spazio fra le montagne di volumi accatastati ovunque. Qui incontriamo il protagonista in un paio di tavole e Scola sfrutta la "voce" della figlia per descrivere un piccolo momento di distrazione durante il lavoro che rende Pierre immediatamente vero ed umano. 

La narrazione è un crescendo che porta il lettore a parteggiare per Pierre in questa sua difficile vita, sospesa tra i propri desideri e gli obblighi di padre; si ride, ci stupiamo e sbuffiamo con lui.

Al di là della storia in sé, la caratteristica sorprendente di questa graphic novel è la sua genesi. Scola, ormai a fine carriera, aveva messo nel cassetto il progetto del film "Un drago a forma di nuvola" scritto per la Medusa Film di Silvio Berlusconi: questo perché la scesa in campo politico di quest'ultimo, viste le loro divergenti idee politiche avrebbe potuto generare commenti ostili. Ma grazie al comune amico dei due artisti, Tommaso D'Alessandro, che li ha messi in contatto è nata l'idea di trasformare la storia in un fumetto.

Lo sviluppo di questa graphic novel diventa il riscatto per il progetto di Scola e dimostra come la Nona Arte sia un valido supporto transmediale, capace di proporre efficacemente una vicenda pensata per il cinema, emozionando con la potenza delle immagini e offrendo una narrazione matura e di qualità.

(Nota: alla fine il progetto del film è stato ereditato da Sergio Castellitto, per una trasposizione cinematografica di prossima uscita intitolata "Il Materiale Emotivo", con la regia dello stesso Castellitto e la sceneggiatura di Margaret Mazzantini). 

Una storia assai coinvolgente quindi che merita senz'altro di essere letta.

Assolutamente consigliato.

Editore: NPE
Collana: Ivo Milazzo
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 16 gennaio 2020
Pagine: 104 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788894818840

mercoledì 24 febbraio 2021

Mondi a fumetti da scoprire: introduzione al Predator-verso (e non solo...)

di Guglielmo Favilla


PREDATOR: 30° ANNIVERSARIO


Una volta, prima di internet, si usava molto di più l’immaginazione. Quando usciva un grande film di genere al cinema (ovvero di grossa portata popolare, tanto da segnare l’immaginario di milioni di spettatori) potevano passare anni prima di un possibile seguito e in quel lasso di tempo gli appassionati immaginavano arditi prosegui e sviluppi di storie potenzialmente infiniti. Le storie a fumetti erano quindi ottimi tappabuchi narrativi, assai stimolanti nell’alimentare speranze, spunti e cosmogonie variegate (si pensi a Star Wars, su tutte,  ma anche Terminator o Robocop…)

In questo senso i film di Alien e Predator sono esemplari e un autore in particolare, Mark Verheiden, fu il responsabile che alla Dark Horse traghettò le due saghe sulla carta stampata con ipotetici seguiti delle fortunate pellicole. Le opere di Ridley Scott (1979) e James Cameron (1986) erano tanto differenti tra loro per ritmo e modalità narrative quanto perfettamente calate in unico universo riconoscibile per entrambe. Verheiden con Aliens ha quindi diligentemente (e brillantemente) “fatto i compiti”, approcciandosi all’universo degli xenomorfi con la “dovuta” seriosità e gravosità.

Con Predator invece, forte di una sola e recentissima pellicola alle spalle, lo scrittore si diverte e lascia andare molto di più, sfornando una serie che frulla senza pudori l’action e l’horror in voga ai tempi, per il suo e nostro sollazzo. Tre storie divise fra l’88, il ’90 e il ’96 che vedono protagonista il maggiore “Shaef” Shaefer (non sapremo mai il nome di battesimo) fratello cartaceo di quel Dutch Shaefer interpretato da Arnold Schwarzenegger, protagonista del primo fondamentale Predator dell’87 . Come lui (e più di lui) sbruffone, auto ironico e fisicamente imponente  ma anche assai più cinico e iracondo, Shaef si  ritroverà per ben tre volte faccia a faccia con i cacciatori alieni, bramoso di scoprire la verità sul destino del fratello e impulsivo ai limiti del suicidio.

Verheiden riprende inoltre dal film capostipite il personaggio dell’ambiguo Generale Phillips,  rendendolo un elemento chiave nelle tre vicende… dopodiché incomincia a giocare a suo piacimento. Tre storie semplici, tre avventure che contribuiscono ad alimentare il mito del temibile alieno, raccontandone nuove caratteristiche e peculiarità ma lasciando la giusta dose di mistero. Si parte con la seminale Giungla di Cemento, in una torrida New York dilaniata da guerriglie urbane fra bande di spacciatori e narcotrafficanti (con un ritorno lampo alla giungla del primo film); l’azione si sposterà poi nelle nevi della Siberia in Guerra Fredda (ambientazione assai inusuale per gli Yautja) dove

l’esercito sovietico e i servizi segreti americani si contendono tecnologia extraterrestre in seguito all’arrivo di una navicella aliena; infine si torna, con Fiume Oscuro, alla più classica e archetipica battaglia tribale tra l’Uomo e l’Alieno  nell’afosa giungla sudamericana.

Il tutto condito da amicizia virile (il rapporto da buddy cop comedy con Rasche, il sodale collega del protagonista) donne bellissime, vili uomini di potere e oscuri segreti.

Ah, e  invasioni aliene e ultraviolenza, of course.


Ma come risultano questi fumetti a distanza di 30 anni (e poco meno)?

Sono storie che hanno anticipato e largamente influenzato la mitologia dell’Alieno Cacciatore come lo conosciamo oggi.

Nel caso specifico di Giungla di Cemento, come racconta Verheiden nella postfazione al volume, diversi spunti e atmosfere sarebbero state usate in quel Predator 2 del 1990 , ancora oggi troppo sottovalutato. L’ambientazione urbana, le guerre fra gang, la sparatoria in metropolitana, il turpiloquio esasperato sono tutti elementi finiti nel secondo capitolo cinematografico del buon Stephen Hopkins.

E, a proposito di turpiloquio esasperato, sono storie dove si leggono ad un ritmo sostenutissimo raffiche di battute come:

“Bel colpo amico…ma avrei una domanda… hai un coltello nel petto o sei solo contento di vedermi?”

“Conosco Shaefer. La sua assicurazione copre la automobili che gli vanno a finire addosso.”

“A Sting sarebbe venuto un colpo alla notizia di un’intera tribù sterminata, ma, ehi… c’est la vie, cazzo!”

Una lettura divertente che fa provare nostalgia verso un certo cinema action testosteronico, rozzo e auto ironico come non si fa più, quello di gente come Mark Lester, Craig R. Baxley, Mark Goldblatt o il primo Renny Harlin:  l’impronta è  insomma sapientemente rude e sarcastica, sboccata, e, per chi ama il genere, assai avvincente. Graficamente (e non solo) la migliore del lotto è proprio Giungla di cemento, dove Chris Warner è affiancato da Ron Randall e ci regala tavole dal sapore semplice e accattivante, di brutale efficacia.

La seconda e terza storia vedono il solo Randall ai disegni, i quali risultano forse un po’ più figli della loro epoca, soprattutto in Fiume Oscuro dove è evidente l’influenza del “tratto Image” imperante in quegli anni. L’artista fa comunque un onesto e solido lavoro: dopotutto, come asserisce lo stesso Verheiden nella postfazione del volume, “Ron è stato abilissimo a immortalare sia scene d’azione che donne assolutamente stupende… sempre pronto ad affrontare tutte le sfide che gli lanciavo… e gliene ho lanciate parecchie!”



Un gioco al rilancio e una scommessa vinta. Un bellissimo volume da libreria edito da saldaPress, arricchito da un’interessante prefazione di Chris Warner e dalla postfazione dello stesso Verheiden.

PREDATOR – HUNTERS

Il buon Chris Warner torna unicamente in veste di scrittore rilanciando alla grande il cacciatore alieno e imbastendo una trama semplice e galvanizzante: rimette in scena il caporale di sangue navajo Enoch Nakai, già protagonista della storica miniserie Big Game del grande John Arcudi datata 1991 e lo affianca ad un gruppo di combattenti sopravvissuti a precedenti scontri con la temibile razza aliena.

Tra piccoli colpi di scena che movimentano piacevolmente la lettura e personaggi egregiamente stereotipati (il vigliacco razzista, la rude e affascinante donna guerriera) Warner arriva addirittura a citare brillantemente (e ci piace pensare consapevolmente) il finale di Deliverance (Un tranquillo weekend di paura) già dopo poche pagine dall’inizio della miniserie. Ai disegni un talento come Francisco Luiz Velasco dal tratto molto dinamico e ultramoderno: già ottimo storyboarder e conceptual artist per Hollywood (Pacific Rim e Thor:Ragnarok per fare solo due esempi) dà il suo meglio nelle concitate sequenze d’azione e soprattutto nello splendido design delle armature dei Predator…


Prima parte di un'appassionante trilogia, rappresenta lo stimolo creativo definitivo per Chris Warner come cantore delle avventure dello Yautja: come ha raccontato lo stesso Chris, la sfida più grande e intrigante come autore è immaginare contesti storico-ambientali sempre diversi dove poter calare i temibili cacciatori alieni…

PREDATOR: LIFE AND DEATH

Primo capitolo di Life and Death, sequel dell’ottimo Fire and Stone, progetto a più mani che coinvolgeva e collegava gli universi narrativi di Aliens, Predator, Aliens vs Predator e Prometheus, si presenta come un nuova epopea entusiasmante orchestrata stavolta da un solo, grande, autore: il veterano Dan Abnett. L’autore inglese, ormai da anni in solitaria dopo il fortunato e consolidato team artistico con Andy Lanning, è abilissimo ad “apparecchiare” il sequel, sviluppando un primo capitolo (di quattro) ambientato circa un anno dopo gli eventi di Fire and Stone. E lo fa scegliendo di partire proprio con i temibili Yautja sviluppando una trama tanto semplice quanto elettrizzante: l’apparente missione di routine di un manipolo di marine coloniali sul planetoide LV-797 viene sconvolta dal ritrovamento di una misteriosa nave a forma di ferro di cavallo che fa gola anche a un gruppo di feroci cacciatori alieni…

Abnett mixa con grande abilità le atmosfere di Aliens di James Cameron (la presenza dei marines coloniali, le relazioni tra loro, gli scontri col bieco rappresentante di turno della Weyland-Yutani) e l’approccio del primo Predator dell’87, riportando di nuovo protagonista la componente horror da anni un po’ svanita nelle storie degli Yautja, a favore dell’aspetto puramente sci-fi/action.

Ai disegni l’efficace Brian Albert Thies, talento americano già autore di svariati numeri di Star Wars Legacy, dal tratto scuro, affilato ed energico. Ottimi dialoghi, senso del pericolo incombente e splendidi presupposti narrativi. Siete pronti ad affrontare l’abisso?


E questo è solo un assaggio di mondi oscuri e affascinanti, tutti da scoprire. 

Non ci resta che affidarvi alle parole della saldaPress:

"ALIEN & PREDATOR: FUORI TUTTO!

Un’occasione UNICA e IRRIPETIBILE per portarvi a casa a prezzi incredibili il meglio dell’Aliens universe a fumetti!

Da oggi e fino al 31 marzo 2021, trovate nel nostro shop online, nella categoria ALIENS & PREDATOR tantissime offerte da non perdere.
Qui: https://bit.ly/3 u2W3xE

Potete acquistare gli albi dei mensili ALIENS e PREDATOR a metà prezzo, la collezione completa degli albi a prezzo speciale, così come i cicli completi di FIRE AND STONE e LIFE AND DEATH, o tutti i cartonati usciti in questi anni in un colpo solo e altro ancora.

Insomma, se avevate intenzione di recuperare i fumetti di questi due eccezionali universi a fumetti, è arrivato il vostro momento.

Fuori tutto!
Ora."


 



 


lunedì 8 febbraio 2021

L’Universo a fumetti di Black Hammer

di Nicolò Beretta

Tra tutte le proposte originali che il mondo del fumetto ha offerto negli ultimi anni, quella che più mi ha appassionato e stregato è sicuramente Black Hammer dell'autore canadese Jeff Lemire: un progetto in cui lo scrittore riversa tutto il suo amore per la nona arte e che ha preso sempre più vita, articolandosi e dipanandosi in prequel, sequel e spin-off (addirittura ottenendo un crossover con la Justice League), coinvolgendo i migliori artisti e sceneggiatori in circolazione. 

L'intento di questo articolo è di raccontarvi tutte le sfaccettature dell'universo Black Hammer, presentandovelo in ordine di pubblicazione italiana e integrandovi le uscite americane con quelle già pubblicate nel nostro paese da Bao Publishing



Le Origini

L’idea di dare vita a un proprio universo a fumetti che omaggiasse i grandi comics americani venne a Lemire mentre era al lavoro sull'intimo Essex County (2007): convinto che non sarebbe mai riuscito a realizzare questo ambizioso desiderio, si limitò a riversare tutto il suo amore per il fumetto di supereroi proprio in quelle pagine così personali. 

Nel 2014, mentre lavorava in DC Comics e in Marvel, il canadese sentì che poteva essere il momento giusto per dare finalmente forma al suo sogno, proponendolo a un editore (Dark Horse Comics). 
I suoi numerosi impegni per le due major (Green Arrow, parte dell’universo dark su Animal Man e la versione Earth One dei Teen Titans per la DC; prima All New Hawkeye e dopo Old Man Logan per il rilancio All New All Different per la Marvel) non gli avrebbero però permesso di dedicarsi contemporaneamente alla scrittura e ai disegni del suo progetto. È l’incontro con il disegnatore Dean Ormston a liberarlo da questa empasse: Lemire si era infatti molto appassionato allo stile dell’artista inglese visti suoi lavori per la Vertigo e sentì che sarebbe stato perfetto per il tipo di storia che aveva in mente, diversa dall’idea di supereroi tradizionali. 

Secondo i piani la serie sarebbe dovuta uscire nel Marzo del 2015, ma alcuni seri problemi di salute di Ormston costrinsero a far slittare l’esordio nell’estate del 2017
L’uscita avvenne infine a Luglio e il fumetto si aggiudicò subito il premio Eisner nello stesso anno come miglior nuova serie. Il lavoro continuò quindi a raccogliere premi e nomination fino all’acquisizione dei diritti da parte della Legendary per adattare Black Hammer sia per il cinema che la televisione, coinvolgendo- in caso di sviluppo- lo stesso Lemire nello staff creativo e di supervisione del progetto. 

Un sogno che si realizza e  un vero e proprio trionfo per l'autore canadese.

Ma scopriamo la serie nel dettaglio.

 BLACK HAMMER (2016)


I protagonisti del racconto sono un piccolo gruppo di eroi della fantomatica città di Spyral City: il forte Black Hammer, il lottatore Abraham Slam, l'alieno mutaforma esiliato dal suo popolo BarbalienGolden Gail che al grido di una parola magica può trasformarsi in una supereroina, il robot Talky-Walky, il folle esploratore spaziale Colonnello Weird e la sfuggente strega Madame Dragonfly. In seguito ad una disperata lotta contro l’onnipotente Anti Dio, arrivano a sacrificarsi per salvare la loro città. 

I protagonisti si ritrovano inspiegabilmente catapultati nel nostro mondo, nella fattoria di una piccola cittadina della provincia americana: sembrano impossibilitati a fuggirne e alcuni del gruppo hanno anche perso le loro abilità. L’unico di loro sparito nel nulla dopo il combattimento è proprio Black Hammer, il quale ha abbandonato la figlia Lucy Weber, giornalista di Spyral City fermamente intenzionata a scoprire cosa sia accaduto al                                                                                                 padre e ai suoi compagni... 

Lemire riversa già in queste pagine tutto il suo amore per il fumetto americano di supereroi, passando attraverso le ere dei comics, dalla Golden alla Silver e alla Bronze Age


Il suo appassionato omaggio prende forma già attraverso i character stessi, evidenti citazioni a figure Marvel, DC, Image; e si manifesta anche nella riproposta stilistica di copertine di riviste come Weird Tales o quella all'iconica cover del Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller. Ponendo questi protagonisti in un contesto a loro completamente avverso, le loro personalità, i dubbi e le insicurezze affiorano prepotentemente, arrivando a colpire con potenza il lettore. Esempio lampante è quello di Golden Gail, una donna i cui poteri ricordano quelli di Shazam ma al contrario: può trasformarsi in una ragazzina dotata di super abilità, ma bloccata in questa forma non può compiere azioni normali per un adulto, come ad esempio fumare una sigaretta. 
Dean Ormston si conferma una scelta più che azzeccata, ricordando molto lo stile del Lemire disegnatore, e il suo tratto fine evidenzia le fragilità dei personaggi.

SHERLOCK FRANKENSTEIN E LA LEGIONE DEL MALE (2017) con David Rubìn 


In seguito ad altri problemi di salute di Ormston, Lemire è costretto a rallentare la scrittura della serie e comincia a maturare il proposito di espandere il suo universo con degli spin-off. L'idea dell'autore canadese è di concentrarsi sui villain di Spyral City: per questa nuova storia viene scelto lo spagnolo David Rubìn, (autore del bellissimo L’Eroe) come  disegnatore dei cinque numeri della serie. 
Raccontando le indagini di Lucy Weber sulla sparizione del padre e degli altri eroi, la storia ci porta tra i vicoli e le strade di Spyral City, presentandoci alcuni dei più acerrimi nemici di Black Hammer e compagni. La profondità data a questi personaggi è la medesima osservata nei protagonisti: scoprendo le motivazioni che hanno portato questi cattivi a scontrarsi con i buoni, non possiamo fare a meno di empatizzare con essi (anche loro incarnazioni di altri fumetti e classici della letteratura horror). L’approccio grafico di Rubìn si discosta da quello di Ormston, dando una visione più colorata, quasi psichedelica di questo mondo, ma altrettanto suggestiva e meritevole. 

 DOCTOR ANDROMEDA (2018) con Max Fiumara


Nel corso della sua indagine, Lucy Weber si rivolge a un eroe che spesso si ritrovò al fianco di Black Hammer,
Doctor Andromeda. Inizialmente presentato come Doctor Star, Lemire dovette ribattezzarlo in seguito a problematiche di diritti: il personaggio è tributo evidente  allo Starman di James Robinson, non solo nelle sue fattezze ma anche nella sua identità smascherata (Jimmy Robinson). Il passato e il presente del protagonista vengono intrecciati, alternando il racconto delle sue origini con il suo tentativo di recuperare il rapporto con il figlio, malato di cancro. Il vecchio eroe, in cerca di una cura, percorre un viaggio nei meandri dello spazio, venendo in contatto con un esercito di alieni che, ispirati dalle sue imprese, hanno formato un vero e proprio corpo di eroi spaziali (ovvia citazione alle Lanterne Verdi, con tanto di una propria versione del “giuramento”). 

Ancora non pubblicato nel nostro paese, questo è uno degli spin-off più belli tra quelli usciti sinora: emozionante e commovente, narra del desiderio di un uomo di recuperare il rapporto con la sua famiglia, da cui si allontanò per perseguire le ricerche sulle possibilità dei suoi poteri.

 BLACK HAMMER L’ERA DEL TERRORE – PARTE 1 (2018)

Con L’Era del Terrore Lemire torna a raccontare la trama principale di Black Hammer: Lucy Weber, divenuta la nuova Black Hammer, è riuscita a raggiungere gli sperduti eroi di Spyral City, scoprendo anche la verità dietro alla loro sparizione. Sul punto di rivelarla agli eroi, ormai rassegnati, la ragazza sparisce improvvisamente davanti a loro. La figlia del precedente Black Hammer si risveglia letteralmente all’Inferno, e si trova costretta ad attraversarne i gironi, scontrandosi con demoni e dannati che faranno di tutto per fare propria l’anima della donna. 

Una parentesi ancora più oscura della precedente, a tratti onirica, che non solo mette (ancora) in scena nuovi personaggi ed entità che traggono ispirazione dai capisaldi della Vertigo -come Sandman e Hellblazer- ma riesce a insinuare il dubbio nei suoi protagonisti (e nel lettore) che dietro alle loro varie peripezie ci possa essere una volontà superiore.


 QUANTUM AGE (2018) con Wilfredo Torres 

L’universo di Black Hammer non si espande però solo verticalmente, raccontando le vicende dei singoli personaggi visti nella serie principale, ma si sposta anche avanti e indietro sulla linea temporale di questo mondo. E’ il caso di Quantum Age, disegnato da Wilfredo Torres, spin-off collocato decenni nel futuro del mondo di Lemire: 100 anni dopo lo scontro tra l’Anti Dio e la Quantum League, un gruppo di personaggi, ispirati dalle azioni degli eroi di Spyral City, decide di formare una nuova squadra. Trascorsi altri 25 anni, la città è diventata una metropoli buia, popolata dalle più disparate razze aliene e sottomessa a un dittatore; alcuni giovani, riuniti dal caso, si ritrovano ad unire le loro forze per difendere l’universo. 
Lemire mette in campo le versioni giovani e future dei suoi eroi, mettendo sulle loro spalle le responsabilità e gli errori commessi dai loro predecessori, intrecciando le vicende dei nuovi e dei vecchi personaggi. Forse è lo spin-off che ho gradito meno, anche per via del disegnatore scelto, molto (forse troppo) classico rispetto a Dean Ormston, caratteristica che invero aiuta a rafforzare lo stacco temporale tra la storia e la serie principale. 

 CTHU-LOUISE (2018) con Emi Lenox 

Breve parentesi nata dalle pagine di Sherlock Frankenstein, questo albo singolo è incentrata sulla giovane protagonista: figlia dell’idraulico Cthu-Lou (diventato per caso avatar di una antica divinità cosmica e nemico della Quantum League), la piccola ha visto ricadere sulle proprie fragili spalle la stessa maledizione del padre. Questo è fonte di non poche problematiche per Louise, già vessata dalla madre e vittima di scherzi e angherie dai suoi compagni di classe. In poche pagine, assistiamo al tormento della bambina sulla sua natura e sul perché non possa essere come tutti i suoi coetanei. 

 BLACK HAMMER: L’ERA DEL TERRORE – PARTE 2 (2019) 

Con la seconda parte de L’Era del Terrore, Lemire conclude anche la fase 1 del suo progetto. 
L’albo si apre con un'avventura in solitaria del Colonnello Weird, separato dai suoi compagni e ritrovatosi in un mondo in cui si trovano tutta una serie di personaggi scartati dall’autore: ciascuno di essi incarna un genere diverso proprio del fumetto Golden Age, da quello di guerra a quello fantasy, dal poliziesco a quello di avventura, ma si arriva anche alle esagerazioni tipiche degli anni ’90 (come le loro versioni animalesche). Questa parentesi è illustrata da Rich Tommaso, un’altra scelta assai azzeccata da parte di Lemire. 

Ritroviamo poi gli eroi della Quantum League, tornati misteriosamente a Spyral City, privi però di tutti i loro ricordi della vita nella fattoria; in un momento assai critico, in cui si palesano avvisaglie del ritorno dell’Anti Dio, i membri del gruppo scoprono che dietro tutti i loro trascorsi c’è -nientemeno-il tradimento di uno di loro. Ancora una volta, Lemire mette in luce le debolezze dei suoi protagonisti, minando la stabilità di questa famiglia; una famiglia piuttosto disfunzionale, ma che interagisce e reagisce esattamente come un vero e proprio nucleo famigliare. 

Rivedremo prima o poi questi personaggi? 



 BLACK HAMMER ’45 (2019) con Ray Fawkes e Matt Kindt 

Se in Quantum Age siamo saltati avanti nel tempo, in Black Hammer ’45 scopriamo l’origine della Quantum League, in una precedente versione del gruppo di eroi; per la prima volta, Lemire si affianca alla scrittura con un altro sceneggiatore, Ray Fawkes. Durante la Seconda Guerra Mondiale, un manipolo di aviatori contrasta le forze dell’Asse e dell’Unione Sovietica: un gruppo di soldati di colore che hanno vissuto sulla propria pelle le discriminazioni razziali e si batte contro leggendari aviatori nazisti ed enormi robot comandati dai russi. 
Si ritrovano qui una serie di divertenti cliché tipici delle storie che hanno romanzato il periodo, come l’impiego e la ricerca di armi sovrannaturali nel conflitto (qualcuno ha detto Hellboy o Società di Thule?); tra divinità nordiche e lupi mannari nazisti, fanno la loro comparsa anche personaggi che abbiamo già conosciuto, come Abe Slam o Wingman, reclutati dal Governo per impiegare le proprie abilità contro i tedeschi. Ancora una volta, la scelta del disegnatore è molto accurata: in Matt Kindt troviamo non solo un autore molto simile al tratto di Lemire e Ormston, ma anche l'artista ideale per restituire al lettore le atmosfere del fumetto d’epoca.

 BLACK HAMMER vs JUSTICE LEAGUE (2019) con Michael Walsh

Uno dei riconoscimenti alla serie dello scrittore canadese è sicuramente  la proposta della DC Comics di un crossover tra gli eroi di Spyral City e la loro Justice League. Collocato poco dopo l’inizio della serie principale, questo breve racconto vede i personaggi dei due gruppi vittime di un gioco misterioso: improvvisamente Batman, Superman, Wonder Woman e i loro compagni si ritrovano in una fattoria sperduta in mezzo alle campagne americane, mentre la Quantum League viene catapultata tra le strade di Metropolis, sotto assedio dell’alieno Starro
Personalmente ho trovato più interessante l’idea in sé che il suo sviluppo, piuttosto prevedibile nello svolgimento e nella risoluzione.
Magari in futuro un nuovo incontro tra i due schieramenti (lasciato intendere) potrebbe avere sviluppi più interessanti...

 SKULLDIGGER + SKELETONBOY (2019) con Tonci Zonjic 

Primo tassello della seconda fase dell'affresco di Lemire, questo spin-off è senza dubbio il mio preferito: abbiamo solo intravisto il vigilante Skulldigger nelle pagine di Doctor Andromeda (dettaglio che quindi collocherebbe questa storia più o meno in contemporanea con le indagini di Lucy Weber), un personaggio inquietante e dalla dubbia morale. 
Durante una delle sue ronde notturne, l'antieroe uccide un rapinatore che ha appena assassinato una coppia davanti agli occhi del loro figlio, testimone impotente della scena. Tra il giustiziere e il ragazzino nasce dunque un legame che -complice il forte trauma subito- avvicinerà sempre di più il giovane al giustiziere senza freni, in un rapporto molto simile a quello che c’è tra il vecchio Cavaliere Oscuro e la sua spalla nel Dark Knight Returns di Milleriana memoria. 
A peggiorare la situazione c’è anche l’evasione dal carcere di Grimjaw, anche lui già apparso in Sherlock Frankenstein, con cui Skulldigger ha ancora un conto aperto. Tra le atmosfere di Gotham City e la morale distorta del Punitore, vediamo svilupparsi il rapporto tra i due controversi protagonisti in una Spyral City buia e cupa, in piena campagna elettorale. Interessante è proprio la figura dell’aspirante sindaco, da poco rivelatosi essere un ex vigilante proprio come Skulldigger, che ha deciso di confessare il suo passato nelle sue memorie scritte (esattamente come fece Hollis Mason, il vecchio Gufo Notturno, in Watchmen). Lo stile e i colori densi di Tonci Zonjic mi hanno ricordato molto quello del David Mazzuchelli di Batman Anno Uno, dipingendo una Spyral City malfamata, abbandonata dai suoi eroi. 


In questo periodo stanno uscendo in America altri due nuove serie nate da Black Hammer. 
Colonel Weird: Cosmagog, disegnata da Tyler Crook, sarà un punto di raccordo tra le due fasi del progetto di Lemire e approfondirà uno dei personaggi più interessanti della vicenda, reso folle dai suoi continui viaggi tra le dimensioni; in Barbalien: Red Planet vedremo invece l’arrivo sulla Terra di Mark Martz, alieno mutaforma piombato sul nostro mondo negli anni’80, tra l’impazzare dell’AIDS e un pericoloso nemico che lo sta braccando. Ai disegni  di quest'ultima troviamo Gabriel Hernandez Walta, autore della pagine del Visione di Tom King
Inoltre, è già prevista per Marzo l’uscita di Black Hammer: Visions, una serie di albi singoli, ognuno incentrato su un singolo personaggio della Quantum League, ognuno realizzato da team artistici di altissimo livello (si parla di Geoff Johns, Chip Zdarsky, Scott Snyder, Kelly Thompson, Mariko Tamaki…). 


Insomma, un universo in continua espansione che non vedo l'ora di continuare a esplorare...

domenica 31 gennaio 2021

Favola del gabbiano bestemmiatore - Un piccolo libro da scoprire e amare

di Francesca Di Matteo

Esiste una gerarchia nella sofferenza?

Non per il dio degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani (i quali "erano molto amici e qualcuno addirittura pensava che fossero una sola persona, ma questa è una questione di poco conto e non riguarda la favola del gabbiano bestemmiatore"); insieme decidono di aiutare un gabbiano  che continua a torturarsi, imprecando contro se stesso.


La tristezza di un solo gabbiano, reiterata tramite la bestemmia autoinflitta, diventa eco che raggiunge addirittura il cielo.

L'amore e il dolore si possono misurare sull'unico metro di giudizio di chi li sta provando: questo le Divinità lo sanno  e intervengono senza mai esitare. Spiegano così tutte le loro forze nell'impresa, accettandone l'esito nonostante si discosti dalle loro aspettative.

Alla fine, il tormentato gabbiano riuscirà a scendere a patti con la propria sofferenza ma senza mai dimenticare il dolore e l'amore.

Imparando a dar loro un nuovo significato.


Tutto questo è raccolto in un piccolo libro, scritto con garbo e ironia dal giornalista e reporter Sergio Nazzaro e illustrato magnificamente da Giancarlo Caracuzzo, "Favola del gabbiano bestemmiatore" è un gioiellino che va ad impreziosire il già ricco catalogo di Lavieri.

Editato con la solita classe, è impossibile non riconoscergli una voce - e un pizzico di coraggio - fuori dal comune tra i libri per ragazzi attualmente in circolazione.


Editore: Lavieri
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 30 aprile 2014
Pagine: 36 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788896971253


domenica 10 gennaio 2021

Fire Power - Kung Fu e spensieratezza da Robert Kirkman e Chris Samnee

di Alberto Tollini

Ammetto di essere un fan di Robert Kirkman solo da qualche anno. Prima del 2017 infatti non nutrivo un particolare interesse verso le opere dello scrittore del Kentucky, riconoscendone però il talento. Tuttavia, dopo l’edizione di Lucca Comics di quell’anno, dove il creatore di The Walking Dead era ospite grazie a saldaPress, qualcosa cambia. Vedere uno degli autori più blasonati degli ultimi anni dispensare autografi seduto ad uno stand o in un tavolo al ristorante, sempre con il sorriso e pronto a ringraziare i suoi fan per supportare i suoi progetti, beh, ha fatto scattare in me qualcosa… e infatti pochi giorni dopo stavo leggendo il primo compendium di Invincible, maledicendomi per avere aspettato tanto ad innamorarmi della scrittura di Kirkman.

Potete quindi immaginare che non appena Fire Power venne annunciato, l’interesse nei confronti della nuova serie di Robertone, che per l’occasione richiama Chris Samnee al tavolo da disegno, era alle stelle.

Everybody is kung fu fighting cantava Carl Douglas nel 1974 e infatti dopo i supereroi e gli zombi, lo sceneggiatore del Kentucky decide di cimentarsi con il genere delle arti marziali per la sua nuova serie creator owned. Rimasto orfano fin dalla tenera età, il giovane Owen Johnson si spingerà fino ai confini della Cina per scoprire la verità sul suo passato e sui suoi veri genitori. Durante il suo viaggio Owen raggiungerà un antichissimo tempio shaolin, nascosto tra le cime delle montagne innevate, dove incontrerà e si scontrerà con l’eccentrico maestro Wei Lun, il quale lo prenderà sotto la sua ala protettrice per addestrarlo all’ arte perduta del pugno di fuoco.

I richiami all’Iron Fist di casa Marvel sono tanti, è innegabile. Ma nonostante la premessa da cui si sviluppa Fire Power abbia un nonsoché di già visto - caratteristica questa anche dei primi numeri di  Invincible - Kirkman dimostra (ancora una volta) di aver imparato la lezione impartita dal maestro Erik Larsen con Savage Dragon, rielaborando gli stilemi del genere per imbastire una trama ben strutturata, accattivante e soprattutto tutta da scoprire. In Fire Power infatti ritroviamo tutti gli elementi caratteristici della scrittura dell’autore: un protagonista alla scoperta di se stesso, un mentore eccentrico, un mondo con le sue regole e pericoli, tanta ironia, ma soprattutto tanti, e sottolineo tanti, colpi di scena come solo Kirkman sa fare.

La lettura di Fire Power mi ha fatto provare le stesse sensazioni di quando ho letto per la prima volta Invincible. A differenza di Oblivion Song o di Die Die Die, in Fire Power ho ritrovato la stessa leggerezza vista nei 144 numeri dell’epopea di Mark Grayson, quella leggerezza che ti stampa un sorriso e che ti invoglia a proseguire nella lettura e a volerne sempre di più. Se ciò non fosse sufficiente per spingervi a dare una possibilità alla serie, sappiate che il pregio di questo primo arco narrativo è proprio quello di presentare e introdurre gradualmente il lettore nel mondo di Fire Power e dei suoi protagonisti. Un preludio pubblicato in America direttamente in trade paperback e-tra l’altro- distribuito poche settimane prima dell’uscita del numero 1 della serie regolare (n.d.r numero disponibile in Italia in occasione del Free Comic Book Day 2020 del 03 Dicembre). Una scelta particolare, atipica, ma fortemente voluta dai due autori al fine di poter raccontare le origini di Owen Johnson con l’ampio respiro di una graphic novel e costruire le basi su cui si svilupperà la serie.

In aggiunta, come affermato più volte dallo stesso Kirkman, l’unica buona ragione per comprare Fire Power è Chris Samnee. Artista di punta della Casa delle Idee, negli ultimi anni il disegnatore del Missuri ha fatto coppia fissa con Mark Waid prima sul cornetto di Hell’s Kitchen, poi su Black Widow e concludendo in bellezza la sua decade in Marvel sulle pagine di Captain America 700 nel 2018. Quindi, dopo una pausa di due anni, dove ha continuato a deliziare gli occhi dei fan con inktober a tema Batman, Samnee ritorna al tavolo da disegno più in forma che mai e colorato da Matthew Wilson. In Fire Power lo stile classico e senza tempo di Samnee trova una nuova dimensione nel coreografare le scene di lotta. Perfezionando quanto già visto su Daredevil, in special modo nello scontro tra il Diavolo Rosso e Ikari, l’artista porta il lettore al centro dello scontro, riuscendo a trasmettere tutta la tensione e la fisicità dei combattimenti grazie all’abile e massiccio uso d inquadrature a mezzo busto e di virtuosissimi close-up che vanno a caratterizzare la griglia delle tavole con risultati superlativi.


A conti fatti, Fire Power è una lettura consigliatissima. Una serie con tutte le carte in regola per diventare la next big thing in comics a marchio Kirkman, portata in Italia da saldaPress con la consueta cura editoriale (disponibile anche con copertina variant e variant slipcase, entrambe a tiratura limitata).

Traduttore: Andrea Toscani
Editore: SaldaPress
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 22 ottobre 2020
Pagine: 160 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788869197642

domenica 3 gennaio 2021

Intervista a Erik Larsen

di Guglielmo Favilla



Alla fine è il tempo a stabilire i vincitori. O, semplicemente, il valore di un artista.
 
Dei 7 moschettieri dell'Image Comics(Todd MacFarlane, Rob Liefeld, Jim Lee, Mark Silvestri, Jim Valentino e Whilce Portacio, il wild bunch in fuga dal duopolio editoriale Marvel/DC), Erik Larsen è stato l'unico a vincere la sfida del tempo, l'unico capace di mantenere una visione artistica coerente (seppur in continua evoluzione) associata a un'impressionante costanza mensile per quasi trent'anni di pubblicazioni.

Se inizialmente MacFarlane fu l'unico del gruppo ad avere un'intuizione tanto semplice quanto potente per attirare anche lettori più sofisticati- ovvero invitare la crème degli scrittori dell'epoca a lavorare sui primi numeri del suo Spawn (ricordiamo, tra gli altri, Moore, Miller, Morrison, Gaiman ed Ennis)-  Larsen è sempre stato l'unico fabbro nella sua officina, con poche concessioni ad altri autori (oltre agli innumerevoli camei nelle sue e in altre collane, l'unica storia del dragonverso degna di nota fuori dalla  gestione Larseniana è la "Blood  & Guts" - "Pioggia di Sangue" in Italia- del talentuoso Jason Pearson...)

L'autore di Chicago è andato avanti indefesso, inarrestabile, in barba ai grandi numeri (Savage Dragon non è mai stata un campione di vendite come inizialmente furono Spawn, Wildcats o Youngblood) e alle mode editoriali del momento; ha creato un'unica opera creator owned  e ha reso il suo Savage Dragon un personaggio-mondo, dove sperimentare e crescere come artista completo (sia scrittore che disegnatore), sfogare le proprie passioni e realizzare un tributo alla Nona Arte tutta. 

Nel solco di Jack Kirby (suo mito assoluto e padre putativo)  attraverso Dragon, Larsen ha omaggiato la golden e la silver age dei comics, passando da Eisner a Gil Kane, Frank Miller e Walt Simonson, sprazzi di  Charles Shulz e Go Nagai, Kevin Eastman e Bill Watterson, Katsuiro Otomo e Walt Kelly (e mille altri)... ha parlato di politica, sesso, religione e di tutto quello che gli passa(va) per la mente. Ha parodiato colleghi (memorabili le sue polemiche con Peter David e John Byrne) e se stesso, ha riso, pianto, sudato ed è invecchiato coi suoi personaggi ma sempre mantenendo una freschezza sorprendente e un entusiasmo contagioso per il suo lavoro. 

Last but not least, Larsen è stato il mentore e principale ispiratore di Robert Kirkman (da sempre fan del Dragone, Kirkman ottenne un lavoro all'Image dopo aver accompagnato all'aereoporto il buon Erik, in ritardo per averso perso il taxi);  il capolavoro supereroico Invincible dello scrittore del Kentucky , col suo parterre di bizzarri personaggi, il suo tenace andamento orizzontale - dove gli anni scorrono davvero per i protagonisti-  e l'assoluta maestria nei cambi tonali del racconto, è debitore in tutto e per tutto all'opera Larseniana.

Insomma, Dragon gareggia per longevità con Cerebus  del grande Dave Sim (altro autore ospite nei primi numeri di Spawn...) e la sua corsa  in continua evoluzione prosegue senza sosta.

In Italia la sua vita editoriale è stata assai travagliata (Ony press, Lexy, BD) e ora grazie a Editoriale Cosmo, si riparte con la pubblicazione integrale delle sue avventure.

Gli incontri con Larsen sono stati una grande emozione per chi scrive: prima alla sua masterclass organizzata dalla Scuola Internazionale di Comics a Firenze; poi all'interno di Lucca Comics & Games 2019dove grazie a Editoriale Cosmo, siamo riusciti a bere un caffè con l'autore.


Paper Apes: Credo che tu sia uno degli autori più schietti e coraggiosi della storia del fumetto americano, uno dei pochi in grado di apprendere e portare avanti nel suo lavoro la grande lezione del maestro Jack Kirby. Quando hai creato Savage Dragon all'inizio degli anni '90,
avresti mai immaginato che sarebbe durato così a lungo?

Erik Larsen: Sicuramente lo speravo! Ho creato il personaggio quando avevo 9 anni, era una sorta di versione personale di Batman, con un mix di Capitan Marvel e Speed Racer... La pelle verde e la cresta erano soltanto una maschera con un buco dal quale si vedeva la sua bocca. Ho disegnato le sue avventure -un sacco di fumetti! - con lui protagonista, quando ero molto piccolo. E ho continuato a farlo per parecchi anni... fino a quando non mi sono stancato di disegnare il suo mantello, la sua cintura multiuso e la sua maschera... [ride] Così l’ho separato dalla sua identità segreta e l’ho ripensato come due personaggi diversi. La sua identità segreta era quella di William Johnson, che poi è finito per essere uno dei poliziotti nella vera serie.  Ed è per questo che ad un certo punto, nel fumetto, Dragon e Johnson diventano un tutt’uno, in omaggio alle vecchie origini del personaggio!
Durante la mia adolescenza, Dragon era evoluto e cambiato; quando compii 19 anni io e un paio di miei amici pubblicammo indipendentemente una fanzine, per la quale scrissi una storia di Dragon nella forma che aveva raggiunto in quel momento. In seguito, ne ho pubblicata un’altra versione nei primi due numeri di una rivista amatoriale chiamata Graphic Fantasy. Quando ho iniziato a lavorare a Savage Dragon per la Image Comics, il mio obiettivo era arrivare a quello stesso punto visto in Graphic Fantasy ma partendo da un’altra parte, un altro spunto. Dopotutto non ero più un ragazzino ingenuo, non avevo più 8 anni, non avevo in mente le stesse stupide storie di allora. Così gli ho dato una figlia, l’ho reso un ex membro della S.O.S. e alla fine, mi sono ritrovato a raccontare di nuovo la storia che avevo presentato nei due albi della fanzine, stavolta nei numeri 63-65 della serie Image. Sono riuscito a raggiungere di nuovo quel punto della storia e da allora mi sono detto “Ora posso andare in qualsiasi direzione io voglia, vediamo per quanto riuscirò a portarlo ancora avanti”. Ed eccoci qui! [ride]


PA: Sei l'unico autore del gruppo Image Comics degli anni '90 ad aver usato la propria serie per esplorare e sperimentare il più possibile il linguaggio del fumetto. Perché pensi che Savage Dragon sia un personaggio in grado di darti l'opportunità di farlo? Lo hai creato come porta d'accesso a queste infinite possibilità di sperimentazione, o le sue avventure sono state create di volta in volta, per rinfrescare il suo status quo?

EK: Prima di tutto lasciami dire che io amo tutti i tipi di fumetto, e per tutti, intendo dire ogni genere e provenienza. Quindi non solo supereroi ma anche fumetti europei e giapponesi, per dire. Quindi per me questa serie doveva essere letteralmente piena di tutto ciò che mi colpisse, da qualunque tipo di esperienza di lettura. Inoltre, uno dei miei obbiettivi fin dall’inizio era di riuscire a far trascorrere il tempo in maniera realistica all’interno della serie. Se ci pensi, lo scorrere del tempo è qualcosa di cui i fan hanno sempre parlato in relazione a personaggi come Spider-Man: è bizzarro trovarsi a essere prima più piccoli, poi coetanei, poi più grandi di Spider-Man.  Ad un tratto ti viene voglia di dire “Non è che Spider-Man potrebbe invecchiare con me?”. La Marvel non potrebbe mai permetterlo, ucciderebbero i loro franchise, nessuno sarebbe in grado di sostituire i loro personaggi iconici con altri all’altezza. Quindi, l’unico modo per fare una cosa del genere è trovare un autore che dica “Ok, creerò roba nuova per sostituire la vecchia!”. E così in Savage Dragon i personaggi invecchiano, muoiono, ne arrivano di nuovi, è una serie in continua trasformazione.
Ripenso costantemente a quello che ho già fatto, a quello che non ho ancora fatto e sperimento molto con il format. Mi spingo a immaginare  cose che nessuno ha mai osato prima. 
Ad esempio un numero che inizia con una tavola composta da 20 vignette le quali, pagina dopo pagina, si uniscono in coppie fino a formare una pagina composta da un’unica, grande vignetta. Perché non provarci? Oppure, mi dico, facciamo un numero con tutte le pagine composte da sei vignette identiche, tutte le pagine che abbiano la stessa rigida composizione, e vediamo com’è raccontare una storia con questa limitazione grafica. Tutte cose che mi aiutano a cercare di rompere con il passato e le tradizioni legate al medium. Il tutto, ovviamente, mentre cerco anche di raccontare delle storie.

PA: E' molto interessante. E- credo- anche molto difficile da far funzionare...

EK: Beh, a volte questo approccio funziona e altre, con un certo tipo di storia, non funziona per niente. Ma anche questo fa parte di quanto c’è di interessante in questa metodica: se provi a scrivere un numero composto solamente da splash pages, hai a disposizione soltanto dieci vignette su due pagine per raccontare la tua storia. Quindi cosa puoi scrivere per giustificare l’utilità di quelle dieci splash pages? Sono queste le cose sulle quali mi piace sperimentare. Sono scelte dietro alle quali devo trovare un senso, non soltanto per il gusto di provocare. Tornando alla continua evoluzione della serie, al fatto che il tempo della storia corrisponda a quello del mondo reale, beh, con il passare del tempo le cose cambiano: i figli del protagonista nascono, crescono, diventano personaggi, e con loro cambiano le dinamiche e le situazioni. Grazie a questo la serie può reinventarsi continuamente. 

PA: Penso che sotto questo punto di vista - e non solo- Robert Kirkman debba tantissimo alla tua serie.  

EK: In effetti, se guardi a Invincible, puoi trovarci elementi che derivano direttamente da Savage Dragon, come la composizione di alcune pagine! E so per certo che all'epoca Robert lo facesse da fan, per rendere omaggio al mio lavoro. Robert aveva 12 anni, quando è nata la Image. Quando tutti mi chiedono qual è la vera golden age dei fumetti, io rispondo “12 anni”, quando tutto ti sembra fantastico e meraviglioso...

PA: Sei tornato di recente per raccontare una nuova storia di Spider-Man, sulle pagine di "Amazing Spider-Man: Going Big #1". Ti è piaciuta questa nuova opportunità di scrivere e disegnare un personaggio che è stato una parte fondamentale della tua carriera? Com'è stata questa nuova esperienza?

EK: Adoro Spider-Man, sono cresciuto con lui. Inizialmente, quando mi proposero di lavorare sul Tessiragnatele mi reputai un scelta azzardata per il personaggio... Nel senso, sono sempre stato  più un fan di Jack Kirby e dei suoi lavori rispetto a Steve Ditko - che comunque ammiro- e al suo tratto spigoloso. Quindi all'epoca mi sembrò un’idea rischiosa mettermi a disegnare un personaggio così smilzo al posto di personaggi più “in carne” e  corpulenti con cui mi trovavo più agio a inizio carriera. Ma mi ci sono appassionato in pochissimo tempo, rendendomi conto che mi piaceva davvero molto raffigurarlo. Tornare a lavorare sul personaggio per questa nuova storia è stato semplice come indossare un comodo paio di vecchie scarpe, è come non aver mai smesso di lavorare su Spidey, sapevo esattamente come fare tutto quanto! C’è la possibilità che torni presto a lavorare su Spider-Man, sarò felice di farlo fino a quando ne sarò in grado...


PA: È un grande momento per l'industria dei comics, ci sono molti autori di talento che lavorano per tutte le aziende del settore. Chi sono alcuni dei tuoi nuovi talenti preferiti che lavorano oggi, come artisti?

EK: Aw, ecco, sono una frana con i nomi... Adoro il lavoro di Bill Sienkievicz... e poi direi Humberto Ramos, Chris Bachalo... Anche se non sono nomi così nuovi! [ride] Hai ragione però, ci sono molti artisti più giovani di cui ammiro il lavoro, ma sono davvero tremendo con i nomi, non saprei chi citarti! Comunque, in genere leggo molti vecchi fumetti, continuo a cercare e collezionare vecchi albi.  Jack Kirby per me resta sempre il numero uno.

PA: Hai già pianificato il prossimo futuro del personaggio? Hai altri progetti oltre alla tua creazione principale?


EK: Beh, al momento, oltre a un gradito ritorno in Marvel (Ndr: oltre a "Spider- Man - Going Big" Larsen ha realizzato anche il bellissimo one-shot dai toni Kirbyani "Captain America - The End") mi concentro sul mio universo. E non saprei darti troppe anticipazioni, sinceramente mi invento nuove stronzate per Savage Dragon mano a mano che ci lavoro sopra! [ride]. 

Grazie a Erik Larsen per la cortesia e disponibilità, a Editoriale Cosmo e Roberto Vezzali per l'opportunità  e a Michele Innocenti per il supporto e parte di traduzione del materiale.